Il liberalismo e l’obbligo di essere liberi

Fra le argomentazioni più forti che rappresentano una spina nel fianco al liberalismo, una delle più rilevanti afferma che gli sforzi atti a liberalizzare sono epistemologicamente inutili in quanto essi sono predicati sulla premessa che tale liberalizzazione significhi necessariamente essere più liberi dall’intervenzionismo governativo.

Due fra i padri del liberalismo, Locke e Stuart Mill, sono stati anche i padri di due concetti fondamentali del liberalismo: il principio edonistico e il principio del non nuocere. Le cose che vengono considerate come ‘etiche’ e ‘morali’ in questo quadro sono la ricerca del piacere e la liberta di fare quello che si vuole fin tanto che questa libertà non danneggi il prossimo.

Per Locke tuttavia i diritti fondamentali, gli stessi che hanno ispirato la Costituzione americana dei padri fondatori, possono trovare fondamento solo se basati sul Creatore. In tal modo l’essere umano ottiene un valore intrinseco altrimenti assente, arbitrario e ingiustificabile. Con Stuart Mill il fondamento metafisico del valore umano viene abbandonato per quella che a tutti gli effetti può essere definita come mito e religione inventata, cioé il mito della nascita del contratto sociale, e gli dèi di questo mito sono il piacere e il dolore.

Un esempio utile ad elaborare la nostra riflessione è dato dalle politiche contro i segni religiosi quali il velo. Queste politiche prendono di mira il hijab (e per estensione un’intera minoranza) e, oltre ad assumere una funzione patriarcale, de facto negano il diritto alla donna di entrare nel posto di lavoro se non dopo essersi sottomessa al secolarismo estremista dello Stato al costo di ciò che la donna potrebbe considerare la cosa più sacra, come la propria fede, le ingiunzioni religiose e la libertà di mostrare o meno parte del proprio corpo.

In questo esempio tutti i valori liberali vengono infranti : il principio del non nuocere, in quanto una minoranza viene attaccata per una pratica che non danneggia il prossimo in alcunché; la protezione del diritto delle minoranze; l’evitare la tirannia della maggioranza; il rispetto delle donne, a cui viene letteralmente chiesto di spogliarsi come segno di sottomissione allo Stato Patriarca.

Tutte queste violazioni interne risultano in un illiberalismo in cui l’ipocrita slogan ideale di voler “liberare” la donna diviene in realtà un nuovo colonialismo che contraddice il liberalismo in quanto mira ad obbligare il prossimo a sottomersi ad una definizione e ad una idea relativa e totalitaria di libertà.

Il liberalismo di oggi è un liberalismo che è sempre più schiacciato dal peso delle sue stesse contraddizioni interne. Un liberalismo che non ha un fondamento obiettivo che giustichi il valore intrinseco dell’essere umano ; un liberalismo che ignora i diritti delle comunità a vantaggio di quelli dell’individuo ; ed un liberalismo che ignora i diritti di categorie specifiche di persone (i diritti del marito/ della sposa ; della madre/ del padre ecc).

A tutti gli effetti il liberalismo odierno è una religione dogmatica e come tutte le religioni deve passare per quel compito che fa da filtro distinguendo un’ideologia falsa da una vera : provare che il liberalismo è vero partendo da principi primi e universali. Le grandi religioni quali l’Islam, il Cristianesimo ed il Giudaismo hanno dato risposte più o meno soddisfacenti mettendo in piedi argomentazioni formali che mirano a provare l’esistenza di un Creatore che agisca come fondamento oggettivo e formale del valore intrinseco umano. Il liberalismo ad oggi ha fallito miseramente in questo compito.

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