Il Coronavirus ferma la corsa della Cina verso l’egemonia: ipotesi di guerra biologica

Attualmente in Cina la quarantena coinvolge ben 50 milioni di persone, con la conseguente chiusura delle fabbriche per evitare l’aumento dei contagi. Il protrarre di questa situazione porterebbe a gravi conseguenze economiche. Dal punto di vista geopolitico costituisce una battuta d’arresto per il governo cinese, nel processo di rincorsa al risorgimento della nazione e all’interruzione dell’egemonia mondiale americana.

La globalizzazione e le malattie infettive sono da sempre legate e nella loro evoluzione vi è una reciproca influenza. Il termine globalizzazione coniato nei primi anni 80 è, appunto, di recente uso, nei secoli passati la globalizzazione era identificata essenzialmente nell’internazionalizzazione delle attività di produzione e degli scambi commerciali, ma anche nei viaggi esplorativi e nelle guerre di conquista.

 

I viaggi e le guerre, nei secoli, aumentarono tra civilizzazioni contigue all’Eufrasia e le malattie virali eruttive (morbillo, vaiolo), originarie dal Sud-Asia, cominciarono a diffondersi. Il vaiolo arrivò a Roma con le truppe in rientro dalla Siria, più tardi, lungo la via della seta il vaiolo e il morbillo viaggiarono periodicamente da Roma alla Cina. La peste che colpì l’Europa, intorno al 1347, dopo il suo primo apparire in Sicilia arrivò in Russia dopo aver attraversato l’intero continente Europeo.

Nel quindicesimo secolo gli abitanti europei iniziarono ad esportare i loro agenti patogeni nel sud del Pacifico poi in Australia e in Africa, con esiti letali per la popolazione fino ad allora rimaste immunologicamente isolate, quindi, vi fu una veloce diffusione di vaiolo, morbillo, tifo, tubercolosi, che da sola in un secolo provocò la morte del 90% delle popolazioni native della Colombia. Con lo scambio import/export dal Nuovo Mondo arrivò in Europa la sifilide e allo stesso tempo la tratta degli schiavi introdusse nelle Americhe la malaria e la febbre gialla. Non possiamo evitare di citare la prima pandemia influenzale la “Spagnola” che uccise milioni di persone in tutto il mondo.

Nei tempi moderni si riteneva che i rischi delle malattie infettive fossero cancellati, nel 1981 l’OMS affermò che entro l’anno 2000 si sarebbe realizzato un mondo senza epidemie, salvo poi assistere, poco dopo, alla diffusione, in dimensioni di pandemia, dell’AIDS.

Possiamo tranquillamente affermare che la globalizzazione interagisce con la sanità pubblica, attraverso vari fattori, quali incremento dei viaggi, l’immigrazione per fame, per cui una liberalizzazione politica ed economica conduce ad una minor protezione per le popolazioni autoctone rispetto a patologie normalmente assenti in quella determinata area geografica.

Non meno importante è la riduzione per motivi economici degli investimenti nei programmi di sanità pubblica, rendendo meno efficiente gli interventi di prevenzione. Inoltre, moderne tecnologie come l’allevamento intensivo, la preparazione industriale degli alimenti, in particolare per la carne processata, l’utilizzo di antibiotici come marker in piante transgeniche, possono determinare un’importante causa dello sviluppo di malattie infettive.

In questi giorni ci troviamo a dover affrontare l’emergenza del Corona Virus. Il 31 Dicembre 2019 le autorità cinesi hanno notificato un focolaio di casi di polmoniti ad eziologia non nota nella città di Wuhan, il 9 Gennaio 2020 il China CDC ha identificato un nuovo corona virus causa di tali polmoniti.

Al 31 gennaio in base ai dati pubblicati dal Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC), sono state notificate complessivamente 11955 casi di cui 259 decessi. In Europa abbiamo 22 casi confermati. In Italia, confermati dall’ISS i primi due casi, turisti cinesi attualmente ricoverati allo Spallanzani di Roma. Anche in conseguenza a ciò, durante la riunione della task force sul coronavirus del 31 gennaio, il 3ministro della salute Roberto Speranza afferma “Alla luce della dichiarazione di emergenza internazionale dell’OMS, abbiamo attivato gli strumenti normativi precauzionali previsti dal nostro paese”, Speranza ha precisato che “le misure assunte sono precauzionali e collocano l’Italia al più alto livello di cautela sul piano internazionale, proclamando, quindi lo stato d’emergenza sanitaria per sei mesi stanziando 5 milioni di euro bloccando i viaggi e i trasporti da e per la Cina. Poco prima di tali fatti l’OMS aveva dichiarato lo stato d’emergenza globale, la sesta volta dal 2005, non raccomandando però limitazioni ai viaggi.

Anche per l’influenza H1N1 cosi detta suina fu proclamato lo stato di pandemia poi dichiarato come un falso allarme a causa della scarsa mortalità. Anche nel caso dell’H5N1 (aviaria) fu dichiarato un allarme poi rientrato in quanto era si caratterizzata da un’alta mortalità ma anche da una poco efficiente capacità di trasmissione da persona a persona.

La vicenda dell’aviaria è stata oggetto da un’inchiesta partita dagli USA e proseguita in Italia dai NAS, in cui dalle indagini dei Carabinieri emerge un business delle epidemie che segue una cinica strategia commerciale. Paolo Candoli manager di una casa farmaceutica veterinaria afferma di aver importato clandestinamente nel 1999 ceppi dell’epidemia aviaria, epidemia presentatasi proprio in quel periodo in Italia. Uno dei capitoli più inquietanti dell’inchiesta ricostruisce la diffusione dell’allarme del pericolo di contagio per l’aviaria ne 2005.

Gli inquirenti affermano che, esaminando i documenti ufficiali e le iniziative delle aziende, l’emergenza “sia stata più mediatica che reale”. Nel dossier investigativo si vaglia il ruolo dell’OMS, la quale raccomandava scorte di Tamiflu (Oseltamivir) prodotto da Roche. Le vendite di tale farmaco aumentarono a dismisura circa il 263 per cento, si consigliava inoltre, l’uso di vaccini contro l’influenza. Per quanto riguarda l’influenza suina assistiamo a scenari analoghi. Uno studio pubblicato sul BMJ (British Medical Journal) dimostrò come dietro l’allarme pandemia ci fossero stati forti interessi economici.

Nell’aprile 2018 durante la conferenza annuale sui programmi educativi del Massachusetts Medical Society a Boston Bill Gates intervenne “profetizzando” una pandemia nel Sud dell’Asia che in sei mesi avrebbe provocato trenta milioni di morti. Il 18 ottobre 2019 durante il Pandemic Table Top Exercise tenutà al Johns Hopkins For Health Security in partecioazione con il World Economic Forum e con Bill and Melinda Gates Foundation, si ponevano il problema in via del tutto teorica dello sviluppo nel Sud-Est Asiatico di una pandemia, vennero condotti esercizi su cosa si sarebbe dovuto fare, ribadendo l’ipotesi dei 30 milioni di morti.

Gli USA hanno reagito all’allarme Corona virus in modo abbastanza drastico bloccando i voli da e per la Cina, nessun non americano che sia stato in Cina può entrare in USA, gli americani che sono stati nella provincia di Hubei vanno in quarantena e gli americani che sono stati in qualsiasi altra parte della Cina sono confinati in casa in isolamento.

INTERVISTA AL DOTT. FRANCESCO CETTA, PROFESSORE ORDINARIO DI MEDICINA, GIÀ DIRETTORE DELLA CLINICA CHIRURGICA  DELL’UNIVERSITÀ DI SIENA 

È evidente come l’allarmismo diffuso abbia dato vita ad una vera e propria psicosi collettiva. La nostra percezione del rischio non è dipendente da quanti casi abbiamo o da quanto grave è questa infezione, ma da una serie di elementi che la scienza del rischio definisce chiaramente. In questo caso l’aggravante del Corona virus è quello di provenire da un paese già etichettato in passato come fonte di pericolo, spesso ciò che arriva dalla Cina viene considerato meno sicuro perché sottoposto a minor controlli, spesso è vero ma non si può generalizzare, inoltre, il crescente ruolo cinese nell’economia mondiale ha creato, nel tempo, una sensazione di ostilità, è, infatti, largamente diffusa la visione della concorrenza sleale cinese ai danni di altri popoli.

Con questo quadro generale l’impatto politico-economico potrebbe superare quello sanitario.

Dal punto di vista geopolitico costituisce una battuta d’arresto per il governo cinese, nel processo di rincorsa al risorgimento della nazione. Questa epidemia potrebbe determinare un grave danno all’immagine della Cina a livello internazionale, in un momento storico in cui la stessa cercava, anche in maniera piuttosto incalzante, l’interruzione dell’egemonia americana nel tentativo di affermarsi come potenza mondiale in grado di sovrastare gli Stati Uniti.

Tale pandemia mostra la criticità e le fragilità di un’economia globalizzata, basata su processi industriali parcellizzati che potrebbero entrare in crisi a causa di un isolamento protratto della Cina. Attualmente in Cina la quarantena coinvolge ben 50 milioni di persone, con la conseguente chiusura delle fabbriche per evitare l’aumento dei contagi. Il protrarre di questa situazione porterebbe a gravi conseguenze economiche, che si riverserebbero a cascata su tutto il mondo, soprattutto, sui mercati fiorenti tra cui anche l’Italia, ne troviamo un esempio nelle grandi griffe della moda, le quali hanno siti off-shore in Cina sede della maggior parte della produzione del marchio.

Ovviamente nel breve e medio periodo ci potrebbero essere conseguenze disastroso sull’economia globale, nel lungo periodo, però potremmo assistere al ritorno della produzione in loco, ciò ridurrebbe l’influenza politica ed economica di chi detiene la buona parte della ricchezza mondiale.

Negli ultimi giorni si è, inoltre, diffusa la notizia, attraverso un’intervista pubblicata sul Washington Times a D. Shoham biologo ed ex ufficiale dell’intelligence israeliana, che il virus sia il prodotto di attività avvenute in un laboratorio di Wuhan dove il governo cinese porterebbe avanti un programma segreto di sviluppo di armi biologiche. Ovviamente, tale notizia non trova fonti di conferma ufficiali, la cosa che, invece, possiamo 6affermare è che nella città di Wuhan c’è una delle massime concentrazioni di laboratori coperti da segreto militare, dove con molta probabilità si lavora in campo della biologia molecolare avanzata.

Nessun commento

Lascia un commento sull'articolo