Yousef scomparso a Dubai tra mafia e servizi deviati: le accuse a Chaouki e Minniti. Aveva annunciato rivelazioni scottanti sul caso del latitante Matacena

“Sono sotto custodia cautelare. Mi hanno arrestato per una discussione con gli uomini di Chaouki (Khalid Chaouki ex parlamentare del PD, ndr) a Dubai. Domani mattina sarò al Tribunale. #NaifPoliceStation“. 

Sono queste le ultime parole di Ahmad Yousef, 35 anni, cittadino italiano di origine giordano-palestinese, commerciante e traduttore da anni residente a Dubai. Dalle ore 7.02  del 26 ottobre il suo telefonino ha smesso di funzionare e Yousef è come scomparso nel nulla. 

Nei giorni precedenti, il traduttore professionista, aveva lanciato attraverso il suo profilo Facebook pesantissime accuse nei confronti dell’ex Ministro dell’Interno Marco Minniti (PD) e dell’ex deputato sempre dei democratici Khalid Chaouki.

Yousef, grazie al suo lavoro, ha avuto modo di incontrare, politici di altissimo livello tra i quali anche l’ex Parlamentare di Forza Italia Amedeo Matacena (oggi latitante a Dubai a seguito di una condanna a 3 anni per associazione esterna di stampo mafioso, ndr) di cui Yousef diceva di essere amico.

Ahmed Yousef, in alcune occasioni ha anche dichiarato di essere stato assoldato dai servizi segreti italiani per attività di indagine e di pedinamento nei confronti di Matacena e ha più volte ha dichiarato di voler fare delle rivelazioni scottanti sul caso e su alcuni politici implicati chiamando in causa le autorità italiane e il Procuratore aggiunto della Dia di Reggio Calabria Giuseppe Lombardo.

Inoltre, Yousef a parenti e amici ma non solo, ha più volte affermato di temere per la sua incolumità e di esser stato aggredito e minacciato sia in Italia che a Dubai da personaggi legati ai servizi segreti italiani, israeliani e palestinesi.

Il Rapporto con Khalid Chaouki

Ahmad Yousef da anni a Dubai è molto conosciuto nell’ambito della comunità islamica milanese e vanta un rapporto di amicizia con l’ex deputato del Partito Democratico di origine marocchina Khalid Chaouki.

Chaouki ha ricoperto fino a pochi mesi fa la presidenza della Grande Moschea di Roma dalla quale sarebbe stato costretto a dimettersi in seguito a dissidi interni si dice derivati, tra le altre cose, dalle relazioni di Chaouki in LibiaAttualmente l’ex onorevole farebbe il procacciatore d’affari tra l’Italia e il mondo arabo.

Secondo i racconti di Yousef, i due si sarebbero incontrati in più occasioni per parlare di affari, l’ultima volta a settembre a Dubai.

Ma qualcosa tra i due si è rotto. Yousef ha iniziato a raccontare particolari imbarazzanti delle presunte serate passate assieme e degli interessi economici e politici di Chaouki tanto da accusare l’ex parlamentare di “attentare agli interessi nazionali italiani” e che sempre l’ex dem avrebbe proposto a Yousef di “vendere armi in Libia”

Il caso Matacena 

Amedeo Matacena era stato condannato nel marzo 2001 in primo grado dal Tribunale di Reggio Calabria a 5 anni e 4 mesi di carcere per concorso esterno in associazione mafiosa, motivo per il quale Forza Italia ha deciso di non ricandidarlo al Parlamento e ad altre cariche elettive. Successivamente, a seguito dell’annullamento di quella sentenza, la Corte di Assise di Reggio Calabria lo assolveva nel marzo del 2006. L’11 maggio 2010 la Corte di Assise di Appello di Reggio Calabria confermava la sentenza di assoluzione resa in primo grado, ma la Cassazione annullava con rinvio quest’ultima sentenza poiché a detta dei giudici di legittimità: “i giudici d’appello non hanno tenuto in debita considerazione un aspetto centrale e cioè il patto intercorso tra Matacena e la ‘ndrina Rosmini di Reggio Calabria, un patto che se caratterizzato da serietà e concretezza era in grado di accrescere il potere della cosca reggina”. Per tali motivi il 18 luglio 2012 l’ex deputato viene condannato a cinque anni di reclusione più l’interdizione perpetua dai pubblici uffici per concorso esterno in associazione mafiosa dalla Corte d’assise d’appello di Reggio Calabria, sentenza confermata dalla Corte di Cassazione il 6 giugno 2013, non tradotto in carcere perché all’estero e non rientrato. Nel 2014 la condanna viene ridotta a 3 anni. Dal pronunciamento della sentenza definitiva Matacena è latitante a Dubai, nonostante nel settembre 2015 sia stato firmato un accordo di estradizione tra l’Italia e gli Emirati Arabi Uniti. 

Gli “aiutanti” illustri della latitanza di Matacena

Se l’ex deputato Amedeo Matacena riesce ancora a godere di una latitanza dorata a Dubai è anche grazie di uno dei suoi ex avvocati, l’ex senatore ed ex presidente della commissione Giustizia, Nico D’Ascola. Sarebbe stato lui, nel corso della precedente legislatura, a fare di tutto perché non venisse ratificato il trattato di estradizione fra Italia ed Emirati Arabi Uniti, consentendo così a Matacena, condannato come politico di riferimento della ‘ndrangheta, di sfuggire a una condanna definitiva a tre anni, come alle altre indagini a suo carico.

L’accusa arriva da Francesco Pazienza, vecchio arnese dei servizi condannato come depistatore delle indagini sulla strage di Bologna e sul crac del Banco ambrosiano. Nel corso dell’ultimo anno, lo storico faccendiere è stato più volte interrogato dalla Dia, che con il coordinamento del procuratore aggiunto Giuseppe Lombardo di Reggio Calabria, sta indagando sull’entourage che avrebbe gestito sia la latitanza di Matacena, per la quale è attualmente sotto processo oltre alla moglie Chiara Rizzo e Vincenzo Speziali (parante acquisito dell’ex presidente del Libano Amin Gemayel, ndr) anche l’ex ministro Claudio Scajola, oggi sindaco di Imperia, e per il quale il Procuratore Giuseppe Lombardo ha chiesto la condanna a quattro anni e mezzo di reclusione. a conclusione della sua requisitoria nel processo «Breakfast» per procurata inosservanza della pena in favore di Matacena.

Proprio gli investigatori vicini al PM antimafia avevano messo gli occhi sui video-denuncia di Yousef e secondo fonti investigative avrebbero intercettato l’italo-palestinese non appena avesse messo piede in Italia per ascoltarlo come persona informata sui fatti. 

Il “sistema Matacena”

Per gli investigatori il sistema Matacena si tratta di un sistema di potere che mette insieme mafie, politica nazionale e internazionale, grande imprenditoria (anche di Stato), diplomatici e faccendieri in odore di servizi, con la massoneria a fare da collante e stabile sede nei salotti romani.

Uno “Stato parallelo” per la Dia, volta ad affari poco chiari a livello internazionale e Ahmed Yousef che affermava di conoscere bene Matacena, sarebbe finito in questo buco nero. Scomparso da ormai 10 giorni. Non risponde al telefono da giorni. Su Facebook il 26 Ottobre affermava di essere fermato dalla polizia di Dubai. E da quel giorno è sceso il silenzio. Dov’è Ahmad Yousef?

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