Forse è meglio non tornare in moschea subito

Da qualche giorno oramai si parla della possibile riapertura dei luoghi di culto, ma noi musulmani ufficialmente di luoghi di culto non ne abbiamo, quei pochi che abbiamo si contano sulle dita di una mano. Già questa è una beffa per noi essendo la prima minoranza religiosa.

I protocolli saranno due, uno per i cattolici e uno per il resto del calderone, ho provato a darmi una motivazione ragionevole, ma non c’è. Quando nei giorni scorsi in una diretta su Instagram parlando del diritto di culto con alcuni giovani politologi ribadivamo la laicità dello Stato, alcuni italianissimi, con genitori e nonni italiani, ribadivano che l’Italia è laica solo sulla carta ma in realtà tende troppo alla Chiesa Cattolica Apostolica Romana al Vaticano.

 

Accettiamo i due protocolli pur di tornare a pregare, ma se le cose dovessero essere fatte in punta di diritto, al tavolo si dovrebbero sedere le confessioni che hanno un’intesa e noi musulmani tra queste non ci siamo, abbiamo tante sigle quante i funghi, ne spuntano di nuove dove si vuole rappresentare tutti, ma alla fine non rappresenta quasi nessuno, tranne rare eccezioni,

Le regole indicative per tornare a pregare nei luoghi di culto sono semplici:

  • Locali igienizzati
  • Un numero limite di persone può accedere
  • Una persona che conterà il rispetto del numero limite
  • Mettere a disposizione mascherine, guanti e gel igienizzante
  • Si consigli spazi aperti
  • Preghiere brevi

Se proviamo a valutare in breve ogni singolo punto per le nostre “moschee” perché ufficiosamente lo sono, ma ufficialmente no, sull’igienizzazione dei locali non ci dovrebbero essere difficoltà. Unica nota forse sarà il dover chiudere i servizi perché non penso sia possibile ad ogni abluzione igienizzare, quindi per motivi igienici i bagni saranno chiusi. Già qui sorge il problema di chi arriva senza abluzione e ne ha bisogno o chi perde l’abluzione nel percorso da casa/lavoro verso la moschea.

Il numero limitato di persone che può accedere è una questione gestibile nei piccoli centri, ma nelle grandi città dove a volte in moschea ci sono anche 900 persone? Su che base si permetterà ad alcuni di accedere ed altri no? Si la fila con al supermercato? Ricordiamoci che la preghiera settimanale è di venerdì in piena pausa pranzo o una pausa rosicata per pregare, come si fa a gestire l’orario? Anche questo diventa problematico.

L’addetto al conto forse sembra essere il meno problematico dei punti e sinceramente vorrei vedere quanti si spingeranno volontari a fare da sceriffo della moschea.

Arriviamo alla nota economica, ovvero mettere a disposizione mascherine, guanti e gel igienizzante, un costo per delle moschee che già da due mesi ed oltre non hanno ingressi economici, anzi tante uscite per aver aiutato gli ospedali locali e provinciali (tanto di cappello a noi), ma di entrate niente. Bisogna poi pensare che spesso una buona parte delle entrate per progetti arriva dalle raccolte durante il Ramadan e quest’anno pure quelle saltano.

Con delle moschee che avranno i conti in rosso o al limite, dove trovano i soldi per fornire mascherine, guanti e il gel igienizzante? E per quante persone devono essere fornite?

Il consiglio di preghiere all’aperto mi sa molto di barzelletta, tutti sappiamo che i locali sono chiusi: chiese, moschee, sinagoghe, templi indù e buddisti, e ogni altro luogo di culto. Quindi questo consiglio lo leggo molto come una presa per in giro, ma sorvoliamo anche su ciò.

Sulle preghiere brevi possiamo aprire enormi discussioni, gli imam hanno una sola occasione di parlare ad un folto pubblico, il venerdì e ne approfittano per fare quasi sempre sermoni lunghi, nelle loro lingue madri, senza tener conto di chi non capisce la loro lingua (arabo, punjabi, urdu, albanese, turco) e poi serve la consueta traduzione per chi fornisce il servizio e non è presente ovunque.

Una delle difficoltò maggiori che ho avuto è con gli imam azhariti, per loro la khutba è di 40 minuti, cascasse il mondo lui deve parlare per 40 minuti, che tu sia impegnato o c’è una comunicazione o la gente deve andare a lavorare e si lamenta, per l’imam azharita servono 40 minuti. Ho provato a spiegarmi più e più volte, ma loro sono di coccio e tirano dritto per la loro strada.

Come si fa a spiegare all’imam che deve parlare solo 5 minuti perché ci sono altri 10 turni di preghiera del venerdì? Perché la situazione sarà questa.

Valutando tutti gli scenari possibili penso che la riapertura del 18 maggio per noi musulmani debba essere una data di studio, studiare lo scenario possibile, la situazione migliore per riaprire, ricominciare da Eid Al-Fitr all’aperto, le organizzazioni islamiche devo unirsi in una comunicazione comune, per una volta per il bene di questa Umma Italiaca, e dopo Ramadan riaprire gradualmente avendo avuto 10 giorni per organizzarsi; linea proposta da Hamza Roberto Piccardo, non l’ultimo arrivato, ma uno che per i musulmani in Italia ha fatto fin troppo.

Se non fosse, ci sarà un immenso casino per pochi giorni di Ramadan e per le preghiere del venerdì, con il rischio di news pseudo veritiere come il Caso Navigli.

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