Cos’è la Notte del Destino e perchè i musulmani vegliano in preghiera

Al tramonto di oggi martedì 19 maggio avrà inizio la 27esima notte di Ramadan, secondo la tradizione la più accreditata per essere “La Notte del Destino”. 

Il mondo islamico è in fibrillazione, la particolare attenzione alla propria realtà interiore che i musulmani prestano durante il mese di Ramadan, si esalta negli ultimi dieci giorni, in una delle quali notti, dispari, il Corano fu rivelato sul Profeta Mahammad (pbsl).

Era l’anno 610 dell’era cristiana, la vita di Muhammad (pbsl) era marcata da strane inquietudini; il sonno gli portava visioni di luci accecanti e sopportava con sempre maggior disagio la gretta società meccana. Aveva preso ad amare la solitudine e si ritirava spesso nel deserto, in una stretta grotta sul monte Hera, a poca distanza dalla città. Vi rimaneva periodi sempre più lunghi e vi trascorreva tutto il mese di Ramadan.

Durante una notte, nella terza decade del mese, come raccontò lui stesso, mentre stava vegliando nella grotta vide comparire davanti a sé una creatura che aveva forma umana ma era fatta di luce.

“Mi disse: “Leggi!” Io gli risposi che non sapevo leggere. Allora mi cinse tra le sue braccia, mi strinse da levarmi il fiato e ripeté: “Leggi!” Io dissi ancora: “Non so leggere. Di nuovo mi prese e mi strinse tanto che mi parve di morire. Quando mi lasciò mi ordinò ancora “Leggi!” e io ancora una volta risposi che non sapevo leggere. Mi strinse nuovamente tra le sue braccia con una forza ancora maggiore e credetti di morire e ripeté:

“Leggi! In nome del tuo Signore che ha creato, ha creato l’uomo da un’aderenza. Leggi, ché il tuo Signore è il Generosissimo, Colui che ha insegnato mediante il càlamo, che ha insegnato all’uomo quello che non sapeva” (Corano XCVI,1-5).

Muhammad ripeté quelle parole e sentì che esse si erano come scolpite nel suo cuore. Poi lo prese un senso vivissimo di angoscia, si issò fuori dalla grotta e cominciò a scendere il pendio. Udì una voce sopra di lui: “O Muhammad, tu sei il Messaggero di Dio e io sono Gabriele”

Guardò il cielo e vide l’Angelo: la sua immagine occupava tutto l’orizzonte in qualsiasi direzione volgesse lo sguardo. Con il cuore in tumulto corse giù e non si fermò finché non giunse a casa.

Poi il Corano stesso confermò quanto accadde e istituì un appuntamento spirituale per tutta la Umma. Nella Sura Al Qadr dice:

“Invero lo abbiamo fatto scendere nella Notte del Destino. E chi potrà farti comprendere cos’è la Notte del Destino? La Notte del Destino è migliore di mille mesi. In essa discendono gli angeli e lo Spirito, con il permesso del loro Signore, per [fissare] ogni decreto. È pace, fino al levarsi dell’alba

In base questa rivelazione i credenti musulmani di ogni latitudine intensificano la ritualità negli ultimi 10 giorni del mese di Ramadan e in particolare nella 27esima notte (quella cioè che inizia al tramonto di martedì 19 maggio) che viene ritenuta quella più accreditata di essere la notte del destino. Un questa notte infatti vi è la promessa di una remissione totale dei peccati in base a questa tradizione risalente al Profeta Muhammad: “A chi veglia nella ‘Notte del destino (laylatu l-qadr) con fede, e confidando in Dio vengono perdonati i peccati passati.”

E’ una notte che si trascorre spesso nelle moschee, tra reiterate preghiere, lettura del Corano, lezioni di spiritualità e… anche mangiate collettive. Le famiglie si presentano con grandi piatti di cibi già cucinati e caraffe di thè, caffè, cesti di frutta.

Quest’anno niente di tutto questo, nel nostro Paese moschee quasi tutte chiuse fino lunedì prossimo nonostante il protocollo siglato tra governo e comunità religiose preveda che si possa riaprire dal 18 maggio, nello stretto rispetto delle norme di contenimento della pandemia in atto.

E’ tuttavia una condizione generale e perfino nelle città sante di Mecca e Medina sono stati vietati i riti collettivi che ogni anno attiravano milioni di fedeli e anche il terzo luogo sacro dell’Islàm la Moschea di Al Aqsa nella Palestina occupata è stata chiusa d’autorità.

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