Leader musulmani italiani di fronte a Gaza, occupazione e resistenza: 5 interviste a confronto


Le interviste condotte dalla Fondazione Oasis a diversi rappresentanti della comunità islamica italiana forniscono uno sguardo approfondito sulle varie posizioni riguardanti il conflitto israelo-palestinese.

La Fondazione Oasis è una istituzione internazionale, fondata dal Cardinale Angelo Scola, che si dedica allo studio delle società musulmane contemporanee, con particolare attenzione alla loro dimensione religiosa. Queste interviste sono state condotte al fine di comprendere le opinioni e le prospettive della comunità musulmana italiana su un tema di grande rilevanza geopolitica e umanitaria.

Non tutti i rappresentanti della comunità musulmana italiana hanno accettato di partecipare a queste interviste. Massimo Abdallah Cozzolino, segretario generale della Confederazione Islamica Italiana (CII), e Nader Akkad, imam della Moschea di Roma non hanno voluto rispondere alle domande di Oasis.

Partiamo con Davide Piccardo, direttore di questo quotidiano il quale nella sua intervista si è espresso con chiarezza a favore dei palestinesi. Ha criticato l’approccio israeliano al conflitto, definendolo occupazione e pulizia etnica: “La questione palestinese è una questione di ingiustizia molto palese. Non si è mai visto uno Stato costituirsi in modo coloniale, soprattutto nel ’900, con persone che venivano da altre parti del mondo a insediarsi in un territorio scacciando gli abitanti indigeni con la pretesa di avere ragione e continuando il processo di pulizia etnica ancora nel 2024.”

Ha sostenuto che Hamas è un movimento legittimo di resistenza: “Se c’è un’ingiustizia, il musulmano è chiamato a ripristinare la giustizia con le possibilità che ha. Se un popolo è oppresso militarmente può difendersi e può decidere di farlo in maniera politica, in maniera pacifica, o con altri metodi.”

Il direttore de La Luce ha proposto una soluzione a stato unico per dare dignità e giustizia al popolo palestinese e permettere la vita in condizioni di pace e sicurezza a musulmani, cristiani ed ebrei in Palestina: “Noi siamo in linea con quello che propongono gli intellettuali israeliani Ilan Pappé e Gideon Levy. Inoltre, sulla questione seguiamo Tariq Ramadan da quasi vent’anni. Noi siamo favorevoli allo Stato unico. Su questa idea sta lavorando l’al-Sharq Forum, presieduto dall’ex direttore generale di al-Jazeera, Wadah Khanfar. Stato unico significa far convivere musulmani, cristiani ed ebrei sulla stessa terra, su una terra piccola. Significa anche la fine del sionismo, perché il sionismo concepisce lo Stato ebraico solo per gli ebrei, con un’idea di superiorità rispetto agli altri.” Piccardo ha anche aspramente criticato la normalizzazione delle relazioni tra Israele e gli stati arabi.

Di segno praticamente opposto la posizione di Yahya Pallavicini, vice-presidente e imam della Coreis, in quanto sebbene esprima solidarietà al popolo palestinese, condanna Hamas definendola terrorista e contrario alla dottrina islamica: “da un lato, abbiamo la reazione dello Stato di Israele e del governo Netanyahu a un atto di terrorismo, dall’altro abbiamo un’organizzazione terroristica, Hamas, che fin dalla sua costituzione ha come obiettivo annientare lo Stato di Israele e uccidere gli ebrei con l’uso di azioni criminali e attentati terroristici.” 

Pallavicini propone che l’Occidente crei una nuova classe dirigente palestinese, inoltre in tutta la sua intervista non condanna mai le politiche israeliane anzi adotta la versione israeliana che racconta lo Stato sionista come un esempio di inclusione e diritti: 
“Io penso che Israele, dando la cittadinanza a cristiani e musulmani arabi, ha comunque aperto a un modello interessante di cittadinanza plurale, anche se chiaramente la matrice dello Stato di Israele moderno è sionista e perciò vuole tutelare l’identità ebraica.” Il rappresentante della Coreis spiega di non aver mai partecipato alle manifestazioni contro il genocidio a Gaza ma di aver partecipato ad una iniziativa pro-Israele.

Il presidente dell’UCOII Yassine Lafram invece, ha espresso una profonda preoccupazione e frustrazione riguardo al conflitto israelo-palestinese. Ha condannato le vittime civili innocenti: “Uccidere una persona, come recita il Corano, è come uccidere l’intera umanità. Pertanto, su questo non abbiamo nessuna ambiguità.”  Il presidente dell’UCOII ha anche sottolineato l’importanza di comprendere la Storia del conflitto palestinese per trovare soluzioni durature: “Per Israele non c’era più una questione palestinese, quindi l’obiettivo era solamente la normalizzazione dei rapporti con gli altri Paesi arabo-islamici. Dopo il 7 ottobre abbiamo riscoperto che c’è un popolo, quello palestinese, che rivendita il suo diritto all’esistenza.”

Lafram ha anche sottolineato l’importanza di un intervento internazionale per un cessate il fuoco immediato e il rispetto del diritto internazionale. Queste le sue parole: ” Vista l’ingiustificata e totale criminalizzazione della popolazione di Gaza, abbiamo pensato che almeno quei bambini nelle incubatrici potevano essere considerati innocenti e quindi salvati dalla nostra Europa, in particolare dalla nostra Italia. E poi, non dimentichiamo la storia della nostra politica italiana rispetto alla causa palestinese. L’Italia è sempre stata amica dei palestinesi: quando i capi dell’OLP venivano classificati come terroristi…”

L’ex presidente dell’UCOII ed imam di Firenze Izzedin Elzir, offre in quanto palestinese una visione indispensabile di chi ha vissuto la sofferenza causata dall’occupazione israeliana: “Quando si usciva con la famiglia ognuno andava per una strada diversa, perché usciti di casa si rischiava di non tornarci più. La situazione è questa: un’occupazione tragica. Io ho vissuto per 19 anni senza libertà. Ma se uno non prova sulla propria pelle non può capire che cosa significa.” L’imam inoltre, senza mezzi termini, definisce quello in corso a Gaza un genocidio.

Elzir interrogato su Hamas risponde così: “Nel 2006 Hamas ha vinto l’unica elezione che è stata fatta in Palestina. Rappresenta una parte politica della società palestinese. Noi comunque siamo chiari e abbiamo il coraggio di dire che chi uccide un civile in maniera intenzionale è un criminale. Chiunque esso sia. Non abbiamo due pesi, due misure. Spero che anche altri religiosi trovino il coraggio di dirlo.”

Avendo sempre coltivato il dialogo interreligioso spiega che anche in questa difficile situazione ha continuato ad organizzare iniziative per la pace e ha mantenuto rapporti di dialogo con rappresentanti di altre comunità religiose. Elzir ha espresso speranza per una soluzione pacifica al conflitto e ha invitato l’Italia a svolgere un ruolo attivo nel promuovere la pace e il riconoscimento dello Stato palestinese.

Il segretario nazionale di Partecipazione e Spiritualità Musulmana Brahim Baya ha fornito una visione della questione palestinese derivata dagli insegnamenti dell’imam Abdessalam Yassine: “La Palestina è lì per ricordarci tale ingiustizia e ricordarci il bisogno di impegnarsi perché il mondo sia più giusto, questo è quello che scrisse l’imam nel suo libro Islam e modernità, per una comprensione reciproca, tradotto e pubblicato in italiano nel 2015. In questo libro, Yassine dedica un capitolo intero a “la ferita palestinese”, a questa ferita nel corpo della umma, della comunità musulmana, ma anche nel corpo dell’umanità, una ferita che sanguina e che ci ricorda il nostro precario stato di salute.”

Ha evidenziato l’importanza della giustizia e della spiritualità nell’insegnamento di Abdessalam Yassine e ha riconosciuto il diritto dei palestinesi alla resistenza contro l’occupazione: “Per noi i palestinesi hanno diritto a resistere all’occupazione, come è riconosciuto dalla carta delle Nazioni Unite, che prevede il diritto dell’autodeterminazione di tutti i popoli. Ogni popolo ha diritto all’autodeterminazione, ha diritto a resistere all’oppressione, soprattutto quando è così selvaggia e brutale.”

Il segretario di PSM ha sottolineato come l’antisemitismo non sia storicamente un problema del mondo islamico bensì un problema occidentale e che quella Palestinese sia una questione di grande valenza spirituale: “La Palestina è una terra santa, così come lo è per i cristiani e per gli ebrei, siamo ancorati a quella terra da un profondo legame spirituale”