Il Sufismo è la Scienza Islamica del perfezionamento interiore


E’ dovere di ogni musulmano seguire l’esempio del Profeta, la sua Sunna (tradizione), non soltanto per ciò che concerne le sue parole ed i suoi atti esteriori ma sforzandosi di assimilarne anche i relativi stati interiori. Questo tipo di sforzo è l’oggetto della scienza dell’Ihsan, o scienza del perfezionamento interiore, nota in Occidente con il nome di sufismo. Si tratta a tutti gli effetti di una scienza religiosa, con una sua precisa collocazione nel novero delle scienze islamiche classiche. Del pari di ogni altra conoscenza anche il sufismo può essere studiato accademicamente, come avviene nell’ambito dell’orientalismo, oppure si può far ricorso al fai-da-te, come accade ormai per qualsiasi cosa. Ciononostante, il sufismo resta una disciplina religiosa, con le sue regole, che trova la sua ragion d’essere nella pratica della religione islamica.

I tre livelli della religione islamica 

Si narra che una volta l’Arcangelo Gabriele fece visita al Profeta Muhammad, mentre questi era in compagnia di altri musulmani. Alle cose che i due si dissero si suole far riferimento per una rappresentazione su tre “livelli” della religione islamica. A beneficio dei presenti, l’Arcangelo interrogò il Profeta in merito all’Islam, all’Iman, e all’Ihsan. Lo interrogò anche sui segni dell’ultima ora ma di questo non parleremo.

Per una migliore comprensione della suddetta rappresentazione può essere utile far riferimento alla seguente immagine.

La disposizione “a scatole cinesi” fornisce la giusta prospettiva da cui partire per una breve disamina. Nessuno dei livelli più interni può esistere al di fuori di quelli più esterni. Nessuno dei livelli più esterni si può realizzare compiutamente senza quelli più interni. Nel corso dei secoli in corrispondenza di questi livelli si sono costituite diverse scienze religiose.

Livello 1 – La Legge Islamica

L’Islam è l’accettazione della Legge Divina (sharia) i cui cinque pilastri sono: la professione di fede (shahada); la preghiera rituale (salat) da compiere cinque volte al giorno in determinati momenti; l’elemosina legale (zakat) con la quale si provvede ai bisogni dei meno abbienti; il digiuno dall’alba al tramonto nel mese di Ramadan; e il pellegrinaggio a Mecca dove per i musulmani il profeta Abramo ha costruito la prima opera mai realizzata per adorare il Dio unico (in arabo Allah): la Kaba.

Nell’Islam la scienza religiosa di impatto più prossimo ai fedeli è quella del fiqh, la giurisprudenza islamica, ma ve ne sono anche altre. Fonti della giurisprudenza islamica sono il Corano e la Sunna del Profeta, cioè i suoi detti (hadith) ed i suoi atti. Nell’Islam sunnita si sono affermate quattro scuole di pensiero giuridico (madhhab): malikita, hanafita, shafita, e hanbalita.

Nelle esperienze storico-geograficamente “al limite” che possono essere di interesse per il lettore non musulmano, la scuola di pensiero malikita è stata quella prevalente in Spagna, quando la penisola iberica era parte del mondo islamico (al-Andalus) e ivi convivevano musulmani, ebrei e cattolici, mentre la scuola hanafita è stata quella largamente adottata nel subcontinente indiano all’epoca dell’Impero Moghul (attuali India, Pakistan e Bangladesh) dove si realizzò la convivenza tra musulmani e induisti. Quella hanafita è anche la scuola di pensiero della presenza islamica storica nell’Europa orientale (Albania, Bosnia, …) risalente all’Impero Ottomano. 

Livello 2 – La Fede nell’Islam  

L’Iman (fede) è la convinzione nel credo (aqida) basato su sei articoli: credere nel Dio unico; credere negli angeli; credere nei libri rivelati (di cui il Corano è l’ultimo); credere nei profeti (di cui Muhammad è il sigillo della profezia), credere nel giorno del giudizio; e credere nella predestinazione. Per ciò che concerne l’Iman, nell’Islam sunnita già alla fine dell’VIII secolo venne formalizzato il credo “letteralista” athari, e nel X secolo presero il via le due scuole classiche di “teologia scolastica” (Ilm al-Kalam), quella asharita e quella maturidita. 

Grandi figure del passato come al-Ghazali (1058-1111) e al-Nawawi (1234-1278), tanto per citare due esempi, seguivano la scuola di pensiero giuridico shafita ed erano di credo asharita. al-Nabulsi (1641-1731), autore più recente e relativamente vicino alla sensibilità contemporanea, seguiva la scuola di pensiero giuridico hanafita ed era di credo maturidita. Queste distinzioni hanno avuto la loro importanza fintanto che la civiltà islamica è stata fiorente ma oggi, che il mondo islamico è alle corde, vengono troppo spesso considerate come superate (dal modernismo) o viziate da errore (dal cosiddetto fondamentalismo). Cosa non meno importante è che le suddette eminenti figure del passato, le cui opere hanno marcatamente segnato la storia della civiltà islamica, erano dotte in materia di sufismo. Nel contesto attuale è invece preponderante la negazione dell’esistenza storica, e dell’esigenza, di una scienza dell’Ihsan (terzo livello della religione islamica, il sufismo) e ci si ferma per così dire ai primi due livelli. 

Manteniamoci però nell’ambito dell’Islam sunnita classico, quindi senza modernismi ne fondamentalismi (e senza fare cenno all’Islam sciita o all’Islam politico), e passiamo quindi al terzo livello. 

Livello 3 – Il Perfezionamento Interiore del Musulmano

L’Ihsan (perfezione interiore) consiste “nell’adorare Dio come se lo vedessi, perché anche se tu non lo vedi in vero Lui vede te”.  Con queste parole, in risposta all’Arcangelo Gabriele, il Profeta dell’Islam tracciò l’orizzonte della spiritualità islamica: vivere nella piena consapevolezza della presenza di Dio e rendere ogni atto un atto devozionale. Come facilmente intuibile si tratta di qualcosa che almeno in parte sfugge ad una rigida definizione o catalogazione, ma una religione che non si occupa di queste cose è solo una forma di “governo”. 

La scienza dell’Ihsan è il sufismo

Un complesso di metodi e pratiche supererogatorie rispetto ai precetti religiosi e a partire dal XII sec. la trasmissione di questa scienza è iniziata ad avvenire nell’ambito di confraternite organizzate (tariqa).

“Gli ordini sufi, corpi ben organizzati entro la più ampia matrice della società islamica, hanno esercitato il loro influsso durevole e profondo su tutta la struttura della società… Quando durante certi periodi – per esempio quello susseguente alle invasioni mongole – in alcune regioni venne distrutto il sistema educativo tradizionale, i centri sufi rimasero gli unici depositari anche del sapere accademico per cui si poterono ricostruire, sulla base delle loro conoscenze, le scuole tradizionali” (S.H.Nasr, 1975). 

È importante sottolineare che i metodi e le pratiche del sufismo non hanno ragione di esistere al di fuori della religione islamica. Qui in Occidente, parallelamente alla decontestualizzazione religiosa di pratiche spirituali orientali come lo yoga, ha anche preso piede un filone para-sufi non-islamico. Ma la materia prima su cui lavora il sufismo, in quanto disciplina islamica, è l’individuo musulmano.

Vedere il sufismo come “altro” dall’Islam è una distorsione tipica dell’orientalismo (che ha dei punti di contatto con l’islamofobia) ma è ben poca cosa rispetto all’avversione per il sufismo che si è sviluppata negli ultimi secoli (col cosiddetto fondamentalismo) in seno alla stessa comunità dei fedeli musulmani.

Un’avversione di portata inedita, per intensità e persistenza, che è anche un po’ la cifra della condizione attuale dei paesi a maggioranza musulmani e delle comunità islamiche in giro per il mondo. Esistono però anche opposizioni al sufismo apparentemente più morbide (nel modernismo e nel cosiddetto Islam politico) che mettono in discussione la necessità delle confraternite tradizionali per la trasmissione di questo tipo di conoscenza. A volte queste posizioni nascondono, anche male, la promozione di un partito (o di un movimento politico) che si presenta sotto forma di “confraternita”; altre volte si tratta di vero e proprio individualismo.

Centrale però nel sufismo è il rapporto tra il discepolo (murid) e la figura del maestro (shaykh) che opera sotto l’egida di una catena di trasmissione ed autorizzazione dell’insegnamento, del pari di ogni altra scienza islamica. Rispetto ai precetti religiosi, che sono obbligatori per tutta la comunità dei fedeli (ummah), il carattere supererogatorio del sufismo arricchisce ulteriormente la dimensione interiore del fedele musulmano.

La pratica sufi infatti: muove dalla consapevolezza dei propri limiti nel fronteggiare sia il male insito in ogni individuo che quello fomentato da fattori esterni; necessita della volontà di volersi migliorare; avanza mediante l’umiltà di affidarsi agli ulema del cuore. Contrariamente a come potrebbe sembrare, questa relazione maestro-discepolo fa uso di registri anche molto differenti da quelli utilizzati in psicoterapia, il sufismo infatti è una via islamica di perfezionamento interiore che presuppone la pratica dell’Islam e la convinzione nel suo credo.

Quindi a differenza delle diverse scuole psicoterapiche che si muovono su un piano materialistico orizzontale, facendo a meno dell’esistenza di Dio e quindi della Legge Divina, il sufismo opera sull’individuo musulmano lungo un asse verticale di ascesa facendo leva sulla sua fede. Lungo questo cammino può costituire valido supporto l’utilizzo di testi che sintetizzano le migliori intuizioni e le esperienze consolidate. Purtroppo al giorno d’oggi la produzione di opere di spessore non ha più l’effervescenza di una volta ed il ricorso al materiale del passato non sempre ha una resa efficace come agente di trasformazione interiore.

Perché il sufismo vive di trasmissione diretta e ininterrotta, come ogni scienza islamica classica, e non si materializza con la consultazione di un libro. Va quindi sgombrato il campo da eventuali vane aspettative: la lettura di opere di questo genere non è da considerarsi come una porta di accesso a dimensioni altre, cosi come il completo disvelamento degli insegnamenti veicolati è interdetto all’ambizione del fai-da-te. 

Va anche riconosciuto che nel caotico mondo islamico contemporaneo, che comprende le comunità islamiche presenti ovunque nel mondo, trovare dei validi riferimenti (non solo per il sufismo) è impresa ardua. Ma l’Islam, con la sua diffusione planetaria ed anche per l’assenza di un’istituzione centrale che il materialismo non ha potuto quindi penetrare, mantiene ancora una carica spirituale capace di agire oltre la dimensione intimistica dei singoli fedeli. Per qualcuno il cuore di questa carica è il sufismo, quello autentico.