Cambiare i parametri della salute per vendere più farmaci: ecco come

dislipidemie, farmaci biologici

Le ultime linee guida per il trattamento delle dislipidemie, ovvero per i non addetti ai lavori, le raccomandazioni della società europea di cardiologia su come trattare gli alti livelli di colesterolo nel sangue, hanno abbassato l’asticella raccomandando livelli di colesterolo bassissimi. Qualcuno alla prima potrebbe esserne contento, ma le cose come al solito sono un po’ più complesse.

Abbassare il livello di colesterolo accettabile nel sangue significa due cose: inglobare nella categoria di persone a rischio e quindi da trattare pazienti che fino ad oggi non erano considerati tali, e trattare in modo più aggressivo pazienti già in trattamento.

Operazioni simili sono avvenute già in passato sempre nell’ambito delle dislipidemie con ricadute economiche importantissime, ma anche con dubbi vantaggi in termini di salute pubblica. La manipolazione dei dati degli studi è evidente, chiunque si occupi di statistica medica sa benissimo di cosa parlo, nello specifico questa manipolazione statistica dei dati ha permesso di sopravvalutare di molto i già modestissimi effetti delle statine in termini di benefici per i pazienti, minimizzando nel contempo l’incidenza degli effetti avversi correlati. Questa operazione illusionistica ha di fatto spalancato il mercato mondiale a questi farmaci a dispetto dell’avvedutezza delle società scientifiche interessate, degli organi di controllo governativi, dell’aperto dibattito scientifico. Gli effetti dei farmaci biologici sono ancora poco conosciuti e comunque già abbiamo esperienza di farmaci di questa categoria il cui profilo non è risultato essere proprio cosi sicuro.

D’altra parte basta mettersi in fila al bancone della prima farmacia per rendersi conto di quanto la popolazione non fa che prendere farmaci come se fosse cibo, e certo non possiamo dire di vivere in una società sempre più sana in virtù di questo.

Da oggi in poi i pazienti verranno divisi in diverse categorie di rischio cardiologico, ma in sostanza per tutti quanti sono raccomandati livelli di colesterolo bassissimo, cosi basso, che gli attuali farmaci in commercio, comunemente usati allo scopo, le statine di cui sopra appunto, risultano insufficienti. Questi farmaci però, lungi dall’essere epurati, dovranno essere affiancati da nuovi farmaci appartenenti ai cosidetti farmaci biologici, che guarda caso sono già sono sui banchi delle farmacie pronti per essere acquistati.

Sull’opportunità poi di esporre improvvisamente una notevole fascia della popolazione a farmaci nuovissimi, con tutte le esperienze che abbiamo continuamente di farmaci messi in commercio che poi risultano in qualche modo dannosi e quindi di conseguenza ritirati da commercio, ci sarebbe anche qui da sollevare delle riserve.

La questione diventa ancora più interessante quando si scopre che questi nuovi farmaci biologici hanno dei costi elevatissimi di certo non sostenibili dal sistema sanitario nazionale.

Interessante inoltre, come gli unici che sembrano essere sfuggiti alla “stretta contro il colesterolo”, sono gli ultra settantacinquenni.

Allora mettiamo insieme i pezzi del puzzle. Da oggi in poi i medici che vorranno attenersi alle linee guida internazionali sul trattamento della ipercolesterolinemia dovranno consigliare praticamente a tutti, oltre alle molecole attuali, altre costosissime molecole verosimilmente non rimborsati dal SSN, pena l’essere tacciati di cattiva pratica medica. Le persone, o meglio chi può, dovrà pagare di tasca propria i farmaci in questione, mentre chi non può non può. In quest’ultimo particolare si profila un’inquietante direzione verso una medicina per i soli ricchi. “Per fortuna” il target di questi nuovi farmaci sono gli ultraquarantenni, che in genere lavorano, mentre ne sono esclusi gli ultra settantacinquenni, che con la pensione difficilmente potranno riempire ulteriormente la busta delle medicine in farmacia. Un genio del marketing non avrebbe potuto fare meglio.

La ricerca nel mondo è di fatto finanziata quasi esclusivamente dalle multinazionali del farmaco.

Tutti i progressi che sembra fare la medicina nel campo delle terapie mediche sono relativi solamente allo scoprire nuove molecole pensate per modificare valori laboratoristici piuttosto che per curare le persone. Raramente c’è una vera progressione del pensiero, come la comprensione di nuovi paradigmi clinici o biologici. Stiamo assistendo di fatto ad una operazione di cosmesi farmacologica su dati di laboratorio su i cui positivi effetti in termini di salute è lecito avere dei seri dubbi.

Si, io non mi fido, quando vedo che costosissimi farmaci che finora nessuno voleva improvvisamente divengono indispensabili, non mi fido di questi scienziati che guarda caso sfornano studi che sempre confermano l’ipotesi che poi è l’idea dominante, per giunta con un incredibile tempismo, e mai sfornano qualcosa di rivoluzionario, che è quello che invece ci si dovrebbe aspettare da una scienza sana, viva, in cammino.

Non mi fido di un sistema dove chi dovrebbe supervisionare la salute pubblica non vede cose macroscopiche e dove quasi tutti i medici sono sottomessi ad un sistema perverso per ragioni di medicina difensiva, per cui nessuno si sogna di dissentire da linee guida cadute dall’alto.

Si, io non mi fido, e invito anche voi a fare altrettanto.

 

 

 

 

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