Presentato l’ottavo rapporto annuale sull’islamofobia in Europa

Il 21 Marzo, in occasione della giornata internazionale per l’eliminazione della discriminazione razziale, viene presentato l’ottavo rapporto annuale sull’islamofobia in Europa. 

Il report, editato da Enes Nayrakli e Farid Hafez e prodotto con il contributo di più di 26 ricercatori ed esperti, si concentra sull’anno 2022 in particolare e sull’aumento dell’islamofobia nel continente e rappresenta una delle poche e necessarie risorse sul tema islamofobia. Secondo il rapporto, l‘islamofobia è in aumento in molte parti d’Europa, con un aumento delle aggressioni verbali e fisiche, della discriminazione e della violenza contro i musulmani. Sorvolando anche sull’impatto sull’islamofobia in relazione alla guerra in Ucraina ed i mondiali in Qatar il report evidenzia come l’islamofobia sia sempre più presente nei discorsi politici e nei media, creando un clima di paura e ostilità nei confronti dei musulmani. Questo clima, a sua volta, ha un impatto negativo sulla vita quotidiana dei musulmani in Europa, con molte persone che si sentono escluse e discriminate a causa della loro religione.

 

Il report non solo analizza vari contesti nazionali ed identifica il problema della mancanza di una definizione chiara e condivisa di islamofobia ma offre un numero rilevante di raccomandazioni politiche che rappresentano rilevanti risorse alla luce dei dati. 

Il contesto italiano all’interno del report viene affrontato dalla giornalista e ricercatrice Ada Mullon Marin che osserva come:

“Sono ancora presenti carenze nel sistema di raccolta dei dati relativi agli episodi discriminatori avvenuti in Italia, che ostacolano i tentativi di quantificazione degli episodi islamofobici in atto. Parallelamente, sono state intraprese numerose iniziative a livello sociale per contrastare l’islamofobia, sensibilizzando, chiamando le istituzioni ad attuare politiche basate sul rispetto reciproco, proponendo azioni concrete, organizzando eventi per promuovere la visibilità delle comunità musulmane e fomentando attività di formazione corsi. Inoltre, i leader religiosi hanno continuato a organizzare eventi e attività congiunti volti a favorire il dialogo interreligioso e la convivenza.”