La riserva indiana della fede nella società occidentale


Ogni musulmano prima dell’alba, anche se a volte non proprio prima dell’alba come sarebbe prescritto, ma comunque appena sveglio, recita la preghiera del Fajr; si rivolge a Dio affidandogli le azioni, i pensieri, le preoccupazioni della sua giornata e della sua vita. 

Prima dell’alba il mondo è ancora addormentato, il mondo è immerso nel silenzio; l’animo è leggero e i pensieri volano rapidi; guardarsi dentro, pensare all’universo delle cose invisibili è più facile, sgorga fluido il pensiero di Dio e degli angeli che entrano sciamando in casa.

Poi nello svolgersi della giornata seguiranno altre quattro preghiere: il mezzogiorno o Dhur, il pomeriggio o Asr, il tramonto o Maghreb, e nelle ore che precedono il riposo, l’ultima preghiera della giornata, la preghiera dell’Isha. E così sempre, ogni giorno che ci è dato di vivere.

L’Islam è questa religione, la religione che conduce il fedele in ogni momento della sua giornata; la preghiera, o Salat, è uno dei cinque pilastri dell’Islam, gli altri sono la dichiarazione di fede o Shahada, l’elemosina rituale o Zakat, il digiuno di Ramadan o Sauwn, il pellegrinaggio alla Mecca almeno una volta nella vita o Haj. 

Questa religione ha affermato e afferma con forza la signoria di Dio nella vita delle persone e della società, e su questo tema non concede mediazioni; la società islamica è una società ove religione e legge civile si fondono, per il semplice fatto che se c’è un Creatore, Egli è Signore e non c’è limite alla sua autorità.

Quella islamica è una società e una visione della vita dove non c’è spazio per una separazione degli ambiti religioso e civile, separazione che nel mondo occidentale nasce in origine da un’interpretazione dei versetti che si trovano nei Vangeli sinottici e cioè, quel famoso date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio…  di cui tanti si riempiono la bocca, che ha dato il via e ha fornito il fondamento ideologico iniziale alla laicizzazione della società occidentale, ma che anche il cattolicesimo romano non ha mai interpretato in modo così rigido, parlando piuttosto di una distinzione degli ambiti civile e religioso, non di quella netta separazione di cui il mondo laicista si è fatto e si fa promotore.

L’Islam, ovvero quella religione che pretende di abbracciare la vita personale e pubblica delle persone, che pretende di porre la legge di Dio a guida della società, ed è fondamentalmente per questa ragione che in occidente questa religione viene guardata con sospetto, quando non viene dileggiata e respinta con forza. 

L’Occidente figlio dei Lumi ha decretato la morte di Dio, proclamando nei fatti l’ateismo, quell’ateismo pratico di masse umane che vivono, si direbbe in latino, etsi deus non daretur, come se Dio non ci fosse, con il supporto ideologico della scienza profana e della sua Hybris; scienza che ha voluto farsi a sua volta religione, spesso abbandonando quello che dovrebbe essere il suo solo ambito di competenza: lo studio e l’indagine del mondo materiale e di quanto vi accade.  

La scienza, con una buona parte dei suoi sacerdoti, gli scienziati, ha affermato che poiché osservando il mondo da un microscopio o da un telescopio non appaiono angeli o altre divinità, nulla vi è oltre alla tangibile materia. 

Tuttavia la società occidentale, fondamentalmente atea e materialista, e per questo profondamente irreligiosa, ha concesso magnanimamente a Dio la riserva indiana della coscienza individuale, affermando la libertà di culto e di fede, di qualsiasi fede, purché beninteso questa resti confinata nell’intimità dell’individuo, quasi, come ha scritto Maurizio Blondet in un suo articolo di diversi anni fa, che questa sia solo un sogno, o un delirio.