Rimuovere i sintomi delle malattie e del disagio sociale non ci salverà

rudolf virchow cellular
rudolf virchow cellular

Rudolf Virchow, uno dei più grandi medici e scienziati di tutti i tempi, fondatore della patologia cellulare, nel 1848 fu chiamato dal re di Prussia, Federico Guglielmo IV, per indagare sulle cause dei una grave epidemia di Tifo che fece numerose vittime in Slesia. Le sue conclusioni furono pubblicate sulle riviste scientifiche del tempo e indicavano il malgoverno come la causa principale della calamità.

La medicina non può ridursi a mera scienza di laboratorio

Molti potrebbero rimanere stupiti dal sapere che Rudolf Virchow, uno dei più grandi medici e scienziati di tutti i tempi, fondatore della patologia cellulare, genio indiscusso che diede un impulso straordinario alla medicina moderna, tanto da essere chiamato “il pontefice della patologia”, nel 1848 fu chiamato dal re di Prussia, Federico Guglielmo IV, per indagare sulle cause dei una grave epidemia di Tifo che fece numerose vittime in Slesia. Egli affermò tra le altre cose: “La medicina è una scienza sociale e, in quanto scienza dell’uomo, ha il dovere di riconoscere questi problemi come suoi e di offrire i mezzi per arrivare ad una soluzione” …”C’è una risposta semplice e diretta a come evitare in futuro simili situazioni: la cultura, con le sue figlie libertà e prosperità”. La profondità dell’analisi e della sintesi fatta da Virchow. non è inferiore al suo coraggio e ci insegna come la medicina per essere benefica non possa ridursi a mera scienza di laboratorio.

Come la società di oggi è sempre più fragile e vittima di tutto e tutti

Oggi avremmo bisogno di un nuovo Virchow capace di indagare sulla epidemia di paura che serpeggia nella nostra società. Abbiamo paura di tutto, niente è più comune del panico in cui precipitano intere famiglie per la semplice febbre di un bambino, per non parlare del terrore suscitato dal morbillo o dalla recente minaccia rappresentata dal coronavirus. Che qualcuno poi, amplifichi o sappia servirsi furbescamente di un tale stato di cose è altra questione

La nostra società vorrebbe mettere a tacere tutto ciò che gli fa paura, giusto o sbagliato che sia. La febbre, la tosse, l’eczema, cosi come le opinioni diverse, le facce diverse, senza soffermarsi sul senso delle cose, sulle cause ad esse sottese. L’importante è nascondere i sintomi il più presto possibile, cosi come si nasconde l’immondizia sotto il tappeto. Ecco allora le file interminabili che vediamo in tutte le farmacie, fiumi di sciroppi per la tosse, antibiotici, antipiretici, antipsicotici… La nemesi di tutto ciò è che facendo cosi si diventa sempre più fragili e vittime di tutto e di tutti.

Cos’è la soppressione?

Si, siamo esseri fragili, ma la paura è una epidemia più insidiosa e perniciosa del coronavirus, c’è da chiedersi se essa non sia il frutto della sistematica soppressione di tutto quello che non vogliamo vedere, che prospera sul terreno dell’ignoranza. Ma cos’è la soppressione?

In medicina trattare i sintomi di uno stato patologico ma non le sue cause prende il nome di soppressione. Per risolvere un problema in modo definitivo bisognerebbe innanzi tutto conoscerne le cause. Combattere gli effetti del problema senza affrontarne le cause sarebbe come tagliare la testa dell’Idra: peggiora il problema. Sopprimere un sintomo non equivale quindi a curare, perché la spinta, o se si preferisce il disequilibrio o ancora l’alterazione funzionale, che ne è alla radice, rimarrà intatta e per una intuibile legge di conservazione tenderà a trovare nuove forme di espressione. Mettere a tacere i sintomi, che non sono altro che una forma di linguaggio del corpo o della psiche individuale o di gruppo, non significa curare ma innescare un processo di metamorfosi spesso più sottile e pernicioso del sintomo di cui ci si è voluti liberare.

Siamo la società che ha aperto i campi profughi in Libia per non vedere i migranti, che da contro a chi cerca di salvare dei naufraghi additandoli come delinquenti, assistiamo ogni giorno al genocidio di interi popoli senza che questo intacchi minimamente la nostra visione del mondo e si potrebbe andare avanti lungamente. Non c’è poi da stupirsi che invece di dormire il sonno dei giusti abbiamo bisogno di droghe sempre più potenti.

Si potrebbe supporre che siamo entrati in un circolo vizioso distruttivo di paura e soppressione dei suoi sintomi a tutti i livelli a causa della nostra cattiva coscienza. Varrebbe la pena rifletterci.

Nessun commento

Lascia un commento sull'articolo

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.