Leopold Weiss: l’ebreo divenuto Muhammad Asad che fondò il Pakistan

Figura poliedrica ed affascinante, che attraversa quasi per intero il Novecento, Hajj Muhammad Asad nacque nel 1900 a Leopoli (Ucraina) con il nome di Leopold Weiss, da una famiglia di rabbini ebrei.

A 13 anni parlava già quattro lingue: francese, inglese, ebraico e polacco; a 20 anni aggiunse anche l’arabo ed il persiano. Abbandonò però l’Università per coltivare il giornalismo e dedicarsi ad una vita avventurosa in Oriente, diventando corrispondente del quotidiano tedesco Frankfurter Zeitung per il Vicino Oriente. Si stabilì in quest’area alla metà degli anni Venti, grazie ad uno zio residente in Palestina.

Leopold Weiss divenuto Muhammad Asad

Ben presto si scontrò con il movimento sionista, avvicinandosi al contempo all’Islam, affascinato dalla vita semplice dei beduini del deserto. Muhammad Asad abbracciò l’Islam nel 1928 e divenne presto amico di diversi principi sauditi; ma non era  il potere ad interessarlo. Come il suo contemporaneo Said Ramadan, quando occupava cariche importanti non esitava a lasciarle non appena si rendeva conto di non poter affrontare la corruzione o il fanatismo, preferendo invece dedicarsi ai suoi studi.

Una perfetta opera d’arte: l’Islam

Fautore dell’ijtihad [sforzo interpretativo originale] e della comprensione razionale dei testi sacri, fu anche un sostenitore del ruolo attivo delle donne credenti nella vita sociale. Ebbe in orrore il fatalismo amorfo e la superstizione in cui era (ed in qualche misura è ancora)  immerso il mondo musulmano popolare e così descrisse l’Islam: “Mi appare come una perfetta opera d’arte. Tutte le parti sono armoniosamente concepite per completarsi e sostenersi a vicenda. Nulla è  superfluo e nulla manca. È il risultato di una struttura di assoluto equilibrio e di solida compostezza”.

La produzione di grandi opere

All’inizio degli anni trenta diede inizio ad un’interessante produzione di grandi opere, pietre miliari per chiunque voglia conoscere l’Islam del ‘900. Innanzitutto un importante tafsir del sacro Corano, forse uno dei più importanti dell’epoca moderna e per cui si impegnò lungo ben 17 anni. È in quel clima che cominciò anche una monumentale traduzione in inglese del Sahih Bukhari (la più autorevole collezione di sentenze profetiche) mentre continuava il suo lavoro di  corrispondente per un giornale svizzero. 

La costruzione del nuovo Stato musulmano: il Pakistan

Nello stesso periodo, dopo l’esperienza in Arabia Saudita, si trasferì in Pakistan dove era in cantiere la costruzione del nuovo Stato musulmano. Asad contribuì alla realizzazione del nuovo Stato musulmano, con la sua Costituzione il più possibile nel quadro della Sharia, insieme ad altri importanti esponenti musulmani dell’epoca, come il filosofo Mohammed Iqbal e Said Ramadan (che ricoprì importanti ruoli dirigenziali proprio in Pakistan e che abbandonò gli incarichi di potere negli anni Sessanta per i motivi già menzionati).

Subito dopo l’indipendenza, oltre a Ministro per la Ricostruzione del Paese, fu anche rappresentante pakistano all’ONU. I principi politici su cui si basava lo Stato pakistano erano l’Islam nell’ambito della democrazia; una democrazia che rispettava le radici spirituali del popolo pakistano e che aveva come progetto la giustizia sociale, l’eguaglianza nella dignità di uomini e donne, la salvaguardia della religione e dei buoni costumi, un’economia aderente ai dettami religiosi.

Negli Anni Ottanta Asad, che si era ritirato in Andalusia per dedicarsi agli studi lontano dalle beghe di potere, fu invitato due volte a ritornare nel Paese che era divenuta la sua seconda patria. La prima volta, trovandosi impegnato negli studi islamici a tempo pieno, rifiutò; mentre la seconda volta, ai tempi del generale Zia Ul Haq, fu chiamato a ricoprire un posto di responsabilità, sotto la spinta dei tantissimi fratelli e delle tantissime sorelle che si riconoscevano nella sua interpretazione dei Testi.

Il ruolo attivo delle donne nello spazio pubblico

Tuttavia si scontrò subito col veto posto da alcuni esponenti politici conservatori e tribalisti, che vedevano negativamente uno straniero favorevole al ruolo attivo delle donne nello spazio pubblico. Anni prima aveva subito delle forti tensioni in quanto non aveva ottenuto il permesso di sposare una donna americana musulmana, che in seguito divenne sua comunque moglie, in quanto cittadino pakistano.

L’autobiografia The Road to Mecca

A questo punto, egli rifiutò  ogni prebenda ed offerta e fece ritorno in Andalusia, dove proseguì i suoi studi redigendo una autobiografia, che rimane  probabilmente la sua opera più conosciuta tra i non musulmani. In questo libro, The Road to Mecca, spiega il senso del suo viaggio spirituale verso l’Islam. Viaggiando dal Vicino Oriente all’Asia Centrale, Asad aveva visto che – a differenza degli occidentali, nevrotici ed egocentrici e perennemente insoddisfatti – i musulmani vivevano con grande serenità gli eventi della vita.

Necessità di musulmani attivi per un mondo islamicamente orientato

Asad spiegò l’atteggiamento dell’Occidente con lo shock culturale avvenuto nel corso delle Crociate, che crearono una frattura in un mondo fino ad allora interdipendente e sostanzialmente pacifico. Gli Occidentali si fossilizzarono nella secolarizzazione e nel vuoto nichilista, opponendosi in gran parte alla verità. Asad, però, non risparmiò critiche anche nei confronti dei musulmani che, invece di crogiolarsi nel vittimismo  a causa dell’oppressione coloniale, dovrebbero essere cittadini attivi per un mondo islamicamente orientato, battendosi contro l’ingiustizia nei confronti dei deboli e degli oppressi e cercando la soddisfazione di Dio invece dei lussi della vita materiale.

Da anziano, Asad, si ritirò in una vita di preghiera, studio e semplicità, fino al suo ritorno ad Dio, avvenuto nel 1992 in Andalusia.

Le sue spoglie giacciono nel cimitero islamico di Granada, accanto all’amata moglie.

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