Salvini che scarica l’antisemitismo sui musulmani dimostra la sua islamofobia, non gli interessano gli ebrei ma il voto di Israele

L’ex ministro dell’Interno e segretario della Lega Nord Matteo Salvini, nel corso di un’intervista rilasciata al quotidiano israeliano, ritenuto vicino a Netanyahu, Israel Ha- Yom, ha fatto alcune dichiarazioni estremamente rivelatorie di quelli che sono i suoi piani per il futuro. Ha promesso di riconoscere Gerusalemme come capitale di Israele e di bandire il movimento BDS se diventerà primo ministro, inoltre ha attribuito la responsabilità dell’antisemitismo in Italia ai musulmani. 

Salvini spera che l’attuale governo di coalizione non duri molto e a detta di alcuni si sta preparando per l’ascesa a Palazzo Chigi cercando la legittimazione sul piano internazionale. Lo fa guardando soprattutto verso Washington e Tel Aviv, a questa esigenza risponde l’intervista Israel Ha- Yom e l’assunzione di posizioni che parlano direttamente agli interessi israeliani. 

L’Italia negli ultimi mesi è stata attraversata da un acceso dibattito sulla questione della propaganda d’odio che ha contrapposto politicamente Salvini, Giorgia Meloni e varie formazioni minori della destra da una parte e il PD e le truppe sardinate dall’altra. Questa contrapposizione piuttosto fittizia, accompagnata da un tourbillon di cittadinanze onorarie conferite e rifiutate alla senatrice a vita Liliana Segre, ha portato al voto favorevole in Parlamento sull’istituzione di una commissione straordinaria  per il contrasto dei fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all’odio e alla violenza. 

La commissione è stata avversata sia da Salvini che dalla Meloni ed entrambi non hanno perso occasione per tirare in ballo l’Islam e i musulmani che a loro avviso sarebbero al contempo l’unico vero pericolo ed i promotori dell’antisemitismo in Italia. 

La senatrice a vita Liliana Segre

L’ultima puntata della saga è stata il  Convegno organizzato dalla Lega a Roma sulle “nuove forme dell’antisemitismo” convegno a cui però hanno dato forfait sia i rappresentanti della comunità ebraica italiana sia la senatrice Segre che era stata invitata da Salvini. 

Matteo Salvini nella sua manovra di avvicinamento al governo del paese ha dismesso parzialemente i panni dell’anti-sistema sin da quando ha proposto un governo con Mario Draghi come premier e ha capito che quello dell’antisemitismo è uno scoglio su cui si possono infrangere le sue aspirazioni. Così per bypassarlo ha rivolto lo sguardo verso l’estero, più precisamente verso Israele. Si tratta di uno schema già adottato da Trump, il presidente USA è inviso a buona parte degli ebrei americani ma è molto amato a Tel Aviv. 

Ambiguità con gli ambienti neonazisti e antisemiti   

Salvini che ha ribadito di non aver nessun legame con Casapound e Forza Nuova, si scorda che in questi anni di ascesa della Lega a livello nazionale Casapound ha dato un forte contributo ideologico all’evoluzione politica leghista inoltre numerose manifestazioni sono state organizzate congiuntamente dai due partiti.

La Lega ha anche candidato nelle proprie file esponenti di movimenti di estrema destra, è il caso ad esempio di Lealtà ed Azione che viene considerata la sigla politica dietro la quale in Lombardia, a Milano in particolare, operano gli Hammerskin, ovvero una formazione antisemita internazionale nata da una costola del Ku Klux Klan.

Luca Traini nelle liste della Lega

Da recenti indagini della Digos è emerso che “Miss Hitler” leader del gruppo neonazista Partito nazionalsocialista italiano dei lavoratori si ispirava a Mario Borghezio, a lungo esponente di primo piano e parlamentare a Strasburgo per la Lega, Borghezio inoltre è un noto islamofobo. 

Stesse simpatie manifestate da Luca Traini, l’estremista che a febbraio del 2018 ha aperto il fuoco contro un gruppo di immigrati africani a Macerata, Traini nel 2017 si era candidato alle elezioni comunali nelle liste della Lega Nord. 

Oltre ai rapporti ufficiali della Lega con le forze dell’estrema destra xenofoba e antisemita, c’è senza dubbio in una parte della base leghista un sentimento diffuso di xenofobia, di ostilità nei confronti dell’Islam e un confuso antisemitismo. Ne sa qualcosa il giornalista ebreo Gad Lerner che quest’anno recatosi alla kermesse della Lega a Pontida è stato insultato e chiamato “ebreo” a mo’ di offesada alcuni militanti del Carroccio. 

Cosa c’entrano i musulmani? 

Al recente Convegno sulle “nuove forme di antisemitismo” organizzato dal partito di Salvini non sono interventuti rappresentanti della Comunità Ebraica Italiana ma erano presenti tra gli altri  l’Ambasciatore d’Israele a Roma e Ramy Aziz, un ricercatore egiziano copto molto vicino ad ambienti sionisti e nemico acerrimo dei movimenti politici di ispirazione islamica come la Fratellanza Musulmana, Aziz si è specializzato appunto nel dimostrare come la minaccia agli ebrei provenga dai musulmani. Ecco il trait d’union perfetto tra antisemitismo, filosionismo e islamofobia. 

L’operazione concettuale che i movimenti della destra europea stanno portando avanti al riguardo è chiarissima: non potendosi smarcare dalla xenofobia e dall’Islamofobia che rappresentano per loro un’ineguagliabile fonte di consensi elettorali hanno bisogno di operare una distinzione che riconosca un certo tipo di discriminazioni come legittime ed altre come inammissibili. In questo caso innammissibile in quanto politicamente sconveniente è l’odio anti-ebraico mentre quello anti-islamico resta un cardine del discorso propagandistico. Per chiudere il cerchio cosa c’è di meglio di far ricadere le colpe dell’ostilità nei confronti degli ebrei sugli odiati musulmani? 

Probabilmente Salvini non potrebbe realizzare questo passaggio senza la complicità di fatto delle comunità ebraiche italiane, che di fronte alla gravità di certe affermazioni non prendono mai posizione per condannare l’islamofobia e difendere i musulmani. Liliana Segre stessa non esce bene da questo episodio, il suo silenzio è imbarazzante  considerato che dovrebbe guidare una commissione sull’odio, d’altronde non si ricordano sue posizioni di condanna all’islamofobia.  

In un paese che ha vissuto le leggi razziali e l’invio degli ebrei verso i campi di concentramento, ci vuole davvero coraggio ad affermare che l’odio anti-ebraico sia dovuto ai musulmani, i musulmani in Italia vengono da paesi come ad esempio il Marocco dove gli ebrei si sono rifugiati per fuggire alle persecuzioni europee. 

Bisogna dire con chiarezza che anche dai rapporti degli osservatori sull’antisemitismo non risultano episodi di violenza o minacce da parte di musulmani nei confronti degli ebrei italiani, cosa che invece come abbiamo visto è attribuibile ad ambienti contigui a Salvini. 

L’equiparazione tra antisionismo ed antisemitismo 

La lobby filo-sionista e i suoi alleati in Occidente hanno elaborato l’equiparazione tra antisionismo e antisemitismo asserendo che ogni opposizione all’ideologia politica che portò all’esproprio della Palestina e all’espulsione dei suoi abitanti equivale ad un attacco nei confronti degli ebrei tout court. 

Oggi questo assunto compie un ulteriore passo avanti in quanto si cerca di far passare che l’unico antisemitismo sia l’antisionismo e cioè la critica politica al sionismo e a Israele, ciò come vedremo è altamente funzionale all’agenda politica sia di Israele che dei suoi alleati internazionali. Per questo i sionisti hanno attaccato il leader laburista Jeremy Corbyn tacciandolo di antisemitismo e Salvini nell’ultima intervista si è accodato agli attacchi. 

Non c’è nulla di più falso però, come hanno scritto 127 accademici ebrei in un appello rivolto ai parlamentari francesi, questa equiparazione è innammissibile per varie ragioni. Essi sostengono che esistano molti ebrei, anche morti nei campi di concentramento, antisionisti e che esistano molti sionisti antisemiti. Sostengono anche che l’opposizione al sionismo sia una posizione politica legittima in Israele e a maggior ragione dovrebbe essere riconosciuta come legittima per i palestinesi che soffrono la violenza e l’ingiustizia dell’occupazione. 

Il bizzaro cattolicesimo di Salvini 

Il leader della Lega negli ultimi anni è stato folgorato sulla via di Damasco e ha iniziato a arringare le folle tenendo in mano il Vangelo oppure a baciare il crocifisso in Parlamento, farsi fotografare col rosario in mano e, tra una cubista e un mojito, a raccomandarsi al “Cuore immacolato di Maria”. Nel frattempo però non ha mai smesso di attaccare frontalmente Papa Francesco sulla questione immigrazione ed è arrivato fino a sbeffeggiare il Pontefice su Tik Tok. 

Viste le premesse non è così strano che al cattolico Salvini non interessi molto dello status di Gerusalemme, città santa per i cristiani, e quindi nemmeno molto dei cristiani palestinesi che soffrono l’occupazione israeliana e che denunciano la fine delle loro comunità in Palestina

Il cristianesimo secondo Matteo ha quindi molto più in comune con alcune chiese evangeliche americane che con la sensibilità dei cattolici. Sono alcune chiese evangeliche americane a portare la bandiera del sionismo con maggiore fervore e a costituire, con il loro messianismo, una forte base elettorale per Donald Trump, a cui hanno chiesto con veemenza il riconoscimento di Gerusalemme come capitale dello Stato di Israele. Salvini, e come lui buona parte della destra euopea, si trova perfettamente a suo agio in questa nuova religiosità senza fede, un credo eminentemente identitario e funzionale ad interessi politici esteri. 

D’Altronde, lo stesso Netanyahu non si fa troppi scrupoli a stabilire alleanze con forze ambigue verso gli ebrei e l’ebraismo, l’importante è che siano fedeli a Israele e difendano la sua politica di occupazione. Ad esempio è il caso del premier ungherese Viktor Orban o del sostegno israeliano alle forze neonaziste ucraine. 

Probabilmente Netanyahu sarebbe capace di allearsi con Hitler stesso, tempo fa disse che il fuhrer non voleva sterminare gli ebrei.

Una politica internazionale molto confusa

Salvini vuole fare il premier ma non ha ancora le idee chiarissime sul posizionamento internazionale da tenere anche se ora si sta delineando una posizione fortemente filo-atlantica e filo-israeliana. 

Prima di fare il ministro dell’Interno Salvini aveva dimostrato forti simpatie per Vladimir Putin e per la Russia, era andato a Mosca alla ricerca di selfie col presidente russo, successivamente invcece si è trovato invischiato in un presunto scandalo di corruzione internazionale sui cui la magistratura italiana sta cercando di fare luce. Gianluca Savoini, uomo molto vicino a Salvini avrebbe cercato ottenere finanziamenti dalla Russia per la Lega utilizzando la compravendita di idrocarburi e l’eventuale plusvalenza gonfiata. 

Il tweet di Salvini dopo l’uccisione di Soleimani

Quando però a inizio anno un drone USA ha ucciso il generale iraniano Soleimani e tutte le cancellerie europee mostravano preoccupazione, Salvini non ha esitato nemmeno un istante a twittare il suo collage di foto con Trump, Pompeo e Netanyahu complimentandosi col presidente USA: “Donne e uomini liberi, alla faccia dei silenzi dei pavidi dell’Italia e dell’Unione Europea, devono ringraziare Trump e la democrazia americana per aver eliminato uno degli uomini più pericolosi e spietati al mondo, un terrorista islamico, un nemico dell’Occidente, di Israele, dei diritti e delle libertà”.

Questa posizione estrema, insieme a quella in passato espressa sul presidente venezuelano Maduro non dev’essere piaciuta molto dalle parti di Mosca. 

Salvini già nel 2018 aveva realizzato una visita in Israele in cui aveva definto terrorista Hezbollah suscitando aspre critiche negli ambienti militari italiani che gli avevano ricordato la presenza in Libano di un contingente italiano nell’ambito della delicata missione UNIFIL. Già in quell’occasione Salvini aveva avuto modo di dichiarare il suo amore per Netanyahu e di affiggere il poster del premier israeliano al muro della sua cameretta affianco a quello di Donald Trump e a quello ora sbiadito di Vladimir Putin.

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