La crisi etica dell’Occidente che giustifica Israele: la comunità islamica lancia il dibattito con Zhok e Borgonovo


Un evento per ragionare sulle cause profonde della crisi di valori che il mondo occidentale manifesta di fronte al genocidio in corso da quattro mesi a questa parte a Gaza. Questa l’ntenzione di Partecipazione e Spiritualità musulmana che sabato 3 febbraio ha tenuto presso il Centro Culturale Islamico di Saronno, alla presenza di 600 partecipanti, una tavola rotonda intitolata: “La Palestina e i valori traditi dell’Occidente” 

Ad animare la discussione Francesco Borgonovo, vicedirettore de La Verità, Andrea Zhok, professore di filosofia morale all’Università Statale di Milano, Chiara Sebastiani, sociologa e docente all’Università di Bologna, Ahmed Rahmani, direttore del Centro Studi sulla Modernità di Parigi ed il direttore di questo giornale Davide Piccardo. Modererà invece la tavola rotonda Brahim Baya, segretario di PSM.

L’intento principale dell’evento è stato affrontare le contraddizioni all’interno del discorso dell’establishment occidentale, che spesso proclama la superiorità  morale e l’universalità dei valori occidentali.

Il dibattito guidato da Brahim Baya, segretario nazionale di Partecipazione e Spiritualità Musulmana, si apre con una riflessione sulle tragedie vissute nei mesi precedenti, concentrandosi sulla sofferenza del popolo palestinese. 

Si parte subito con una domanda sulla modernità e su ciò che implica il materialismo al professor Rahmani che nel suo intervento afferma: “Il mondo oggi ha sempre più bisogno di uomini e donne che cambino radicalmente il loro rapporto con la vita materiale. Se Dio vuole, vivremo per sempre. Ma tutto questo materialismo è la fonte principale del male. Oggi la società è divisa in tre gruppi. Il primo è minoritario ed è costituito dai ricchi che vogliono accaparrarsi tutto e che avrebbero bisogno di secoli e secoli per riuscire a consumare quel che possiedono. Vi è poi il gruppo più numeroso, devastato da una povertà assoluta che odia i pochi ricchi vedendo l’opulenza nella quale vivono. Infine, vi è il terzo gruppo, il cosiddetto ceto medio che ha paura di impoverirsi. Siamo quindi in una situazione di tensioni e, per poterne uscire, dobbiamo rielaborare le nostre relazioni. Per prima cosa, dobbiamo comprendere che non siamo stati creati per consumare, per accumulare denaro. Non siamo altro che viaggiatori in questa vita e dobbiamo pertanto lasciare un buon segno. Se non utilizziamo la nostra ricchezza e la notorietà nella giusta direzione non lasceremo niente di buono dopo la nostra morte.”

La prima domanda che Brahim Baya rivolge al filosofo Andrea Zhok pone l’accento sull’idea di universalità e superiorità del modello occidentale, mettendo in discussione la sua coincidenza con i valori umani e i diritti universali. Baya sottolinea come l’Occidente abbia imposto il proprio modello tecnologico e industriale come il riferimento per il mondo, ma chiede se questo successo tecnico coincida anche con la superiorità dei valori occidentali.

La risposta del professor Zhok amplia questa riflessione sottolineando che la percezione della realtà è fortemente influenzata dal potere mediatico, che manipola le informazioni per sostenere determinate narrazioni. Zhok critica il predominio del modello angloamericano, che ha portato alla soppressione della pluralità di visioni nel mondo occidentale. Egli evidenzia il problema della manipolazione delle informazioni da parte dei media, che ha contribuito a negare e a nascondere molte evidenze primarie, sostituendo una narrazione unica e distorta.

In sintesi, Zhok indica che la manipolazione mediatica è uno dei problemi più gravi dell’Occidente contemporaneo, in quanto modella la percezione della realtà e impedisce alle persone di vedere oltre le narrazioni dominanti. Questo, secondo Zhok, rappresenta una battaglia culturale cruciale che riguarda la libertà di informazione e la preservazione della pluralità di opinioni.

Il moderatore passa alla professoressa Chiara Sebastian, alla quale viene chiesto come il lascito del colonialismo occidentale sia correlato alla situazione in Palestina.

La sociologa risponde spiegando che il colonialismo ha insito il razzismo nelle società occidentali ed è stato psicologicamente represso. Riflette sulle sue esperienze infantili di sentire parlare di guerre coloniali e della guerra del Vietnam, che hanno plasmato la sua percezione del colonialismo occidentale. Sebastiani sostiene che la repressione della storia coloniale impedisce all’Occidente di riconoscere le ingiustizie in Palestina. Sottolinea l’importanza della memoria nel comprendere gli eventi attuali e invita a riconoscere il ruolo del colonialismo nella formazione delle mentalità occidentali.

Quindi è il turno del giornalista Francesco Borgonovo, al quale il moderatore parla della controversia che circonda la sua partecipazione al dibattito come rappresentante del pensiero di destra. Baya sottolinea l’importanza del dialogo e della comprensione tra diverse prospettive ideologiche. Chiede a Borgonovo del presunto conflitto tra Islam e destra in Italia e se questo conflitto sia inevitabile o se ci sia spazio per una conciliazione.

Francesco Borgonovo risponde discutendo della rappresentazione stereotipata della cultura islamica e della sua distorta rappresentazione sia da parte della sinistra che della destra. Sostiene che vi sia un avversario comune nella forma della modernità, che cerca di omologare e sopprimere le culture tradizionali. Borgonovo suggerisce che trovare una forma specificamente italiana di Islam potrebbe contribuire a colmare il divario tra le comunità islamiche e la più ampia società italiana. Menziona anche la questione dell’immigrazione di massa, che ha teso le relazioni e invita a risolvere questa problematica.

Il segretario di PSM quindi si rivolge a Davide Piccardo affrontando il tema dell’armamentario ideologico e mediatico dell’Occidente nei confronti dell’Islam, identificato come nemico pubblico, soprattutto dopo la fine della guerra fredda e chiede al direttore de La Luce come questa narrativa si rifletta nelle attuali manifestazioni della crisi e da dove essa derivi.

Piccardo inizia esprimendo gratitudine per l’organizzazione dell’evento, sottolineando l’importanza di approfondire le grandi questioni che portano l’Occidente a sostenere politiche genocidarie in Palestina. Egli collega questa situazione al passato coloniale dell’Occidente, che ha radici profonde nella storia, dalla colonizzazione delle Americhe all’era dello schiavismo. In seguito evidenzia come il colonialismo abbia introdotto nel DNA della cultura occidentale l’idea del proprio diritto di dominio su altre popolazioni, sia culturalmente che militarmente. Continua sottolineando che ogni impero nella storia ha cercato una legittimazione ideologica per il proprio dominio, e l’Occidente moderno non fa eccezione, utilizzando concetti come l’universalismo razionalista per giustificare le proprie azioni predatorie. Piccardo critica l’islamofobia e la disumanizzazione del musulmano perpetrata dall’Occidente, strumentalizzando concetti come i diritti umani e il terrorismo per giustificare guerre di invasione e colonialismo. Egli evidenzia la rappresentazione negativa del musulmano come “barbaro” nell’immaginario occidentale, paragonando questa narrazione a quella utilizzata da Israele nei confronti dei palestinesi. Piccardo denuncia la disuguaglianza di trattamento nel mondo occidentale tra vittime israeliane e palestinesi, criticando la deumanizzazione dei palestinesi da parte dell’Occidente, che li rende invisibili e privi di dignità agli occhi dell’opinione pubblica occidentale. Egli conclude sottolineando la necessità di contrastare questo modello di disumanizzazione e di lavorare verso un dialogo interculturale e interreligioso basato sulla comprensione e il rispetto reciproco.

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Si torna a Zhok chiedendogli delle manifestazioni attuali della crisi. Zhok affronta la questione del colonialismo distinguendo tra una dimensione tradizionale predatoria e una moderna, caratterizzata dall’universalismo illuminista razionalista. Egli evidenzia come l’Occidente abbia giustificato il proprio dominio coloniale attraverso un’ideologia di superiorità culturale e razionale, cancellando le tradizioni e le credenze delle popolazioni colonizzate. Zhok critica questa operazione di universalizzazione e cancellazione culturale come una minaccia particolarmente pericolosa, in quanto non ammette alcun tipo di mediazione o dialogo interculturale. Egli sottolinea che questa forma di colonialismo occidentale, basata sull’imperialismo culturale, rappresenta un fenomeno unico nella storia e rivela una pericolosa convinzione di superiorità razionale e morale. Zhok conclude riflettendo sul suo interesse per il mondo islamico come una forma di alternativa spirituale e culturale all’universalismo occidentale, rappresentando un bastione di resistenza contro la cancellazione delle tradizioni e delle credenze culturali.

Alla prof.ssa Sebastiani viene chiesto se fosse possibile, in base al pensiero del professor Andrea Zhok, che identità profonde e spiritualità potessero unire tradizionalisti e conservatori per costruire qualcosa insieme. La risposta di Sebastiani ha evidenziato come i valori occidentali, incluso quello della democrazia, siano stati spesso usati come giustificazione per azioni coloniali e oppressione, sottolineando la necessità di capire il contesto storico e geopolitico per comprendere meglio le dinamiche attuali.

Tocca a Borgonovo chiarire la posizione della destra sulla questione israelo-palestinese. Il noto giornalista ha sottolineato la complessità della relazione e affermando di non essere allineato alle posizioni della destra di governo, evidenziando come le posizioni politiche spesso siano influenzate dai rapporti geopolitici e dalla pressione internazionale. Ha anche criticato l’atteggiamento della sinistra istituzionale, evidenziando come entrambi gli schieramenti politici siano stati schiacciati sulla questione israelo-palestinese.

Piccardo discute di come le politiche occidentali tendono a criminalizzare la diversità e a reprimere modelli alternativi, sia a livello nazionale che globale. Sostiene che gli stessi popoli occidentali sono vittime delle politiche dell’establishment. Critica inoltre il sostegno occidentale ad azioni aggressive come la guerra alla Russia e il sostegno militare a Israele, notando che molti europei non condividono queste politiche ma vengono silenziati. Piccardo evidenzia casi in cui i processi democratici sono stati negati in paesi come Algeria, Palestina ed Egitto, rivelando una discrepanza tra la retorica occidentale sull’esportazione della democrazia ed il sostegno alle dittature che reprimono quel bisogno di sovranità che è insito nei popoli musulmani.

Baya chiede a Zhok della coerenza della filosofia occidentale, citando il supporto di Habermas ad Israele, mettendo in dubbio l’affidabilità della filosofia universalista occidentale data la sua inconsistenza. Chiede quanto ci si possa fidare di questa filosofia, che sostiene di essere radicata nei valori dell’Illuminismo ma sembra stia conducendo il mondo verso il caos.

Zhok affronta il problema fondamentale della democrazia. Argomenta che l’essenza della democrazia non risiede nei meccanismi elettorali formali, ma nella comunicazione bidirezionale tra il governo e il popolo. Critica la dicotomia propagandistica tra democrazie e non-democrazie, sottolineando che la vera democrazia rispetta l’autonomia culturale e implica la condivisione delle decisioni. Zhok suggerisce che il rispetto delle tradizioni culturali e dell’autonomia è cruciale per alleanze costruttive tra diverse ideologie politiche e spiega che il suo interesse per l’Islam deriva dal fatto che lo considera uno dei pochissimi baluardi di spiritualità esistenti. 

Giunge il momento di ragionare sulle possibili soluzioni a questa situazione di crisi ed il primo ad essere interrogato è Francesco Borgonovo

Borgonovo sottolinea la complessità dei problemi globali attuali, come la lotta contro la tradizione, la cancellazione della fede e l’omogeneizzazione delle culture. Egli suggerisce che la mobilitazione politica e la partecipazione civica sono importanti, ma individua una via individuale o comunitaria nel rifiuto del pensiero binario e degli stereotipi. Invita a riconoscere e valorizzare le differenze culturali, sottolineando l’importanza della spiritualità e della trascendenza come elementi fondamentali nella difesa dei valori umani. Borgonovo enfatizza la necessità di combattere la deriva materialista e tecnocratica dell’Occidente, promuovendo una cultura più aperta, inclusiva e spirituale e afferma che lui preferirebbe vedere i giovani di origine immigrata in moschea e non a rincorrere i modelli culturali della trap e dei soldi facili. 

Anche a Piccardo viene posta la stessa domanda

Il giornalista musulmano evidenzia l’importanza della spiritualità e della trascendenza come elementi fondamentali nella ricerca di soluzioni alla crisi etica, morale, culturale e politica attuale. Sottolinea che la valorizzazione della spiritualità può portare a un migliore riconoscimento delle priorità nella vita e un maggiore rispetto per la vita umana e la giustizia. Invita a trovare convergenze con coloro che condividono valori simili e a promuovere la spiritualità come strumento per affrontare le sfide globali.

Sulla stessa linea anche il professor Ahmed Rahmani che ribadisce l’importanza della spiritualità con queste parole:  “Quindi, la soluzione non può essere altro che spirituale, trascorrendo meno tempo davanti agli schermi e più tempo nelle moschee, meno tempo col telefono e più tempo col Corano. E’ impossibile ricostruire una relazione sana con questo mondo se non lavoriamo su noi stessi, ad esempio se non rispettiamo gli orari delle preghiere o se non leggiamo mai la Parola di Dio.
Per quanto riguarda i non musulmani, invece, ovviamente non possiamo obbligarli a convertirsi all’Islam poiché sappiamo tutti che la religione è una scelta personale, ma sono i valori che ci devono avvicinare.”

Chiude Chiara Sebastiani che sottolinea l’importanza di produrre una cultura alternativa alla cultura coloniale, valorizzando e promuovendo le espressioni culturali delle comunità oppresse. Invita alla creazione di spazi pubblici di dialogo e confronto, riprendendo il concetto di spazio pubblico come luogo di incontro tra individui di diverse origini, fedi e opinioni. Sebastiani evidenzia anche la necessità di ricordare le violazioni dei diritti umani e di impegnarsi nel recupero della democrazia e della libertà di espressione in contesti oppressi.

In un’epoca segnata da tensioni geopolitiche, conflitti armati e crisi umanitarie, l’evento organizzato da Partecipazione e Spiritualità Musulmana rappresenta un importante momento di riflessione e confronto sulle sfide che il mondo occidentale deve affrontare di fronte al genocidio in corso a Gaza. 

Attraverso un dibattito coinvolgente e articolato, illustri pensatori e studiosi hanno esaminato le contraddizioni dell’establishment occidentale, che spesso proclama la superiorità morale e l’universalità dei valori occidentali. L’analisi acuta e profonda di temi quali la manipolazione mediatica, il lascito del colonialismo, la coerenza della filosofia occidentale e le possibili soluzioni alla crisi, ha messo in luce la complessità delle dinamiche che guidano le politiche internazionali e il ruolo dell’Occidente nel contesto globale.

In questo scenario, emerge la necessità di una nuova consapevolezza e di un impegno collettivo per superare le divisioni culturali, religiose e politiche che alimentano conflitti e ingiustizie nel mondo. La promozione della spiritualità, della trascendenza e del dialogo interculturale si presenta come un cammino verso una società più inclusiva, rispettosa delle diversità e orientata verso la pace e la giustizia.

Risulta essenziale che l’umanità abbracci una visione condivisa di solidarietà e cooperazione, superando gli interessi nazionali e le rivalità geopolitiche.