Gli aguzzini italiani di Silvia Romano

Contro il palazzo di Silvia Romano sono state scagliate alcune bottiglie di vetro. I mandanti morali li conosciamo. 

Silvia è tornata dalla Somalia, uno dei paesi più destabilizzati e pericolosi del mondo sana e salva e dopo 18 mesi di prigionia è riuscita a sfoggiare un sorriso luminoso, in vita sua non ha mai offeso nessuno, non ha mai fatto torto a nessuno, anzi è partita per aiutare. 

Nonostante ciò, in questi tre giorni che han fatto seguito alla sua liberazione, Silvia è stata investita da una tale carica d’odio che di fronte a ciò un cuore sano non può che provare rabbia e ribrezzo. 

A dare il là sono stati i soliti vecchi e abbruttiti propagatori della calunnia, urlatori della diffamazione, insultatori di professione, vecchi rimbecilliti la cui malavita si esprime senza più freni sui loro volti. 

Sgarbi, Sallusti, Feltri, Liguori, Briatore e una pletora di pedoni del peggior giornalismo hanno dettato la linea a chi non vedeva l’ora di riprendere il tiro al bersaglio contro un nemico preferibilmente indifeso. Codardi. E mentiremmo se dicessimo che questa offensiva è prerogativa esclusiva della stampa di destra.

Questi uomini rabbiosi ma intellettualmente flaccidi si sono scagliati contro Silvia Romano come iene che sentono l’odore del sangue, ma “le iene restano iene e i leoni restano leoni”. 

Una giovane donna che ha avuto la forza di resistere a un anno e mezzo di prigionia nelle mani di uno dei gruppi armati più spietati del mondo non può essere paragonata a titolo d’esempio ad un pavido piagnone come Sallusti che non ha avuto il coraggio di affrontare pochi giorni di carcere per difendere le sue convinzioni e ha implorato e ottenuto la grazia dall’allora Presidente della Repubblica Napolitano. 

E che dire di Vittorio Sgarbi? Un uomo che vorrebbe essere un D’Annunzio ma che per campare ha speso la vita passando la lingua sui deretani dei suoi potenti padroni, salvo credere a fine carriera di riscattarsi in intellettuale libero e coraggioso solo perchè ben coperto da vitalizio e immunità. 

Dai loro comodi salotti, dalle loro lussuose redazioni del centro, questi ominicchi hanno dettato la linea: Silvia Romano è una traditrice, Silvia Romano è una complice del nemico, Silvia Romano si è convertita al terrorismo, Silvia Romano va arrestata. 

Così centinaia di migliaia di belve da tastiera in cattività hanno avuto semaforo verde per sfoggiare tutta la propria ignoranza, per sfogare la propria frustrazione sul bersaglio perfetto: giovane, donna, altruista, musulmana, libera, felice. Insulti sessisti, minacce, volgarità di ogni tipo si sono virtualmente abbattute sulla facciata del palazzo dove Silvia vive con la famiglia. 

Ora sono arrivate anche le bottiglie di vetro, reali. Silvia pensava di aver trovato la libertà ma sembra essere nuovamente in prigione. 

I mandanti morali di tutto ciò noi li conosciamo. 

Questi mestatori però continuano ad essere invitati nei migliori salotti televisivi, ad essere a pieno titolo membri rispettabili del sistema dell’informazione, della politica, dell’imprenditoria, ad essere considerati opionionisti degni di essere interpellati. 

In un paese la cui vita politica prima dell’avvento dell’Coronavirus sembrava essere ossessionata dalla lotta all’odio, che discuteva giorno e notte di commissioni contro l’odio, di task force contro le fake news, un paese in cui 800 sindaci scendevano in piazza per difendere la senatrice Segre, ci aspetteremmo una decisa presa di posizione delle massime cariche istituzionali, e di un ostracismo nei confronti di chi pratica il linciaggio mediatico su base razziale o religiosa così come avviene sempre in occasione delle manifestazioni di antisemitismo. 

Purtroppo però sappiamo che l’ostilità, anche violenta, nei confronti dei musulmani gode di una certa tolleranza sistemica che siamo chiamati oggi ad annientare, senza distinguo e tentennamenti. 

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