#Virus: In Uganda manca pure l’acqua ma non la speranza

In questi giorni sulla pagina FB del St. Mary Hospital di Lacor, Uganda, “United For Uganda – A project for Lacor Hospital”, una realtà eccezionale e bellissima con cui collaboro nata grazie alle capacità e al grande sforzo umano di un brianzolo, il dott Piero Corti, si possono leggere queste righe:

“Oggi primo caso di Covid-19 confermato in Uganda. Tra poche ore, per la terza volta in pochi giorni, il presidente ugandese Museveni, parlerà alla nazione per annunciare misure ancora più restrittive.

 

La gente è stata invitata a seguire le norme igieniche di base: lavare le mani con acqua e sapone e disinfettarle. Peccato che un quarto degli ugandesi non abbia l’acqua a casa e se la debba portare sulla testa per chilometri. Per non parlare dei sanitizers, i cui prezzi sono schizzati, 25 euro, cioè 1/5 del salario medio.

Autoisolamento in caso di sintomi: 42 mln di ugandesi con circa 8 milioni di abitazione, qui prevalentemente capanne. A Lacor ci stiamo preparando, per quanto la situazione e i mezzi possano permetterlo, con 5 ventilatori in terapia intensiva e qualche anaesthetic machines, per servire vari milioni di persone nel Nord Uganda.

Ma ci auguriamo che la giovane età della popolazione e il clima più caldo possano limitare la diffusione del virus. Che Dio ci aiuti…..noi siamo pronti a fare del nostro meglio, con il sorriso sulle labbra!”

Ritengo che queste parole non abbiano bisogno di commenti e ci possano aiutare a mettere tutto nella giusta prospettiva. 

 

 

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