Il digiuno a intermittenza e la riscoperta delle pratiche spirituali in Occidente

Assistiamo in Occidente ad un revival di movimenti, anche laici, in cui si rimette al primo posto l’importanza della contemplazione. C’è il radicamento dell’Islam, lo Yoga, le pratiche meditative e infine, in una terra di confine tra una ricerca spirituale ed una meramente fisica e salutare, si pongono abitudini di vita, come il digiuno intermittente ne sono esempio la dieta 5:2 e lo schema 16:8.

Albert Einstein scriveva: “La più bella e profonda sensazione che possiamo provare è la sensazione del mistico. E questo misticismo è ciò che sta alla base di tutta la vera scienza”. Fino a poco tempo fa questa via era riservata a poche persone. Per i laici l’unico modo per accedere al sacro era attraverso intermediari, come succede nella chiesa cattolica con il rito della messa.

Negli ultimi anni questa situazione si è capovolta. Grazie all’incontro tra popoli, in Occidente, assistiamo ad un ritorno della ricerca spirituale. C’è il radicamento dell’Islam, lo Yoga, le pratiche meditative e infine, in una terra di confine tra una ricerca spirituale ed una meramente fisica e salutare, si pongono abitudini di vita, come il digiuno intermittente.

Sotto quest’ultima etichetta rientrano due tipi di dieta. La dieta 5:2 che permette l’assunzione di tutti gli alimenti per cinque giorni e due giorni di forti restrizioni e lo schema 16:8, che invece limita l’assunzione di alimenti in un periodo variabile tra le 6 e le 8 ore. Prima dell’inizio della giornata e dopo l’ultimo pasto, viene evitato anche il più piccolo spuntino, in modo da abituare l’organismo a vivere e a “lavorare” in condizioni di riduzione della sazietà.

Quando si parla di digiuno è difficile non pensare immediatamente al Ramadan. Il mese di Ramadan è il nono del calendario islamico, reso doppiamente sacro dall’Islàm per il fatto che è “Il mese in cui fu rivelato il Corano come guida per gli uomini e prova chiara di retta direzione e salvezza(Corano II, 185).

Il digiuno, durante il sacro mese di Ramadan è un atto basilare di culto, e prevede l’astensione da cibo e bevande nelle ore comprese tra l’alba e il tramonto. Questo digiuno rituale è obbligatorio per tutti i musulmani tranne che per alcune categorie di persone: “Credenti! vi è stato prescritto il digiuno come è stato prescritto a coloro che son venuti prima di voi e può esser che siate timorati per giorni contati – e chi di voi sia malato, o sia in viaggio, lo faccia per un numero corrispondente di altri giorni e per coloro che a stento potrebbero sopportarlo c’è un’espiazione: il nutrimento di un povero. E se qualcuno da di più, è un bene per lui. Ma è meglio digiunare, se lo sapeste!” (Corano 2, 183).

Il digiuno, insomma, è tutt’altro che una pratica moderna, esso fa parte delle più antiche tradizioni spirituali e la sua utilità, oggi, è sempre più chiara. Innanzitutto, rappresenta un atto politico e rivoluzionario in un mondo dove 60 milioni di italiani mangiano come se fossero 80, togliendo risorse e cibo alla parte più povera del Pianeta.

Ma adesso la scienza ha anche chiarito i suoi effetti benefici. Il digiuno, infatti, rappresenta un riposo fisiologico che favorisce i processi di disintossicazione dell’organismo.

Rafael de Cabo (laboratorio di gerontologia translazionale dell’National Institute of Aging di Baltimora) e Mark Mattson (dipartimento di neuroscienze della Johns Hopkins University) hanno spiegato su una delle più importanti riviste mediche al mondo che: “Alimentarsi in maniera intermittente è una scelta che può far parte di uno stile di vita sano”. Le evidenze più solide riguardano la preservazione di un corretto stato di salute delle cellule. Il processo è reso possibile grazie all’esaurimento delle riserve di glucosio e al ricorso al grasso come fonte energetica. In questo modo, secondo Mattson,migliora la regolazione della glicemia, si riduce la risposta infiammatoria e aumenta la resistenza allo stress”, inoltre, “il digiuno intermittente riduce la pressione sanguigna, i livelli di lipidi nel sangue e la frequenza cardiaca a riposo”.

Per chi conosce le tradizioni mistiche Orientali non è una novità. Eppure, la diffusione di queste pratiche dimostrano la tendenza degli occidentali di cercare le risposte sempre più spesso guardando verso Oriente e dimostrano che siamo arrivati a un punto critico in cui cominciamo a capire che il controllo tecnologico sul mondo esterno ha dei limiti e che questi limiti ci portano a cercare le risposte dentro noi stessi.

Dal positivismo scientifico al materialismo marxista, dalla secolarizzazione e dalla demitizzazione delle chiese fino al consumismo capitalistico, tutti i principali sistemi di valori predominanti nell’Occidente contemporaneo, hanno svalutato l’esperienza interiore e represso la sensibilità religiosa. Ronald Laing scriveva negli anni sessanta: “La nostra civiltà non reprime soltanto gli istinti e la sessualità, ma anche ogni forma di trascendenza. […] In tale prospettiva l’incontro con la spiritualità orientale rappresenta per alcuni occidentali una preziosa occasione per riscoprire attraverso un terreno religioso vergine […] la dimensione del sacro, celata nell’intimo di ciascuno. Così il viaggio in Oriente diviene un ritorno alle fonti del proprio spirito, come scrisse Tagore […]: “Sono le vie più remote che portano più vicino a te stesso”.

Il misticismo, la meditazione, il digiuno, sono esperienze che portano l’uomo a concentrare l’attenzione sul proprio Io più profondo. Madre Teresa di Calcutta in una lettera diceva che lei faceva un certo numero di ore al giorno di preghiera, di contemplazione, e che senza quel ritiro nel profondo non avrebbe avuto l’energia per dedicare tutto il resto del suo tempo ad aiutare le persone. Per il Dalai Lama l’incontro tra lo sviluppo materiale e lo sviluppo morale e intimistico rappresenta la risposta migliore per l’umanità, specialmente per le generazioni future.

Il digiuno, così come la meditazione o la preghiera musulmana possono essere portati a termine solo con un unico strumento: la consapevolezza. Seguendo queste pratiche, aumenta la capacità di essere presenti, qui e ora, alla vita; anziché perderci nei ricordi del passato o nelle anticipazioni del futuro, pensiamo a dove stiamo, a che cosa stiamo facendo e, soprattutto, a chi siamo. Questo modo nuovo di affrontare la vita dona la capacità di calmare la mente, fino a renderla stabile come la fiamma di una candela in una stanza senza vento.

Meditare, pregare, digiunare ci insegnano a guardare attraverso la calma. Se guardo il mare, quando l’acqua è agitata e solleva la sabbia, non posso vedere il fondo. Per vedere il fondo devo aspettare che l’acqua si calmi e la sabbia si depositi. Ma poi devo guardare. Ecco, questo guardare, è la consapevolezza, e cioè la capacità di trasformare la nostra stessa esistenza in energia.

E’ soltanto in questo modo che possiamo costruire nella nostra vita uno spazio libero, in cui non ci muoviamo in maniera compulsiva, meccanica, come una marionetta, ma in un modo veramente e profondamente libero: acquistiamo il controllo di noi stessi.

Ecco perché spesso in Oriente si sente parlare paradossalmente di una mente vuota, perché una mente vuota è capace di accogliere tutto, una mente piena non ha posto per nient’altro.

L’Islam, il Buddhismo si sono affacciati in Occidente da poco e stanno cercando delle forme di riformulazione, in chiave occidentale. Ci vorrà del tempo, ma già si intravedono i primi effetti: la sacralizzazione dell’esperienza ordinaria, l’importanza di una pratica contemplativa nell’azione quotidiana, la nascita di centri di meditazione urbani, che si rivolgono a chi vive in città e, magari, ha anche una famiglia, un lavoro e non intende farsi monaco. L’incontro con culture straniere rappresenta per noi occidentali un’occasione di spiritualità: il vivere insieme come via per approfondire le nostre reciproche virtù.

Un insegnante buddhista diceva: “L’unico aspetto positivo che ha avuto la nube di Chernobyl è averci fatto capire drammaticamente che non esistono divisioni tra nazione e nazione, quando si parla di cielo, e che quello che accade da un parte si trasmette dall’altra. Questo avviene con l’economia, avviene con le idee. E’ un processo storico, che nessuno ha deliberatamente deciso di attuare, ma che sta accadendo”, qui ed ora.

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