Petizione in Francia: stop alla persecuzione dei musulmani francesi, raggiunte le 50.000 firme

Di fronte alla recrudescenza dell’offensiva islamofoba da parte del governo francese e alla conseguente persecuzione delle organizzazioni della comunità islamica, i musulmani francesi hanno lanciato una petizione per denunciare la stigmatizzazione dei musulmani e lo stato di eccezione. L’appello ha già raccolto 50.000 firme. 

ECCO IL TESTO DELLA PETIZIONE:

I governi cambiano ma le ossessioni rimangono:  

A seguito delle esternazioni di Emmanuel Macron sulseparatismo islamico, noi francesi, musulmani diciamo BASTA alla stigmatizzazione dei musulmani e alle leggi di emergenza che li prendono di mira!

Dal “Kärcher” di Nicolas Sarkozy all ‘“Apartheid” di Manuel Valls, dai “selvaggi” di Jean-Pierre Chevènement a quello di Gérald Darmanin, gli abitanti dei quartieri popolari e più in particolare i musulmani sono l’oggetto di una speciale attenzione dello Stato. Un’ossessione del genere in un periodo di crisi sanitaria ed economica senza precedenti sarebbe sbalorditiva se non fosse il risultato di una strategia politica attentamente ponderata.

Stiamo purtroppo assistendo a lunghi silenzi colpevoli, alle inchieste e alla costante accusa di milioni di cittadini, la cui unica colpa è di aver scelto l‘Islam come religione e di avere un colore della pelle che dispiace agli estremisti, per ragioni il più delle volte elettorali.

A meno che non sia “il numero a porre un problema”, come ha ricordato Claude Guéant.

Così i governi successivi non hanno mai smesso, un mandato dopo l’altro, una nomina dopo l’altra, di ripetere che verrà il giorno in cui finalmente giungeranno a sconfiggere la chimera  che avevamo fatto così faticosamente creato: la minaccia musulmana.

Piuttosto che impegnarsi nella necessaria lotta al terrorismo come fenomeno criminale, il presidente Macron con il suo discorso, contribuisce alla costruzione del problema musulmano, prendendo di mira i fedeli e la loro fede. Questa “quinta colonna” che “affligge la Repubblica”, la fa tremare sulle fondamenta e la minaccia … con un pezzo di stoffa.

Su Marianne, c’è un berretto frigio.

Su Maryam, il pericolo dell'”islam politico“.

Ma rispondiamo: se la Republique che ha attraversato le ore buie della storia, tempi di oppressione, guerre e altre prove potrà crollare su se stessa se alcuni dei suoi figli pregano e credono in Dio, non è già in rovina? Se il semplice fatto di essere identificabili come musulmani ci rende cittadini “particolari” nonostante il nostro impegno quotidiano nella società, cosa resta delle promesse di uguaglianza scritte sulla facciata dei nostri municipi? E se la nostra Nazione trema non appena sente che alcuni dei suoi cittadini sono musulmani, non è diventata troppo fragile?

Questa fragilità che fa vacillare le nostre élites quando viene sollevata la questione dei privilegi. Questa fragilità che agita febbrilmente i commentatori dei nostri canali di notizie nell’etere.

Questa fragilità che instilla e normalizza la denuncia nei nostri servizi pubblici, non appena un bambino musulmano evoca il nome di Dio.

Il capo dello Stato, già in campagna elettorale, ora afferma di combattere il “separatismo”. Anche lui assumerà posizioni autoritarie e darà garanzie che “Ripristinerà l’ordine repubblicano”, darà un “duro colpo al formicaio”, “senza esitazioni né tabù”, oltre ogni “buonismo”

Se non viene data una definizione precisa e oggettiva dei concetti così agitati, l’obiettivo è chiaro: limitare ancora una volta le libertà, rafforzare una politica di eccezione e aumentare il controllo organizzativo, ideologico e teologico delle comunità musulmane. 

Ma le stesse cause che producono gli stessi effetti, emergono convalidati solo negli schemi dell’estrema destra e la riaffermazione nazionalista. Ancora peggio: formalizzando sempre più la politica del sospetto, finiremo per scoraggiare tutti i musulmani che cercano di fare un lavoro comune, stanchi di lottare per dare ragione a un’ideologia islamofobica che è diventato un dogma politico.

Diciamo BASTA.

Basta con la stigmatizzazione delle donne musulmane, che indossino o meno il velo, le cui scelte di abbigliamento sono diventate oggetto di dibattito nazionale.

Basta con l’uso indebito dei servizi pubblici allo scopo di monitorare gli utenti e i dipendenti musulmani.

Basta con la deliberata volontà dello Stato, ieri come oggi, di interagire con le comunità musulmane con modalità di controllo e intimidazione, con la costante volontà di scegliere i propri interlocutori, a dispetto delle scelte e delle voci dei diretti interessati.

Basta con l’escalation dei dibattiti politici e mediatici vuoti

Basta all’incriminazione di qualsiasi oratore, musulmano o no, che non sottoscriva i discorsi razzisti che sono diventati onnipresenti sui nostri schermi.

Stop alle ossessioni sui nostri calzoncini sotto la doccia, sulle nostre gonne a scuola….Questo ha la barba… Questo ha una sciarpa… Questa ha una kippah… Questa ha un vestito lungo.

Basta con l’inerzia del CSA (Conseil supérieur de l’audiovisuel ) che ha il compito di garantire la correttezza dei discorsi radiofonici e televisivi, che non cerca nemmeno più di fingere, quando migliaia di esposti lo allertano ogni anno sugli abusi di trasmissioni divenute spazi di odio e linciaggio collettivo.

Basta con la vigliaccheria politica che consiste nell’assumere questi temi, “per evitare di lasciarli all’estrema destraper poi normalizzarli all’interno di partiti che si definiscono “repubblicani”.

Basta con le generalizzazioni e gli  attacchi personali, in assenza di dibattiti di idee e progetti collettivi.

Basta  con le false coscienze del progresso, il cui universalismo troppo spesso incantatore, le rende cieche alle differenze se non per discriminarle.

Basta con la complicità e l’alienazione dei troppi esponenti musulmani che hanno a tal punto interiorizzato la stigmatizzazione da farla propria facendo della demonizzazione dei loro correligionari un mezzo per distinguersi, per acquisire una posizione, per una ricompensa, sostituendo la dignità con la docilità, dimenticano che gettando in pasto ai razzisti uomini barbuti e donne con hijab, saranno loro i futuri bersagli di quelli di cui cercano così ardentemente l’approvazione.

Si, basta. Senza sfiducia né complicità

Noi, donne e uomini musulmani, riprendiamo il controllo delle nostre vite, delle nostre scelte, delle nostre voci, dei nostri progetti.

Serenamente, con calma, con dignità, liberamente.

Tendiamo una mano all’intera collettività: vogliamo solo a vivere nell’uguaglianza – reale, non decretata – ancor di più, in fraternità.

È ora di farci sentire!