Cos’è un imam e cosa fa


Imam è ormai un termine entrato anche nel lessico usuale italiano e indica nella maggior parte dei casi la persona che, nell’ambito di una comunità religiosa islamica, assume in sé una quantità di funzioni. 

Nell’Islam sunnita l’imamato non è un ruolo ma una funzione. Letteralmente è “colui che sta davanti”, cioè quello che – in posizione avanzata rispetto alla comunità orante – guida la preghiera comunitaria. In questa parte maggioritaria della comunità musulmana, senza una chiesa e neppure un clero, egli viene designato da diversi soggetti a seconda delle situazioni in cui svolge le sue mansioni.

Se, infatti, nei Paesi in cui il culto è organizzato e gestito centralmente, gli imam sono nominati dal Ministero degli affari religiosi, comunque denominato o come in Turchia e nei Balcani, ad esempio, da agenzie di Stato preposte a ciò, nei Paesi dove i musulmani sono una minoranza, come in Europa e in Occidente in generale  sono le comunità locali che lo scelgono tra i fedeli o “importano” dal loro Paese d’origine una figura in grado di ricoprire la funzione.

Spesso è richiesto che abbia compiuto studi specifici in campo religioso, che abbia una buona conoscenza del Corano e della giurisprudenza islamica (fiqh), un’ottima capacità recitativa di esso e una retorica sufficiente che gli permetta di pronunciare il sermone del venerdì (khutbah al jumu’ah) e i sermoni delle due feste.

Leggiamo spesso “imam di Milano, imam di Firenze, imam di…” si tratta appunto di semplificazioni giornalistiche di comodo. L’imam di Al Azhar (che ha firmato il documento di Abu Dhabi con papa Francesco) a rigore non ha più valore dell’imam di una piccola moschea dell’ Atlante marocchino, non essendoci nell’Islam sunnita un clero e una gerarchia ecclesiastica

Altro discorso nell’Islam sciita dove l’imamato è dottrina precisa e deriva dalla credenza nei dodici imam (discendenti del Profeta Muhammad*) che a partire da Ali ibn Abi Talib e fino a Muhammad b, al-Ḥasan, detto al-Mahdī (“occultatosi” nell’874),  sono gli unici che avrebbero legittimamente guidato la comunità dei fedeli sciiti

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