Milano: la preghiera del rider

Milano, una preghiera, un raggio di luce nell’ oscurità. Milano un giorno qualsiasi. Un ragazzo in bicicletta, un rider impegnato a consegnare pizze o pacchetti ai numerosi clienti per una manciata di euro l’ora.

Traffico, nebbia, frastuono….nulla di più lontano dalla calma, dalla spiritualità a cui punta l’animo umano. Corsa affannata per guadagnare qualcosa in più nella calca di una città sempre in movimento, solitudine.

 

E’ uno dei nuovi volti del neoliberismo alienante che toglie respiro agli individui, toglie tempo, vita….ma all improvviso il giovane si ferma. Posa lo zaino, si toglie le scarpe srotola il tappetino .

Si mette in un angolo riparato dagli sguardi curiosi e dai rumori per i suoi cinque minuti di paradiso quotidiano, che si ripetono cinque o più volte al giorno tutti i giorni dell’ anno.

Costruendo il suo Giardino ovunque egli sia. Quel ragazzo non è solo un lavoratore è un musulmano e sta facendo una delle cinque preghiere.

Questa immagine che spezza la quotidianità alienante risponde ad un desiderio profondo dell ‘animo umano quello dell intimità col Suo Creatore.

Qualcosa talmente inserito nella natura umana che per seppellirlo i finti padroni del mondo ci mettono secoli, anni ed anni di condizionamenti sociali e tante volte nemmeno ci riescono perchè riaffiora come un fiume carsico.

E adesso è lì mentre il credente prega. Si tratta di un atto rivoluzionario 

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