L’aborto è un peccato grave ma senza la 194 sarebbe peggio

L’exploit di Salvini  sugli aborti ripetuti delle straniere al pronto soccorso ha riportato in auge, nei soliti termini isterici, dall’una e dall’altra parte, la questione della difesa della vita e della non applicazione della 194 in quella parte che stabilisce la prevenzione dell‘aborto. 

L’ex ministro Fontana vuole togliere anche i contraccettivi, mentre le femministe urlano che il corpo è loro e che Dio non esiste.

Malgrado ciò le donne rimangono comunque sole e la maternità anche per chi non è straniera ed ha una situazione professionale e familiare decente, continua a rimanere un miraggio. 

Nonostante sia vero che gli aborti sono in calo, si tratta di circa ottantamila future vite buttate via ogni anno. Un dato sgradevole, disgustoso, ma migliore di quando la 194 non c’era e si stimavano 260mila vite eliminate ogni anno ancora in embrione. 

I progetti di adozione madre-bambino

In questo contesto di dissoluzione sociale non è possibile eliminare la 194 senza il ritorno degli aborti illegali ma molto si può fare con progetti di adozione madre-bambino, come fa il Movimento Per la Vita con 23 mila vite salvate ed una azione educativa tra i giovani nelle scuole e nelle moschee per recuperare la castità prematrimoniale, una corretta educazione all’affettività dei fidanzati e dei giovani sposi nell’ambito del matrimonio lecito e il recupero del valore della vita, dal concepimento alla sua naturale fine quando Dio vorrà. 

Quella quota di donne che abortiscono per indigenza, depressione, solitudine va risollevata dando loro la motivazione non solo per partorire ma per costruirsi una vita col nascituro. 

I futuri padri vanno responsabilizzati e così i familiari, della coppia quando ci sono. I bambini non devono essere tolti alle madri per ragioni economiche.

Uno sterminio a basso costo

Oggi madri e familiari sono lasciati soli dallo Stato, che preferisce questo sterminio silenzioso perché a basso costo e perché tocca le fasce povere della società, piuttosto che attivare un welfare efficiente. 

Detto ciò trovo ipocrita e nauseante chi si sbraccia giustamente per salvare le vite dei profughi e dei bambini a diecimila km di distanza e poi parla di “diritto d’aborto” come se si trattasse di togliere una ciste uterina e sta zitto quando danno la pillola della morte agli anziani. 

Naturalmente è valido anche il contrario: chi si spertica per il diritto alla vita non si volti dall’altra parte quando si tratta di una persona di colore che viene con un barcone rischiando la vita dopo stupri e torture o quando si tratta di manifestare contro la guerra.

La vita si salva tutta e non ideologicamente e a corrente alternata 

Buttiamole via queste inutili costruzioni mentali se non ci consentono di vedere le realtà nel suo complesso. 

La vita va salvata tutta a cominciare dalla nonna depressa per finire a quella a diecimila km di distanza, non viceversa.

Si subisce la propaganda degli abortisti e delle lobby LGBTQI le cui idee nichiliste ed antiumane rischiano di fare breccia sui nostri giovani.  

Per noi musulmani il feto concepito è speranza di vita ma non ancora persona fino al 120mo giorno dal concepimento, ma va comunque tutelato.

L’aborto in genere è legalmente permesso solo se si tratta di salvare la vita e proteggere la salute della madre  ma comunque sempre in casi ben determinati e nelle prime fasi di sviluppo dell’embrione con pareri difformi da parte delle quattro scuole sunnite considerando anche il contesto di luogo e tempo. 

Al di fuori delle cause di forza maggiore un parere del Consiglio Europeo per la Fatwa e la Ricerca,  presieduto  al tempo da Sheikh Yusuf al-Qaradawi, dice:«L’aborto è proibito nell’islam sia nelle prime fasi di gravidanza sia altrimenti. Qualora si pratichi l’aborto l’entità del peccato varia a seconda dello stadio di gravidanza. […] Quando la gravidanza supera i 120 giorni, l’aborto è del tutto vietato ed è considerato un omicidio’’. 

Per cui esiste diritto di risarcimento per i parenti che non hanno partecipato all’aborto. Questi versetti del Corano possono riferirsi anche all’aborto:

“non uccidete i vostri figli in caso di carestia: il cibo lo provvederemo a voi e a loro…” (Sura al-An’ām, 6:151)

“Non uccidete i vostri figli per timore della miseria: siamo Noi a provvederli di cibo, come {provvediamo} a voi stessi. Ucciderli è veramente un peccato gravissimo”(Sura al-Isrā’, 17:31).

Nella società musulmana i figli si fanno e non si abortiscono perché la donna è protetta nell’ambito familiare anche se è permessa la contraccezione 

Nel caso estremo in cui non possa allevare il proprio figlio per malattia o altro c’è sempre una sorella che ci pensa. Le donne vogliono sposarsi anche se sono laureate e lavorano e vogliono i figli sentendosi incomplete se non ne hanno e gli uomini si assumono per amor di Dio il carico familiare.

Chiamatela come volete ma questa è la società che, se si segue la legge di Dio con rispetto e collaborazione da parte dei suoi membri, assicura la felicità al genere umano.

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