Il caso Silvia Romano dimostra che l’Islamofobia è un’emergenza

Da vari giorni, nonostante alcune dichiarazioni da parte di autorità e persone di buon senso, prevalgono proclami d’astio ed esternazioni violente che toccano da vicino la comunità islamica in Italia.

Questo clima d’odio nasce dal risentimento verso Silvia Romano, finalmente libera dopo diciotto mesi di prigionia nelle mani di una cellula terroristica in Somalia, rea di essersi convertita alla religione islamica.

Sin dal primo momento del suo arrivo la giovane volontaria si è trovata, suo malgrado, protagonista di attacchi inauditi: offese, insulti, minacce, fino al lancio di oggetti contro la sua abitazione.

Il caso Silvia Romano dimostra che l’Islamofobia è un’emergenza

Questo odio non colpisce solo Silvia, bensì tutta la società italiana ed in particolare la comunità islamica, per l’ennesima volta in preda a un dibattito aggressivo e pericoloso. Ahimè, nulla di nuovo poiché i titoli “strappa like” di alcuni giornali e le dichiarazioni preconcette dei soi-disant esperti nei talk show televisivi sull’Islam e i musulmani sono all’ordine del giorno.

Un odio che lascia sgomenti ma non sorpresi, perché di fatto questo clima è stato fomentato negli anni da formazioni politiche e poco perseguito dall’autorità giudiziaria.

Quest’attitudine xenofoba verso i musulmani, monitorata dall’EUMC (Osservatorio europeo dei fenomeni di razzismo e xenofobia), è in crescita ed espone la nostra società a rischi reali e importanti.

Per questo l’Osservatorio ritiene che le misure per contrastare il fenomeno dell’islamofobia debbano diventare priorità politica nell’Unione Europea e sollecita i governi a tutelare la comunità musulmana dagli attacchi islamofobi con politiche mirate anche in campo legislativo. Tutto ciò è tanto più urgente se si considera che in Italia molti musulmani subiscono forme aberranti e ricorrenti di discriminazione: sul lavoro, nei luoghi pubblici, sulle piattaforme social, nei programmi televisivi e persino nel parlamento italiano.

La Storia recente insegna (o dovrebbe insegnare) che l’odio è un’arma potente che non può essere contrabbandata come manifestazione della libertà d’espressione; per questo motivo siamo tutti chiamati a riconoscere che il fenomeno dell’islamofobia esiste e va contrastato con tutti i mezzi politici e legislativi opportuni, prima che causi scenari raccapriccianti simili a quelli tragicamente prodotti dall’antisemitismo.

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