Coronavirus: affidarsi alla medicina, la “scienza” non ha molto da dirci

Sarà….ma trovo strano che me possa guidà chi non ce vede” cosi Trilussa nei suoi versi che descrivono come una vecchia cieca incontrata una volta persosi nel bosco lo invita a seguirla per ritrovare la strada di casa. “La scienza” moderna ci invita a starnutire nel gomito e a chiuderci in casa, spinge i politici a prendere misure drastiche che arrivano a intaccare in modo importante la vita del paese e le libertà personali, vedi ad esempio comunicato del ministero dell’istruzione di Domenica 23 febbraio, ma non si sa bene di cosa si glori vista la sua sostanziale incomprensione del fenomeno.

L’infezione in questione è più o meno come un’influenza, la gravità dell’infezione è legata per lo più alla condizione preesistente del soggetto che ne viene contagiato, quindi probabilmente letale quanto questa e molto meno contagiosa del temutissimo morbillo. Per inciso, se quest’ultima affermazione la leggessero mia madre o mia nonna si pentirebbero di colpo di avermi fatto studiare.

Verosimilmente, le stime che ci vengono fornite riguardo al contagio ne sottostimano di molto la diffusione e quindi sovrastimano di molto il problema: non ci vuole una laurea per capire che stiamo trovando il virus adesso perché adesso lo stiamo cercando e che tutte le precauzioni di quarantena siano nel migliore dei casi solo dei palliativi. Se preoccupazione ci deve essere dovrebbe essere al massimo per il volume del problema non certo per la sua gravità.

Che scienza e medicina siano due cose correlate ma diverse sarà questa l’occasione per ribadirlo. Non sono certo gli scienziati, ma i medici coloro che cercheranno di dare sollievo ai malcapitati che svilupperanno i sintomi di questa malattia. La pratica clinica e sua figlia l’esperienza è l’unica conoscenza utile per il momento.

Al tempo in cui si bruciavano le streghe sul rogo, a quanto pare, lo si faceva a furor di popolo. In tempi più recenti qualcosa del genere è avvenuto con il maccartismo negli Stati Uniti D’America. Sono stati fenomeni di isteria collettiva, che ci dovrebbero tornare alla mente, in questi giorni in cui l’apprensione collettiva per l’infezione da coronavirus sta velocemente montando. Chi siano le vittimi e chi i carnefici al tempo dei mass media difficile dirlo, di sicuro i giornalisti hanno delle responsabilità enormi a riguardo, vedi titolo di Libero di Domenica 23 Febbraio. I politici dovrebbero avere la statura per non rinunciare al buon senso per seguire dei ciechi. Il popolo si sa, è bue.

Fatte queste doverose premesse, aggiungiamo che noi non abbiamo paura, in primis perché al di fuori dell’isteria non siamo certo di fronte ad una epidemia di Ebola e secondo poi perché sappiamo, con buona pace degli scienziati, che chiunque si rivolgerà alla medicina omeopatica troverà facilmente sollievo ai propri disturbi in questo caldo isterico inverno.

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