Il mio ricordo del fratello Omar Camilletti


Ieri mi ha raggiunto la notizia della dipartita del fratello Omar Camilletti, scrittore pubblicista e divulgatore dell’islam molto conosciuto a Roma anche per il suo ruolo di fondatore del Tavolo per il dialogo interreligioso.

Faceva parte della generazione dei musulmani che avevano fatto testimonianza di fede all’inizio degli anni novanta venendo da sinistra ( da giovane fece il 77) ma poi acquisendo posizioni di destra.

Co-fondatore dell’Acii Moschea di Centocelle (dove ogni tanto veniva a pregare il Venerdi e non solo) era diventato una figura istituzionale all’interno della Lega Mondiale Islamica e del Centro Culturale Islamico d’Italia per il quale occupava anche e soprattutto di seguire e partecipare a conferenze e parlare nelle scuole.

L’ho incontrato per anni alle riunioni di dialogo interreligioso, ai Convegni e alle piccole e grandi iniziative islamiche a Roma che si trattasse di paludate iniziative istituzionali come di riunioni informali di musulmani alla moschea turca di via Cipro .

Mi ricordo che una quindicina di anni fa mi condusse a conoscere diversi personaggi sufi a Roma ( un po’ singolari per i miei gusti ) proprio perché mi interessava saperne di più di quell’ambiente a me ignoto ed incomprensibile e per  liberarmi da eventuali pregiudizi.

Fu comunque un’esperienza utile per capire la ricchezza della fede islamica ma rimasi sulle mie posizioni.

Omar cercò per anni di superare le divisioni organizzative ma senza riuscire a riunire attorno a sé musulmani di diversa provenienza e con diverse letture della fede (fatta salva l’ortodossia sunnita ) come voleva lui.

Le forze centrifughe derivate purtroppo dalle diverse storie individuali, da stupide ambizioni dell’ego, dalla scarsa chiarezza del da farsi e dalla poca abitudine alla disciplina di molti di noi fecero naufragare tutto.

Anche l’ambiente dove si trovò ad operare gli pose forti limiti in quanto mancava a molti ritornati all’islam qualsiasi solida preparazione di fondo per costruire qualcosa che lasci il segno.

Quando fondò la rivista Islamica mi raccontò che la maggior parte dei pezzi scritti dai neofiti collaboratori nei primi tempo era impubblicabile e finivano nel cestino, poi grazie a Dio trovò altre persone un più preparate e riuscì a pubblicare per un periodo.

Ricordo una persona gentile e signorile, un uomo sempre molto rispettoso nei confronti delle sorelle e privo di quella mentalità bigotta e ristretta che detto che è cosi diffusa anche tra alcuni musulmani italiani.

Una persona liberale nel senso positivo del termine. Liberale ma rigoroso nelle scelte etiche. 

Proveniente da un ambiente popolare aveva acquisito una buona cultura ed in ambito islamico molto maggiore della media dei musulmani convertiti della mia generazione e di quella dopo.

Voglio pensare che Dio chiami a Sé probabilmente chi ama proprio nel momento in cui è più alto il suo livello spirituale. Cosila morte non è piu una nemica ma colei che ci accompagna verso la Luce.

A Dio apparteniamo ed a Lui facciamo ritorno
Esprimo le mie vive condoglianze alla figlia Jasmine ed al resto della famiglia.
Che Dio l ‘accolga lo perdoni lo elevi nel livello più alto del Suo Paradiso.