Il Covid ci porta nel mondo dell’atomizzazione


Il mondo dopo il Covid non sarà più lo stesso. Quando Dio vorrà, e avremo dimenticato questo triste tempo del Coronavirus, e su di esso gli storici scriveranno saggi, come oggi scrivono su antiche pestilenze, potremo però continuare a vedere ancora le nostre città che, come in una storia di Frigidaire, fumetto anni 80, saranno popolate da gente col volto coperto dalla mascherina; mascherina che sarà diventata, come capita anche oggi, un normalissimo indumento da indossare.

Ci saranno, come oggi già ci sono, le mascherine da 50 centesimi, e ci saranno le mascherine griffate Gucci, Ferragamo, Armani e altre prestigiose maison di moda; ma semplice pezzo di stoffa sterile assicurato da un paio di cordicelle, oppure oggetto costoso e raffinato, sempre sul volto della gente dovrà stare, come già in questi giorni avviene a Genova, in Campania e in Sicilia, poco importa che le persone stiano al chiuso o all’aperto.

 Il Covid se ne andrà, almeno si spera, così come successo a tanti virus influenzali che l’hanno preceduto, mortifera Spagnola inclusa, ma questa mala bestia ci avrà lasciato in eredità un’umanità che avrà cessato di essere quella che sempre è stata: uomini, donne, vecchi, bambini che vivevano accettando, più o meno serenamente, la possibilità di potersi ammalare e morire.

Temo che non sarà solo la mascherina da portare sempre e ovunque il simpatico gadget che il morbo venuto dalla Cina ci lascerà in eredità. Grazie a questa particolarmente insidiosa e aggressiva forma influenzale, e a una scienza che come ci ha ricordato Giorgio Agamben si è fatta nuova religione, sarà tutta la vita degli esseri umani a cambiare per sempre. Come se la vita delle persone non fosse stata, anche prima della pandemia, sufficientemente atomizzata da televisione, internet, ipermercati e falansteri abitativi, ogni possibilità di contatto umano sarà ridotta al minimo indispensabile.

L’espressione distanziamento sociale, che qualcuno ingenuamente fino ad oggi pensava si riferisse alla distanza che, tanto per fare due esempi, c’è fra un borghese e un operaio, fra un notaio e un cameriere, è diventata invece l’espressione che indica che le persone dovranno tenere sempre di più tra loro uno spazio, spazio che non sarà solo e unicamente fisico, ma umano, esistenziale.

Con tutta probabilità, ovunque sarà materialmente possibile, sarà incentivato sempre di più fino a farlo diventare norma, il telelavoro. Nella scuola i banchi a rotelle, i tamponi, le sanificazioni dopo ogni visita per espletare i bisogni naturali dei gabinetti, e di ogni foglio protocollo consegnato, saranno la regola. Vietate per sempre le ricreazioni in cortile, le lotte, le risse, gli abbracci, i baci.

Visto che la pura sopravvivenza è e sarà valore assoluto e imposto a tutti, l’organizzazione scolastica dovrà impedire che i nipoti possano infettare i nonni ottantenni. E pazienza se alleveremo generazioni di giovani pallidi e timorosi, abituati da sempre a sottomettersi a una disciplina da lager; generazioni di giovani che non sapranno più giocare, correre, vivere insieme. Tutto questo perché, e non ci vuole un Burioni per prevederlo, una volta finito il Covid, altre forme influenzali arriveranno o, comunque seguendo il principio di precauzione, potrebbero arrivare.

Forme influenzali che, anche se non particolarmente aggressive, comunque un po’di umanità, costituita da anziani e da meno anziani, magari cardiopatici, ipertesi e diabetici, ogni anno se la sono sempre portata via. Forse non tutti sanno che nel 2015 i morti per la banale influenza stagionale sono stati più o meno per numero gli stessi del Coronavirus. Già perché anche una normale influenza può mietere molte vittime, soprattutto fra persone anziane e debilitate da altre patologie.

È un’intera organizzazione sociale, è il modo di rapportarsi al nostro prossimo che non saranno più gli stessi. La cremazione delle salme, per esempio, anche complice una chiesa cattolica che l’ha da molto tempo sdoganata, prima o poi verrà imposta per legge a tutti, e così nessuno potrà più dire con Ferdinand Céline, mi si lasci putrefare in pace.

Non ci saranno funerali di persone decedute in seguito a un’influenza, e forse non ci saranno più funerali di nessun tipo, proprio come avvenuto nel nord Italia dal marzo 2020 in poi, e i famigliari, come purtroppo è successo in questo tempo infame, non rivedranno più i loro cari, ma riceveranno un’urna con le ceneri. E allora addio veglie funebri, addio rosari, addio pie donne piangenti intorno al defunto, addio associazioni della misericordia.

Però potremo ordinare la spesa da un computer o da un telefonino e un gentile drone ce la depositerà di fronte all’uscio di casa.  

Ma tutto ciò, tutta questa visione un po’ spettrale, questo mondo che ricorda vagamente le distopie immaginate nel secolo scorso dalle menti visionarie e profetiche di Orwell e di Huxley, appartiene già al hic et nunc, al qui e ora della nostra vita.