Chi piange la chiusura delle pagine Facebook pro-PKK ieri esultava per la censura a Casapound, Ma la libertà d’espressione non è un valore a giorni alterni.

Il popolo della sinistra, durante la fiammata Greta , ha esultato per la chiusura da parte di Facebook ed Instagram dei profili social di Forza Nuova e Casapound.

Con la fiammata pro-curdi la stessa sinistra si ritrova col social di Zuckerberg che chiude le pagine inneggianti al PKK/YGP . Se nel caso della destra italiana extraparlamentare ci troviamo di fronte ad un paradosso giuridico, con quello relativo alle milizie curde operanti nel nord est della Siria le cose stanno diversamente.

Casa Pound e Forza Nuova sono due formazioni con piena agibilità politica, e la chiusura delle loro pagine Facebook è da considerarsi come un’applicazione delle nuove direttive europee in materia di censura web : nessuna sentenza giuridica su contenuti che le piattaforme social possono comunque censurare con motivazioni para-giuridiche.

Non è la stessa cosa invece per il PKK/YGP, perché il PKK è considerato gruppo terroristico non solo dalla Turchia, ma anche dall’Unione Europea e dagli USA. La contraddizione sta invece negli USA che in Siria hanno deciso di armare le milizie dell’YGP, nelle quali sono confluiti anche militanti del PKK, creando le ragioni per l’intervento militare turco.

Il resto l’ha fatto la sinistra credendo in un esperimento sociale socialista armato dagli USA, autoconvincendosi poi che le proprie ragioni di partigianeria politica afferissero a ragioni di diritto internazionale. Abbiamo anche casi di esponenti politici che pubblicamente hanno simpatizzato per l’eventualità di un attentato in Europa da parte del PKK.

Lasciamo immaginare ai lettori cosa sarebbe successo se un musulmano avesse fatto una cosa del genere.

 

 

 

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