Italiana musulmana in UK: la Brexit non ci spaventa, qui abbiamo diritti e rispetto

Un sondaggio dell’ Indipendent, ha rivelato che il 30% degli elettori che avevano votato per la Brexit, e cioè oltre 5 milioni di persone ritiene che “l’immigrazione musulmana fa parte di un complotto segreto per islamizzare la Gran Bretagna” e una parte di loro vorrebbe addirittura espellerli dal Regno Unito. Ne abbiamo parlato con un’italiana musulmana che vive in UK da molti anni, Aisha è una traduttrice giurata e ha un un ufficio di pratiche amministrative per immigrati EU in UK.

Hai la percezione di un aumento dell’islamofobia nel Regno Unito, i musulmani dovrebbero essere preoccupati da questi dati?

Io veramente non sono così pessimista, cioè non in questo modo. Ho sempre pensato che potrebbe succederci ciò che è successo in Bosnia, ma la Brexit secondo me c’entra poco e niente, ci sono tantissimissimi musulmani indiani e pakistani che hanno votato Brexit. Gente che ha fatto fortuna, lavoratori che soffrono la concorrenza degli immigrati “comunitari”. Certamente gli da anche fastidio che un loro parente debba sudare sette camice, spendere tanti soldi e correre grandi rischi per arrivare in UK, mentre un italiano, un portoghese o un romeno possa arrivare senza tutto ciò e godere dei benefits.

Allora è vero che bastava essere cittadini UE per avere sussidi e farsi mantenere dal welfare inglese?

No, non era comunque proprio così. Dal 2015 per ricevere i benefits bisognava aver lavorato un certo periodo. Non erogano più la disoccupazione e le altre forme di welfare solo perchè sei un cittadino UE.

Tu avverti forme di discriminazione e razzismo diffuso intorno alla comunità dei musulmani?

Secondo me in realtà  qui viviamo in un’altra situazione. La mentalità qua è diversa, è quella del “vivi e lascia vivere”, e ogni comunità religiosa gode di quei diritti che nella maggior parte degli altri Paesi europei sono ancora solo obiettivi lontani. Ovviamente noi non condividiamo quanto nel loro modus vivendi  è contrario alla nostra religione o etica, ma non ci viene imposto e ce ne stiamo un po’ per conto nostro.

Quindi tu ritieni che UK sia ancora un Paese in cui i musulmani possano vivere con una certa sicurezza.

Io penso che sarebbe sicuramente meglio vivere in un Paese islamico, ma se non si può o beh allora il Regno Unito è il posto migliore in Europa, perchè basta vivere giustamente nel rispetto reciproco e te ne puoi vivere tranquillo e sicuro; ci sono addirittura quartieri dove la maggior parte degli abitanti sono musulmani, dove si trovano le scuole islamiche e si sente il richiamo alla preghiera. Alcuni li hanno definiti “ghetti”, ma qui non sono percepiti come tali; a mio parere sono semplicemente aree dove le famiglie possono vivere in pace, e i bambini possono andare in bici nel parco senza dover sopportare volgarità e alcolismo diffusi.

Ma questa forma di “sweet apartheid” non è fortemente limitativa delle possibilità di interazione, di dawa e di sviluppo della comunità musulmana?

Forse si, almeno un po’, ma non possiamo neanche dire che siamo isolati: io ho un sacco di clienti non musulmani che vengono tranquilli nel mio ufficio, fanno i loro documenti  e senza gridare allo scandalo o correre via quando vedono che porto il niqab (il velo integrale) cioè a loro proprio non interessa, qua sono troppo abituati. Perfino Boris Johnson e la May hanno più volte ribadito che abbiamo diritto a vestirci come vogliamo.

Il rischio dal punto di vista religioso è però purtroppo quello di “perdere per strada” i nostri giovani. Da una parte ci sono ragazzi e ragazze molto religiosi, che frequentano la moschea e la madrasa (in UK è stato fondato il più grande Darul Uloom, che forma gli imam della prossima generazione). Dall’altra ci sono alcuni giovani attratti dalla cosiddetta “liberta” che questa società presenta loro. Cercano di allotanarli dalla loro religione e tradizione tramite i programmi scolastici, in una scuola pubblica di bassissima qualità e dove stanno avanzando moltissimo le teorie gender e una certa propaganda LGTB.

Come fate a contrastare tutto ciò?

Grazie a Dio abbiamo le scuole islamiche e si può fare homeschooling. Ci sono alternative e modi di resistere: abbiamo grandi moschee e dei darul uloom (centri di studio) dove i ragazzi studiano il Corano e le scienze religiose in genere.

Tra il 2016 e il 2019 i crimini d’odio a sfondo islamofobico nelle scuole e nei college britannici sono più che raddoppiati e i generale la tendenza è all’aumento. Credi che ora che la Brexit è definitiva ci sarà una diminuzione della propaganda e quindi un calo di aggressività?

Sì, quello che credo, o meglio spero, è che i toni si rasserenino in questo senso, gente come Farage o lo stesso Boris hanno usato un linguaggio populista per raggiungere il loro scopo, ma in verità il governo non vuole creare attriti tra le varie comunità. Ora che la legge sulla Brexit è stata votata, non potranno più dire che tutti i mali sono dovuti ad una libera immigrazione che non ci sarà più.

Tieni anche conto che qui le minoranze sono abbastanza solidali tra loro e se attaccano i musulmani anche i sikh e gli indu li difendono, e viceversa. Qui la coscienza che l’unione fa la forza è diffusa a differenza dell’Italia dove spesso quello che ti sembra il peggior nemico è uno segue la tua stessa religione, ha lo stesso colore di pelle, vive la stessa condizione sociale di discriminazione o esclusione, ma non proprio la stessa e su quella piccola differenza si costruiscono steccati, particolarismo che indeboliscono tutti quanti.

Insomma tu sei convinta che si possa continuare a vivere in UK anche dopo la Brexit e che i rischi siano molto relativi e non maggiori che in altri Paesi

Sinceramente non ci dobbiamo sempre e solo lamentare, qui non è il mio Paese ma mi trattano 100 volte meglio che al mio Paese e sinceramente ci sono così tanti musulmani economicamente “potenti” che mai e poi mai ci attaccheranno in maniera organica, se Dio vuole.

Dobbiamo ringraziare quei sapienti che sono arrivati 50 anni fa e ci hanno spianato la strada. Se oggi sono una professionista e posso entrare in Tribunale o negli studi degli avvocati con cui collaboro col mio velo, senza che nessuno ci faccia nemmeno caso, devo ringraziare la moglie del primo sapiente che è venuto a Leicester non per ragioni economiche, ma per trasmettere il messaggio dell’Islam. Sua moglie usciva di casa raramente, e i ragazzini del quartiere le tiravano i sassi. Ma lei non ha camuffato il suo Islam, ha tenuto fede a ciò in cui credeva, e Allah l’ha onorata. Oggi nel mio quartiere la maggior parte delle signore portano il velo, e al Sapiente è stata dedicata una piazza.

Dati:

  • I musulmani in UK sono circa il 6% della popolazione e cioè circa 4 milioni di persone. La maggioranza di loro proviene dal subcontinente indiano siamo giunti ormai alla terza e quarta generazione.
  • Sono 1600 i luoghi di culto tra moschee propriamente dette e riconosciute e sale di preghiera.
  • Nei quartieri Tower Hamlets e New Ham , nel Nord Est  di Londra la popolazione musulmana rappresenta quasi il 40% del totale degli abitanti.
  • A Bradford nel West Yorkshire e Luton nel Bedfordshire sono un quarto della popolazione, a Birmingham  e Leicester un quinto
  • Sarebbero 100 mila i convertiti all’Islam negli ultimi 10 anni

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