Pompeo vuole condonare le colonie israeliane calpestando ogni legalità internazionale

Pompeo ha dichiarato lunedì che gli insediamenti israeliani in Cisgiordania non sono “di per sé contrari al diritto internazionale”. Una dichiarazione che Benjamin Netanyahu ha immediatamente salutato con massima soddisfazione.

C’è un vecchio cinico proverbio mai smentito: “Chi comanda fa la legge”

Ben oltre i panegirici sul diritto internazionale e sull’attaccamento che la “Comunità Internazionale” tira in ballo ogni volta che c’è da giustificare le peggiori azioni di chi comanda, sempre a discapito dei popoli e dei loro Stati deboli o indeboliti, la dichiarazione di Mike Pompeo, segretario di Stato USA, schiaffeggia senza remore anche il tabù formale.

Pompeo ha dichiarato lunedì che gli insediamenti israeliani in Cisgiordania non sono “di per sé contrari al diritto internazionale”. Una dichiarazione che Benjamin Netanyahu ha immediatamente salutato con massima soddisfazione,

Gli Stati Uniti considerano solo gli insediamenti israeliani in Cisgiordania occupati sono “non conformi” al diritto internazionale, annunciato lunedì 18 novembre, il segretario di Stato americano Mike Pompeo. Washington ritorna quindi alla posizione ufficiale pubblicata dal 1978 dagli Stati Uniti su questa questione.

“Dopo un’attenta considerazione di tutti gli argomenti di questo dibattito legale, abbiamo ritenuto che la creazione di insediamenti di civili israeliani in Cisgiordania non è di per sé contraria al diritto internazionale”, ha detto Pompeo alla stampa.

Invero il segretario di Stato, parlando di “diritto internazionale” si arroga una facoltà che non gli appartiene, a meno di non accettare quel proverbio cinico più sopra citato.

L’unico soggetto titolato per cambiare quanto consolidato in merito è la giurisdizione internazionale ed essa in principio non risponde solo agli interessi USA e sionisti.

Dal canto suo il presidente palestinese Mahmoud Abbas ha dichiarato che l’iniziativa degli Stati Uniti è “in completa contraddizione con il diritto internazionale”e Saeb Erekat lo storico negoziatore del ANP l’ha definita una decisione “irresponsabile”.

Anche l’Unione europea ha ricordatola sua posizione “chiara” e “invariata”: “tutte le attività di insediamento sono illegali ai sensi del diritto internazionale e compromettono la fattibilità della soluzione a due stati e le prospettive di una pace duratura “.

Negli Stati Uniti, la senatrice democratica Elizabeth Warren, candidata alla Casa Bianca, ha denunciato l’inversione di tendenza americana, promettendo di annullarla se sarà stata eletta alla presidenza. La Warren ha twittato: “Questi insediamenti non solo violano il diritto internazionale, ma rendono la pace più difficile da raggiungere”.

Sono oltre 700 mila i “coloni” che occupano in pianta stabile territori della Cisgiordania con la dichiarata intenzione di realizzare una situazione irreversibile e rendere vana ogni legittima pretesa al riconoscimento dei diritti del popolo palestinese a partire di quello al ritorno.

Da quando è entrato in carica nel gennaio 2017, Donald Trump si sta dimostrando un iper sionista: ha riconosciuto Gerusalemme come la capitale dello stato ebraico e l’annessione di Israele delle alture del Golan.

Secondo alcuni osservatori, la manovra dell’amministrazione Trump va anche nella direzione di delegittimare la campagna BDS ( Boicottaggio, Disinvestimento, Sanzioni) che dalla illegalità degli insediamenti ebraici in Cisgiordania e nel Golan trae giustificazione anche legale.

 

Sarà utile ricordare che Israele, coperto dai suoi potenti alleati ha sempre ignorato o svuotato di significato tutte le regole del “diritto internazionale” a partire da oltre 50 risoluzioni delle Nazioni Unite: 

– Assemblea Generale risoluzione 194 (1947): profughi palestinesi hanno il diritto di tornare alle loro case in Israele;
– Risoluzione 106 (1955): Condanna Israele per l’attacco a Gaza;
– Risoluzione 111 (1956): condanna Israele per l’attacco alla Siria, che ha ucciso cinquanta-sei persone;
– Risoluzione 127 (1958): raccomanda a Israele di sospendere la sua zona “no man” (di nessuno) a Gerusalemme;
– Risoluzione 162 (1961): chiede a Israele di rispettare le decisioni delle Nazioni Unite;
– Risoluzione 171 (1962): indica brutali violazioni del diritto internazionale da parte di Israele nel suo attacco alla Siria;
– Risoluzione 228 (1966): censura Israele per il suo attacco a Samu in Cisgiordania, allora sotto il controllo giordano;
– Risoluzione 237 (1967): chiede con urgenza a Israele di consentire il ritorno dei profughi palestinesi;
– Risoluzione 242 (1967): l’occupazione israeliana della Palestina è illegale;
– Risoluzione 248 (1968): condanna Israele per il suo attacco massiccio su Karameh in Giordania;
– Risoluzione 250 (1968): chiede a Israele di astenersi dal dispiegamento militare (parata) a Gerusalemme;
– Risoluzione 251 (1968): deplora profondamente il dispiegamento militare (parata) israeliano a Gerusalemme, in spregio della risoluzione 250;
– Risoluzione 252 (1968): dichiara nulli gli atti di Israele volti a unificare Gerusalemme come capitale ebraica;
– Risoluzione 256 (1968): condanna del raid israeliano sulla Giordania e delle palesi violazioni del diritto internazionale;
– Risoluzione 259 (1968): deplora il rifiuto di Israele di accettare la missione delle Nazioni Unite per valutare l’occupazione dei territori;
– Risoluzione 262 (1968): condanna Israele per l’attacco sull’aeroporto di Beirut;
– Risoluzione 265 (1969): condanna Israele per gli attacchi aerei di Salt in Giordania;
– Risoluzione 267 (1969): censura Israele per gli atti amministrativi atti a modificare lo status di Gerusalemme;
– Risoluzione 270 (1969): condanna Israele per gli attacchi aerei sui villaggi nel sud del Libano;
– Risoluzione 271 (1969): condanna Israele per la mancata esecuzione delle risoluzioni delle Nazioni Unite su Gerusalemme;
– Risoluzione 279 (1970): chiede il ritiro delle forze israeliane dal Libano;
– Risoluzione 280 (1970): condanna gli attacchi israeliani contro il Libano;
-Risoluzione 285 (1970): richiesta dell’immediato ritiro israeliano dal Libano;
– Risoluzione 298 (1971): deplora il cambiamento dello status di Gerusalemme ad opera di Israele;
– Risoluzione 313 (1972): chiede ad Israele di fermare gli attacchi contro il Libano;
– Risoluzione 316 (1972): condanna Israele per i ripetuti attacchi sul Libano;
– Risoluzione 317 (1972): deplora il rifiuto di Israele di ritirarsi dagli attacchi;
– Risoluzione 332 (1973): condanna di Israele ripetuti attacchi contro il Libano;
– Risoluzione 337 (1973): condanna Israele per aver violato la sovranità del Libano;
– Risoluzione 347 (1974): condanna gli attacchi israeliani sul Libano;
– Assemblea Generale risoluzione 3236 (1974): sancisce i diritti inalienabili del popolo palestinese in Palestina all’autodeterminazione senza interferenze esterne, all’indipendenza e alla sovranità nazionale;
– Risoluzione 425 (1978): chiede a Israele di ritirare le sue forze dal Libano;
– Risoluzione 427 (1978): chiede a Israele di completare il suo ritiro dal Libano;
– Risoluzione 444 (1979): si rammarica della mancanza di cooperazione con le forze di pace delle Nazioni Unite da parte di Israele;
– Risoluzione 446 (1979): stabilisce che gli insediamenti israeliani sono un grave ostacolo per la pace e chiede a Israele di rispettare la Quarta Convenzione di Ginevra;
– Risoluzione 450 (1979): chiede a Israele di smettere di attaccare il Libano;
– Risoluzione 452 (1979): chiede a Israele di cessare la costruzione di insediamenti nei territori occupati;
– Risoluzione 465 (1980): deplora gli insediamenti di Israele e chiede a tutti gli Stati membri di non dare assistenza agli insediamenti in programma;
– Risoluzione 467 (1980): deplora vivamente l’intervento militare di Israele in Libano;
– Risoluzione 468 (1980): chiede a Israele di annullare le espulsioni illegali di due sindaci palestinesi e di un giudice, e di facilitare il loro rientro;
– Risoluzione 469 (1980): deplora vivamente la mancata osservanza da parte di Israele dell’ordine del Consiglio di non deportare i palestinesi;
– Risoluzione 471 (1980): esprime profonda preoccupazione per il mancato rispetto della Quarta Convenzione di Ginevra da parte di Israele;
– Risoluzione 476 (1980): ribadisce che la richiesta di Gerusalemme da parte di Israele è nulla;
– Risoluzione 478 (1980): censura Israele, nei termini più energici, per la sua pretesa di porre Gerusalemme sotto la propria legge fondamentale;
– Risoluzione 484 (1980): dichiara imperativamente che Israele rilasci i due sindaci palestinesi deportati;
– Risoluzione 487 (1981): condanna con forza Israele per il suo attacco contro l’impianto per la produzione di energia nucleare in Iraq;
– Risoluzione 497 (1981): dichiara che l’annessione israeliana del Golan siriano è nulla e chiede che Israele revochi immediatamente la sua decisione;
– Risoluzione 498 (1981): chiede a Israele di ritirarsi dal Libano;
– Risoluzione 501 (1982): chiede a Israele di fermare gli attacchi contro il Libano e di ritirare le sue truppe;
– Risoluzione 509 (1982): chiede ad Israele di ritirare immediatamente e incondizionatamente le sue forze dal Libano;
– Risoluzione 515 (1982): chiede ad Israele di allentare l’assedio di Beirut e di consentire l’ingresso di approvvigionamenti alimentari;
– Risoluzione 517 (1982): censura Israele per non obbedire alle risoluzioni ONU e gli chiede di ritirare le sue forze dal Libano;
– Risoluzione 518 (1982): chiede che Israele cooperi pienamente con le forze delle Nazioni Unite in Libano;
– Risoluzione 520 (1982): condanna l’attacco di Israele a Beirut Ovest;
– Risoluzione 573 (1985): condanna vigorosamente Israele per i bombardamenti in Tunisia durante l’attacco alla sede dell’OLP;
– Risoluzione 587 (1986): prende atto della precedente richiesta a Israele di ritirare le sue forze dal Libano ed esorta tutte le parti a ritirarsi;
– Risoluzione 592 (1986): deplora vivamente l’uccisione di studenti palestinesi all’università di Bir Zeit ad opera di truppe israeliane;
– Risoluzione 605 (1987): deplora vivamente le politiche e le prassi israeliane che negano i diritti umani dei palestinesi;
– Risoluzione 607 (1988): chiede ad Israele di non espellere i palestinesi e di rispettare la Quarta Convenzione di Ginevra;
– Risoluzione 608 (1988): si rammarica profondamente del fatto che Israele ha sfidato le Nazioni Unite e deportato civili palestinesi;
– Risoluzione 636 (1989): si rammarica profondamente della deportazione di civili palestinesi ad opera di Israele;
– Risoluzione 641 (1989): continua a deplorare la deportazione israeliana dei palestinesi;
– Risoluzione 672 (1990): condanna Israele per le violenze contro i Palestinesi a Haram Al-Sharif/Temple Monte;
– Risoluzione 673 (1990): deplora il rifiuto israeliano a cooperare con le Nazioni Unite;
– Risoluzione 681 (1990): deplora la ripresa israeliana della deportazione dei palestinesi;
– Risoluzione 694 (1991): si rammarica della deportazione dei palestinesi e chiede ad Israele di garantire la loro sicurezza e il ritorno immediato;
– Risoluzione 726 (1992): condanna fermamente la deportazione dei palestinesi ad opera di Israele;
– Risoluzione 799 (1992): condanna fermamente la deportazione di 413 palestinesi e chiede ad Israele il loro immediato ritorno;
– Risoluzione 1397 (2002): afferma una visione di una regione in cui due Stati, Israele e Palestina, vivono fianco a fianco all’interno di frontiere sicure e riconosciute;
– La risoluzione dell’Assemblea generale ES-10/15 (2004): dichiara che il muro costruito all’interno dei territori occupati è contrario al diritto internazionale e chiede a Israele di demolirlo.

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