Intervista a Kemi Seba: Black Lives Matter moda delle elite globaliste, la vera battaglia è per la sovranità dell’Africa

Kemi Seba è attualmente il più importante e noto esponente del Panafricanismo e del movimento di decolonizzazione africana. In questi giorni ha espresso posizioni molto critiche nei confronti del Black Lives Matter, lo abbiamo intervistato. 

Nato in Francia e originario del Benin, Kemi Seba ha aderito giovanissimo alla Nation of Islam, organizzazione che ha lasciato facendo un percorso simile a quello di Malcolm X e oggi guida la battaglia contro il neocolonialismo francese e il Franco CFA, la moneta francese imposta a 14 paesi africani. Per questo Kemi Seba è stato più volte arrestato in Africa su richiesta francese. 

Ha preso una posizione dura sul movimento Black Lives Matter, cosa c’è che non va se gli americani neri si ribellano contro la violenza della polizia?

Noi non ci siamo mai opposti alla lotta del nostro popolo negli Stati Uniti, noi siamo affianco al nostro popolo che lotta contro la discriminazione razziale, contro la violenza della polizia, saremo solidali fino alla morte con questa lotta, quello a cui ci opponiamo è la strumentalizzazione delle forze globaliste della sofferenza del nostro popolo ai fini di un progetto intregrazionista, progressista bianco e questo per noi non ha nessun interesse.

Non vogliamo progredire sulla strada dell’Occidente, vogliamo la nostra autodeterminazione e vogliamo che ogni popolo possa prendere in mano il suo destino, preghiamo affinchè la comunità afroamericana che ha così tanto sofferto per secoli prenda in mano il suo destino e si organizzi in modo autonomo piuttosto che attendere dall’America ciò che l’America non gli darà mai.

Siamo solidali ma siamo coscenti che le forze globaliste progressiste hanno utilizzato l’hashtag Black Lives Matter per dare una connotazione integrazionista quando invece il nostro popolo vuole solo la fine della brutalità poliziesca, la fine della negrofobia e la fine dell’oppressione, il nostro popolo negli USA non ha mai chiesto più integrazione.

Ha detto che il razzismo ci sarà sempre, perchè lo pensa? E soprattutto sempre ovunque o ha visto contesti in cui è stato superato?

Il razzismo ci sarà sempre perchè è qualcosa di connaturato alla società americana e alla società occidentale in generale, è qualcosa di innegabile, le società occidentali si fondano sul razzismo sistematico.

In Europa non c’è stata l’esplosione di piazza, anche violenta delle proteste che abbiamo visto negli USA ma c’è un movimento più intellettuale che attraverso la rimozione delle statue vorrebbe rivedere il passato coloniale, cosa ne pensi?

Penso che esista certamente una legittimità nel rimuovere le statue di Colombo in Africa perchè nei nostri paesi non hanno nessuna ragione d’essere e la stessa cosa vale per le Antille dove il popolo è stato schiavizzato per quattro secoli ma non credo che il movimento anti-colononizzazione in Francia abbia un senso, dovrebbe fare il suo lavoro in Africa, è un movimento che si presenta come alternativo al neoliberismo ma in realtà fa parte del neoliberismo globalizzato che ci offre un multiculturalismo eccessivo quando sappiamo bene che il multiculturalismo imposto ha come risultato solo la moltiplicazione dei conflitti.

Sono un discepolo di Marcus Mosiah Garvey e di Khalid Muhammad che credono che ogni popolo deve consolidare la propria identità e a partire da quella, rapportarsi con gli altri quindi le statue che devono essere abbattute devono essere quelle in Africa o nei Caraibi, in quei luoghi dove i nomi dei coloni rappresentano un’ingiustizia storica. Voler convincere gli occidentali che i loro eroi sono stati gli oppressori degli altri, di quello me ne frego. Lo sguardo degli occidentali per noi non ha importanza, per noi ha importanza l’autodeterminazione.

Il contesto Europeo è diverso da quello americano, anche se ci sono paesi come la Francia dove il problema della violenza poliziesca è una realtà, cosa dovrebbero fare gli europei neri di fronte a questo movimento?

Il contesto europeo è molto diverso da quello USA per questo quando si parla di BLM negli USA e in Europa bisogna saper distinguere le due cose. In Europa e in Francia soprattutto, esiste il razzismo e anche gli abusi della polizia ma le risposte da dare in Europa non possono essere quelle da dare negli USA. Io parto dal principio che per ciò che riguarda la realtà del razzismo in Europa noi siamo sempre solidali quando c’è da lottare contro la violenza che affligge il nostro popolo ma ci opponiamo quando sulla scia di questa lotta si chiede più integrazione. Chi persegue questi obiettivi è manipolato dai progressisti bianchi e da secoli il progressimo bianco ha dimostrato di essere la forza più pericolosa di qualunque altra per poter diluire l’identità e la storia del nostro popolo.

Il concetto di decolonizzazione è chiaro ma in cosa consiste il concetto di autodeterminazione quando parliamo di cittadini europei discendenti di africani? Quali sono le implicazioni pratiche?

Noi dovremmo organizzarci in Europa sul modello delle comunità cinesi, in comunità chiuse con la nostra economia solidale all’interno piuttosto che aspirare ad un’integrazione che minaccia la nostra identità perchè più ci integriamo nella società europea e più perdiamo la nostra essenza. La soluzione è che iniziamo a contare solo su noi stessi piuttosto che sperare di poter contare sugli altri, è il momento di smettere di mendicare un posto in casa di altri e di costruire casa nostra esistendo come comunità.

Quanto secondo lei la questione razziale è oggetto di strumentalizzazione in questo anno di elezioni USA?

Mi sembra evidente che la nostra sofferenza viene utilizzata dalle forze progressiste americane per cercare di destabilizzare Trump che è un oppositore del globalismo neoliberale ma questo non toglie che Trump non sia in nessun modo un amico del popolo nero. Ma capita che i nostri nemici siano i nemici di altri nostri nemici e credo che Trump che è un nemico del popolo nero disturbi i nostri nemici supremi che sono le forze globaliste americane.

Ci sono voci nere americane critiche verso il BLM e cosa sostengono?

Si ci sono voci nere che criticano BLM perchè considerano che sia un movimento creato dalle forze globaliste americane perchè l’organizzazione è finanziata da Soros e altri e pone istanze che non hanno niente a che fare con la sofferenza reale dei neri, io condivido questa posizione.

Esiste un internazionalismo su questa rivendicazione o i giovani africani sono concentrati su altre priorità? Se si quali?

La maggioranza dei panafricanisti non si riconosce nell’idea che sia prioritario portare una visione anti- coloniale in Occidente, noi crediamo che quella per la decolonizzazione sia una battaglia da portare avanti in Africa perchè non possiamo parlare di sovranità se non abbiamo la nostra madre terra, la terra è la culla della nostra civilizzazione, è l’Africa la culla della nostra civilizzazione e i Caraibi sono diventati un’estensione del continente africano. Voler decolonizzare le società occidentali significa sostenere che quelle sono le nostre società e questo per me è un tradimento del lavoro dei nostri padri e delle nostre madri, che si sono battuti per decolonizzare i nostri paesi, perchè non volevano che fossimo dei cittadini di paesi che colonizzano le nostre terre, volevano che fossimo dei cittadini indipendenti.

Perchè una questione così importante come quella della dominazione economica attraverso ad esempio il Franco CFA non scalda i cuori dei giovani europei come il BLM?

Perchè tutto è fatto affinchè i popoli occidentali siamo occupati da ciò che è cosmetico, da tutto ciò che è superficiale, BLM è una moda, una tendenza, una moda lanciata dai nostri nemici, e la questione economica, quella della sovranità economica non suscita passione perchè in realtà se riuscissimo a risolvere questo problema di colonialismo economico definitivamente, gli equilibri per l’Occidente cambierebbero radicalmente. Per questo le forze globaliste vogliono disorientare le nostre popolazioni, spingerle a guardare altrove e spingere i giovani europei a guardare altrove piuttosto che alle cose essenziali come l’indipendenza dei popoli africani.