La caccia all’untore del Coronavirus è frutto del materialismo in medicina

Che ne siamo consapevoli o meno, qualsiasi nostro atto sottintende una filosofia. Qualsiasi scienza è condizionata dalla mentalità della società in cui nasce e si sviluppa. La nostra società occidentale ha oramai almeno da cinque secoli un’impronta sbilanciatamente materialista, di conseguenza la scienza in generale e quella medica in particolare, che tra tutte le scienze è quella più vincolata al consenso popolare, lo è altrettanto.

Il materialista si rifiuta di credere a qualsiasi cosa che non abbia peso e misura o che non occupi un certo spazio, diversamene non riesce a farsene una idea, quindi non esiste. Il materialista cerca le cause sempre nel mondo materiale mettendo cause ed effetti sullo stesso piano. Oggi giorno sembra desueto cercare di cogliere la realtà per mezzo della comprensione, cioè con l’occhio della mente. C’è da chiedersi se un ipotetico giorno futuro, quando una intelligenza artificiale comunicherà al genere umano, che l’unica sintesi possibile è logicamente da ricercarsi al di la del quantificabile, bensì in un principio di natura qualitativa, se quel giorno l’uomo avrà la forza di superare se stesso o metterà sotto inquisizione il computer cosi come fece con Galileo.

 

Scriveva S. Hahnemann nei primi anni del secolo diciannovesimo, che la malattia è dai più considerata come un “quid, materia peccans, separato dall’organismo vivente”, oggi questa affermazione è ancora, o forse ancora di più attuale. Oggi il “coronavirus cinese” ad esempio è quella “materia peccans” che fa ammalare l’uomo altrimenti sano.

L’esempio pratico delle conseguenze di questo modo di pensare si riscontra in occasione delle cicliche minacce di pandemie. Tutto il mondo è alla ricerca del virus responsabile e dei suoi involontari untori, perché il nostro modo di pensare, materialista appunto, ci fa vedere la cosa in termini più che semplicistici, ovvero la causa di tutto è il virus, punto. Eppure ci sono almeno tre aspetti di questa epidemia, come pure delle precedenti,( sars, mers, H1N1, et…) accadute negli ultimi anni che dovremmo considerare e che dovrebbero aprirci a possibili nuove comprensione.

1. La nostra comprensione sulla genesi di tutte queste malattie, il loro sviluppo, e le possibili cure sono limitate per non dire scarsissime. Non c’è ragione di precludersi nuove possibili vie di ricerca e di soluzione del problema. La paura è il sintomo della sostanziale ignoranza in materia, e il nostro comportamento quindi non è dissimile da quello tenuto dai nostri predecessori dei secolo passati durante la peste. Nonostante questo fallimentare stato di cose, la fiducia di cui investiamo la scienza moderna e ancora prima la nostra filosofia e concezione del mondo quindi, è un atto irrazionale e fideistico.

2 L’analisi epidemiologica fatta di questi eventi è superficiale perchè di stampo materialistico. Fenomeni come ad esempio paura, rabbia, traumi che investono la società nel suo insieme o gruppi sociali dovrebbero essere analizzati come possibili fattori di rischio in relazioni a certi fenomeni su vasta scala. Magari potremmo scoprire ad esempio che il governo cinese ha sottoposto ad uno stress di qualche tipo i venditori di pesce della provincia dove si è sviluppata l’epidemia. Sostanzialmente stiamo ignorando il contesto psicoemotivo in cui si sviluppano le malattie perché immateriale! Eppure questo contraddice il senso comune.

3. La microbiologia moderna da tempo ci ha insegnato il concetto di microbioma e in sostanza di come le infezioni batteriche siano un intreccio tra la condizione del paziente e la natura del batterio. Non c’è ragione di non estendere gli stessi concetti alla virologia, specie alla luce della nuova complessa concezione del sistema immunitario che emerge dagli studi in materia. Siamo immersi in un mondo di batteri cosi come da un incalcolabile numero e tipologie di virus. Chi è chi si ammala? Ancora crediamo che “la colpa” sia tutta del virus? Ancora vogliamo andare in cerca dell’untore? Alla luce di queste veloci considerazioni, crediamo veramente che i cinesi che stanno disinfettando delle intere città stiano facendo qualcosa di sensato? Mao fece qualcosa di simile cercando di sterminare tutti i passeri della Cina, l’epidemia di cavallette che ne segui non ha ancora insegnato nulla in quelle latitudini.

Pochi sanno che il famoso H1N1, che tanto panico ha diffuso diversi anni fa, viene ritrovato comunemente ancora oggi nell’espettorato di molti pazienti senza che vengano lanciati per questo allarmi di nessun tipo. Come mai oggi non fa più cosi paura? Perché i virologi che imperversano in questi giorni nel mainstream non ci parlano di questo?

Insomma c’è ancora molto che non sappiamo e quello che ci rende incapaci di trovare le risposte che cerchiamo sono i nostri pregiudizi frutto di una mentalità talmente materialistica e irrazionalmente fideistica che ci rende incapaci anche di renderci conto dei limiti mentali in cui ci siamo costretti.

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