A Frosinone referendum online sulla moschea: il 58% dice si. Ma è legittimo mettere ai voti un diritto riconosciuto dalla Costituzione?

Una pagina facebook ha promosso un referendum informale online sulla costruzione della moschea a Frosinone, il sondaggio Si è concluso con la netta vittoria del SI (58%) dei 1628 votanti. Ma è legittimo mettere ai voti un diritto riconosciuto dalla Costituzione?

Del progetto della moschea di Frosinone, avviato nel 2015, poi bloccato per alcuni problemi di natura urbanistica, si è tornato a parlare nella primavera scorsa, un progetto che come spesso avviene quando si parla di moschee, ha suscitato polemiche, una raccolta firme e manifestazioni contrarie. Il progetto prevede circa 2 mila metri cubi di struttura e l’edifico si compone di tre piani  in cui è anche prevista un’area didattica per insegnare la lingua araba e la religione. 

Soddisfazione per l’esito della consultazione è stata espressa da parte della comunità dei musulmani del frusinate e evidentemente disappunto dalla parte contraria.

E’ una vittoria- argomenta Mohey Eddin, menbro attivo della comunità a Frosinone, che tirerà su il morale dei musulmani della città e della zona, ma in realtà è un passo che non ha nessun senso: l’urbanistica e il consiglio comunale di Frosinone decidono in base alle condizioni urbanistiche e non guardano le pagine di Facebook. Tra i cittadini di Frosinone ci sono anziani (sia musulmani o no) che non sanno usare Internet né rispondere a questo tipo di sondaggi digitali e ci sono giovani a cui non importa tanto questo tipo di sondaggi, perché si tratta una consultazione che mette in discussione la libertà della pratica religiosa che la Costituzione Italiana garantisce a tutti gli abitanti dell’Italia”

Al di della vittoria del fronte del SI, scrivono i promotori del sondaggio, quel che è risultato evidente è stata soprattutto la spaccatura della città su questo tema. E la misura di questa spaccatura, per motivi socio-culturali, etici, religiosi e persino urbanistici, è stata certificata non solo dai numeri, ma soprattutto dall’animosità dei commenti emersa spesso nel dibattito

Dal canto suo Il Comitato “No alla Moschea” animato soprattutto da FdI: “ha deciso di partire con una nuova raccolta di firme che sarà utile a promuovere un referendum consultivo. Non crediamo a nessun sondaggio virtuale, non crediamo a nessun confronto virtuale, siamo un partito che dal pensiero produce azione e chiederemo alla cittadinanza di dire si o no nel segreto dell’urna! Nei prossimi giorni sarà comunicato il programma delle raccolta di firme reali!”.

E qui sta il nocciolo della questione. A prescindere dalla buona intenzione di chi ha lanciato il sondaggio, è accettabile che un diritto costituzionalmente riconosciuto, gerarchicamente alto, possa essere sottoposto a consultazione popolare?

In tempi in cui una gran parte della politica è proiettata a implementare nell”ordinamento nuovi diritti di cui la maggior parte degli italiani non sentiva affatto la mancanza, i diritti consolidati sono continuamente denegati: quello al lavoro, (art.4), il ripudio della guerra (art.11) all’istruzione (art.34) e, nella fattispecie dei diritti religosi : art 8. Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge; art. 19.Tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma, individuale o associata, di farne propaganda e di esercitarne in privato o in pubblico il culto, purché non si tratti di riti contrari al buon costume;

In dottrina costituzionale è pacificamente riconosciuto che il fatto di poter professare anche in forma associata e pubblicamente, implica per corollario, il diritto di disporre di luoghi ad esso dedicati e, come scrive il Del Giudice nel suo Manuale di Diritto Costituzionale: … Deve essere, pertanto, considerato persecutorio l’atteggiamento di alcuni Sindaci che impediscono la costruzione di luoghi di culto (es. moschee) o si accaniscono (con continui accertamenti relativi possibili o a presunte violazioni urbanistiche) contro i proprietari di quelle abitazioni in cui i fedeli (prevalentemente islamici) si riuniscono per la preghiera collettiva.

Purtroppo in questi tempi d’islamofobia sono molte le amministrazioni comunali che hanno minacciato demogogicamente di ricorrere al referendum consultivo previsto nei loro statuti comunali che poi non hanno mai realmente organizzato proprio perché il risultato non avrebbe potuto comunque trasformarsi in atto ammistrativo e anche la fanigerata legge detta anti-moschee della Regione Lombadia che lo prevedeva proprio per i luoghi di culto islamici, è stata cassata dalla Corte Costituzionale.

Pertanto i nemici della libertà (religiosa in questo caso) ricorrono a tutti gli artifici e i cavilli per frapporre ostacoli e ritardarne quanto più possibile il pieno godimento. In particolare la mancanza di aree destinate nel PGT ( Piani di governo del territorio).

Ma in un Paese democratico dev’essere certo che esista una gerarchia nell’ordinamento e che nessun regolamento amministrativo possa negare una grande libertà costituzionale come quella del culto. I PGT devono tenere conto di questa esigenza riconosciuta nella carta fondamentale e prevedere spazi adeguati in ogni Comune.

Purtroppo le istituzioni si nascondono dietro l’ inadeguatezza, come comunità musulmana in Italia a rappresentare le sue esigenze, dietro la mancanza di un Intesa ex art. 8 (vedi sopra) e dietro la chimera della legge sulla libertà religiosa che sempre in Parlamento da oltre vent’anni (nelle diverse formulazioni con lo scorrere delle legislature) e mai andata in aula.

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