La Luce: un anno di pensiero libero e appassionato


“Internet? Ha dato parola agli imbecilli: prima parlavano solo al bar e subito venivano messi a tacere.”. Le parole di Umberto Eco sono state un monito che mi ha tenuto lontano dalla rete per anni. Quando però seppi della imminente inaugurazione del giornale online “La Luce”, d’impulso vinsi il timore di entrare a far parte della schiera degli imbecilli, rischio da cui non c’è immunità, e subito chiamai il fondatore Davide Piccardo.

Da quando la mia esperienza professionale ed umana mi ha portato a maturare una visione eterodossa circa il concetto di scienza in senso moderno, ho sentito il bisogno di ordinare le mie idee e questa iniziativa mi era sembrata da subito l’occasione giusta per mettere in atto il mio proposito. Per la cronaca, Davide mi propose di scrivere qualche articolo di prova che poi non gli piacque affatto e faticai non poco per essere preso a bordo nel progetto, financo sbraitando e accusandolo di superficialità e mancanza di visione!!!

Beninteso non credo affatto di portare avanti una visione strettamente personale delle cose, bensì credo di mutuare la mia concezione da medici miei predecessori e vedo la necessità di attualizzare e cristallizzare un certo tipo di pensiero che ha trovato corpo nella medicina omeopatica, e che oggi in quanto minoritario, rischia di essere schiacciato più per incomprensione che per mancanza di intrinseca forza o di utilità. La concezione di una medicina alternativa a quella attuale deve temere, più che la semplice dimenticanza, il proprio addomesticamento, cioè quel processo di adattamento a cui si sottomettono le idee che abbisognano di essere accettate a tutti i costi. E’ quel processo fagocitante di una cultura che non tollera contraddizioni viventi ma è disposta a inglobare, di fatto però distruggendo, ciò che si piega al compromesso, facendo perdere nello scambio la forza rivoluzionaria intrinseca alle idee che cadono nella trappola.

Nel panorama dell’informazione che conosco, “La Luce” costituisce uno dei pochissimi spazi possibili dove esprimere delle idee che possono risultare forti o impopolari senza però scadere nell’antagonismo a tutti i costi, perché il concetto di libertà condiviso da tutta la redazione non è una generica quanto impossibile posizione super partes, ma la convinzione che la libertà d’espressione sia innanzi tutto il frutto di un’intenzione sana. Il lavoro più o meno popolare di oggi trova il suo valore soprattutto in una prospettiva futura, non solamente come testimonianza, ma come fondamento per idee e progetti futuri.  Quello che sta avvenendo sulle “colonne” di questo giornale non trova il suo senso nel numero dei lettori che riuscirà a raggiungere, ma dall’aver dato la possibilità di coagularsi a idee forti e partigiane, che nei bar di cui parla Eco mai potrebbero trovare casa.