Il tè Al Jamal condannato per contraffazione ai danni del noto marchio Al Mouhajir


Il tè al Mouhajir è senza dubbio il marchio più noto e diffuso nel mercato dei the etnici nel nostro paese, negli ultimi anni però un marchio concorrente realizzato con l’intento di sottrarre quote di mercato confondendo i consumatori ha causato ingenti danni all’azienda fondata 20 anni dall’ imprenditore marocchino Abderrahim Morghati. A fine luglio di quest’anno però una sentenza ha condannato il the Al Jamal e il suo titolare Arafa per contraffazione e concorrenza sleale. 

Il tè Al Mouhajir è un tè verde di qualità proveniente dalle coltivazioni cinesi che si presenta sul mercato con un packaging inconfondibile: una scatola beige che vede rappresentati due cammelli e la scritta al Mouhajir 4011, questo marchio è sinonimo di qualità molto apprezzata tra i consumatori di tè verde che suolono berlo con la menta fresca.

  

Nel gennaio 2018 però Morghati, la cui azienda importa ogni anno circa 500 tonellate di tè, cifra che vale il 10% del mercato europeo, riceve numerose segnalazioni di consumatori e commercianti confusi dall’immissione in in commercio di un prodotto il cui marchio e confezione sono molto simili al tè al Mouhajir si tratta del tè Al Jamal. La scatola di colore legno chiaro / giallo  identica a quella di Al Mouhajir, stesso tipo di scatola, dimensione  e una grafica con  con al centro un disegno ovale e all’interno di tale ovale la scritta “4011 B552” in  colore rosso, ai quattro angoli vi sono ricami di colore rosso, in alto la dicitura “Tè Verde della Cina” e subito sotto la scritta “ALJAMAL”, in colore rosso, mentre in basso è presente una scritta araba in nero.

Il problema come afferma lo stesso Morghati: “Non è soltanto la concorrenza sleale di un marchio che punta a sottrarre clienti in buona fede copiando il nostro marchio e inducendo i consumatori in confusione ma è soprattutto una questione di buon nome della nostra azienda e del nostro prodotto in quanto il tè commercializzato con il marchio Al Jamal è un tè di qualità nettamente inferiore al nostro e questo danneggia fortemente il la nostra immagine perchè alcuni consumatori ingannati credono di bere il nostro tè, questo fatto ha gravi ripercussioni sulla nostra azienda. “

A quel punto Morghati decide dopo il rifiuto della Laura S.r.l di Rozzano di proprietà di Arafa di ritirare il prodotto dal mercato e di terminarne la produzione intraprendere le vie legali a tutela del suo marchio.

Il 27 maggio del 2020 con sentenza del Tribunale Civile di Milano il giudice Anna Bellesi riconosce le ragioni di Morghati e condanna le aziende  Laura Group S.r.l., Laura Food S.r.l. e Laura S.r.l. rilevando che: “i segni presenti sulle scatole di tè verde hanno il medesimo sfondo, i simboli “4011 B552” e si differenziano soltanto per l’immagine, posta sull’altra faccia della confezione, di due cammelli che si fronteggiano, rispettivamente in primo piano in quella del ricorrente, a figura intera in quella delle resistenti; mentre, per quanto attiene ai marchi presenti sulle confezioni delle coperte, vi è identità assoluta nel motivo di sfondo….sussiste il rischio di confusione per i consumatori, che sono indotti in errore circa la provenienza dei prodotti e l’esistenza di un legame tra le due società.”   

E ancora che: “l’imitazione servile dei prodotti del ricorrente viene posta in essere volontariamente con dolo o colpa grave e si accompagna all’appropriazione di pregi del prodotto di parte ricorrente, allo sviamento della clientela in modo sleale e al pregiudizio per l’immagine commerciale della medesima, stante la qualità di gran lunga inferiore dei prodotti contraffatti rispetto a quelli di parte ricorrente.” 

Insomma, la giustizia italiana accoglie in pieno la tesi sostenuta dall’avvocato Targa che rappresenta Morghati, sia per quanto riguarda il dolo esistente nell’imitazione del marchio sia per quanto riguarda il danno arrecato all’azienda dalla commercializzazione di un prodotto di qualità nettamente inferiore al tè Al Mouhajir.

Pertanto il giudice stabilisce che il marchio Al Jamal imitazione dell’originale al Mouhajir dovrà cessare immediatamente di usare i le immagini che generano confusione tra i due marchi e che per ogni confezione in commercio che violerà questa disposizione ci sarà una penale di 5 euro e fissa una penale di 200 euro per ogni giorno di ritardo nell’applicazione della sentenza.

Il giudice inoltre condanna le aziende facenti capo all’imprenditore egiziano Arafa al pagamento delle spese legali sostenute da Morghati.

Più o meno lo stesso copione si ripete quando il condannato decide di appellare la decisione, il Tribunale di Milano il 28 Luglio del 2020 rigetta tutte le richieste delle aziende Laura Group S.r.l., Laura Food S.r.l. e Laura S.r.l. e le condanna nuovamente a risarcire le spese legali.

Interrogato al riguardo Morghati esprime la sua soddisfazione: ” Possiamo dire a questo punto che la questione sia chiusa, almeno per quanto riguarda la giustizia italiana anche se visti i precedenti non si sa che cosa ci si possa aspettare da chi ha violato con tanta spregio della legge e dell’etica commerciale ogni norma giuridica e di buon comportamento in questa vicenda.”  L’ imprenditore poi continua: ” Il tè per me è una passione, sono vent’anni che sono nel settore e non si tratta solo di un business, a me piace poter portare ai clienti un prodotto di qualità che possano apprezzare, per questo mi occupo personalmente della selezione delle migliori qualità dalle migliori coltivazioni, quindi questa sentenza mi restituisce un po’ di serenità”