Dal tifo al colera e vaiolo: i successi dell’omeopatia contro le epidemie

La medicina omeopatica nelle malattie epidemiche

La storia della medicina omeopatica è cosi ricca di personaggi illustri ed eccezionali, nonché di successi, che si rimane sempre stupiti dal come essa sia stata accantonata e financo dimenticata.

L’indispensabile premessa alla corretta comprensione di questa storia è capire che il rimedio omeopatico non si individua in base alla malattia o al germe ma in base all’insieme dei sintomi di un determinato paziente. Questo fa si che la cura omeopatica per essere efficace, anche in caso di malattie epidemiche, non potrai mai essere un rimedio unico per tutti, ma dipenderà sempre dai sintomi del singolo caso. Questo significa anche che, in caso di nuovi virus o batteri o malattie in generale, i rimedi omeopatici, sono sempre attuali e utilizzabili senza bisogno di scoprirne degli altri.

I successi dell’omeopatia contro le epidemie

Tifo
Samuel Hahnemann

Nel 1813, durante la marcia dell’esercito napoleonico sulla Germania (Leipzig), vi fu una epidemia di Tifo. La mortalità della popolazione generale fu maggiore del 30%. Samuel Hahenemann, in fondatore della medicina omeopatica, trattò 180 pazienti ed ebbe solo 2 morti (1,1%). Medesima epidemia colpì Vienna tra il 1851 ed il 1853. In quella città vi erano due ospedali, uno omeopatico e l’altro di medicina allopatica tradizionale. Secondo i dati riportati dal British Journal of Homeopaty dal dottor T. L. Bradford nel 1900, la mortalità media nell’ospedale allopatico fu del 20% contro il 10% di quello omeopatico.

 

 

Difterite

L’analisi dei casi trattati durante l’epidemia di difterite avvenuta a Broome Country nello stato di NY tra il 1862 e il 1864, mostra una mortalità dei pazienti trattati allopaticamente dell’86% versus il 16% di quelli trattati omeopaticamente.

Vaiolo

Dottor Routh di Londra nel 1852 pubblicò i dati riguardanti il trattamento di 32.655 pazienti trattati negli ospedali omeopatici per vaiolo. Trovò una mortalità del 4,4% contro una mortalità generale, ricordando che non esisteva un trattamento allopatico prima della eradicazione del vaiolo, del 10,5%.

Scarlattina

Riguardo all’uso della Belladonna nelle epidemie di scarlattina, c’è cosi tanta letteratura a proposito che basti ricordare come il governo Prussiano ne ordinò l’uso profilattico in tutta la popolazione durante le epidemie.

Colera

Abbondanti e sbalorditivi sono anche i dati che riguardano le epidemie di Colera in Europa tra il 1831 ed il 1848. La mortalità fu del 39% e del 57% dei pazienti trattati allopaticamente rispettivamente a casa ed in ospedale, contro il 9 ed il 33% di quelli trattati omeopaticamente.

Forse uno dei successi più eclatanti dell’omeopatia riguarda l’epidemia di colera che avvenne a Londra nel 1854, in cui a causa della contaminazione dell’acqua pubblica morirono più di 10.000 persone. Quando il parlamento inglese chiese un report riguardo alla gestione dell’epidemia, i dati riguardanti i trattamenti omeopatici furono inizialmente nascosti.

Quando il rapporto fu nuovamente redatto con i dati comprendenti i trattamenti omeopatici, venne fuori che la mortalità delle persone trattate omeopaticamente era del 9% contro il 59% dei trattati non omeopaticamente. Risultarti simili si ebbero durante l’epidemia di colera del 1892 in Germania che provocò più di 8000 vittime.

Presso il Recinto degli uomini Illustri nel cimitero di Poggioreale di Napoli è possibile vedere il busto in ricordo di Tommaso Cigliano (1842 – 1913), medico omeopata tra i primissimi in Italia, Napoli gli fu grata quando in occasione della ennesima epidemia di colera nel 1884, grazie alle cure omeopatiche la mortalità dell’epidemia fu solamente del 6% contro il 70/80% delle precedenti. Cigliano fu il primo a tenere presso l’università di Napoli un corso sulle dosi minime.

Epidemie e malattie infettive negli Stati Uniti 

Pochi sanno che, uno dei paesi dove l’omeopatia ha avuto la sua più ampia diffusione, sono gli Stati Uniti D’America. Nel 1850 fu fondata in USA la prima Associazione di Omeopatia Hahnemaniana. Le statistiche indicano che il numero di medici omeopati a New York raddoppiò ogni cinque anni dal 1829 al 1869.

Il governo Americano già nella guerra tra il 1861-1863 sperimenta l’efficacia dell’omeopatia sui feriti delle battaglie sulla base della mortalità, 7,5% nel Mound City Hospital, ospedale omeopatico, contro il 14,5% degli ospedali allopatici.

All’inizio del 1900 in America esistevano 22 scuole mediche omeopatiche, più di 100 ospedali omeopatici e numerosissime cliniche. Dopo la pubblicazione del Rapporto Flexner, la cui storia dovrebbe essere rispolverata per avere misura di quanto le scelte della moderna politica democratica possano influire sulla naturale evoluzione delle discipline scientifiche, sopravvivevano nel 1923 solo due scuole di omeopatia.

Le scuole omeopatiche non furono le uniche a subire i danni del Rapporto Flexner, ad esempio delle sette scuole di medicina per studenti di colore, ne rimasero soltanto due, nel mentre diminuiva in modo significativo la percentuale delle donne che si laureavano in medicina.

L’influenza spagnola

Risultati notevolissimi furono ottenuti con le cure omeopatiche negli Stati Uniti durante la cosiddetta influenza spagnola avvenuta nel 1918 che si dice abbia causato circa 50 milioni di vittime nel mondo, di cui almeno 600.000 negli USA.

30 medici omeopatici in Connecticut riferirono di aver trattato circa 6000 pazienti con una mortalità complessiva inferiore all’1% del totale. Risultati simili furono riportati dalla Società Omeopatica della Columbia su 1500 pazienti.

the Hahnemann Medical College and Hospital of Philadelphia

Nell’Hahnemann Medical College di Philadeplhia, una struttura con centinaia di posti letto nonché una scuola per medici omeopatici e anche scuola per infermieri, furono trattati più di 25.000 pazienti con risultati simili. Bisogna rimarcare come allora l’unico trattamento allopatico disponibile era l’acido acetilsalicilico ad alte dosi. Si stima che la mortalità nella popolazione generale fu maggiore del 30%.

Poco interessa, se non per necessità di chiarezza, il confronto tra due tipi di medicina che abbiamo più sopra rimarcato, dato che oggi di certo le condizioni sono nettamente diverse, ma rimane la provata efficacia della medicina omeopatica nel trattamento delle malattie epidemiche.

Il 15 settembre del 1835 S. Hahenemann pronunciò davanti a 200 medici membri della società omeopatica francese la celebre frase: “Quando trattasi di un’arte salvatrice della vita, trascurare di apprenderla è un delitto”.

Le informazioni esposte in questo articolo sono liberamente tratte dal documentario Homeopathy in Epidemic Disease a Cura di Dr. Larry Malerba, a cui si rimanda per i riferimenti bibliografici.

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