Il rapporto tra musica ed emozioni secondo l’ex PFM Franco Mussida

Lo storico chitarrista della PFM continua a fare musica con la M maiuscola ben oltre gli aspetti espressivi e performativi dell’arte musicale e con un focus specifico sugli effetti osservabili della musica sulle emozioni degli ascoltatori. Mussida ha formalizzato un metodo di ascolto consapevole in cui la musica è concepita come uno specchio per l’introspezione emotiva e come stabilizzatore dell’umore. Questo metodo è esposto nel libro Il Pianeta della Musica (Salani, 2019).

CO2 – Controllare l’odio

Franco Mussida fa musica da più di mezzo secolo e solo da pochi anni è uscito dalla Premiata Forneria Marconi (PFM) dove comunque non si era mai limitato a perpetuare il ricordo del guitar hero che è stato. Da oltre 30 anni si occupa di divulgazione e didattica musicale e parallelamente porta avanti laboratori esperienziali negli istituti penitenziari.

Il contesto carcerario è lo scenario principale dove Mussida ha sperimentato gli effetti della musica sulle emozioni e dove ha messo a punto un metodo di ascolto consapevole che presuppone di assegnare alla musica un ruolo nuovo (o ritrovato), quello cioè di promuovere un’ecologia dei sentimenti.

Questo metodo è stato indagato scientificamente nell’ambito del progetto triennale di ricerca CO2 – Controllare l’odio finanziato dalla SIAE, in collaborazione col Ministero di Grazia e Giustizia, e che ha visto coinvolti i detenuti di 4 istituti carcerari.

Al termine di questa fase i presupposti del progetto, la metodologia adottata, ed i primi risultati sono stati presentati dal Dipartimento di Scienze Sociali dell’Università di Pavia nel convegno Le chiavi nascoste della musica e sono riportati nell’omonimo libro (ed. Skira, 2016).

Nel 2017 il Presidente della Repubblica ha insignito della Medaglia di Rappresentanza il progetto CO2 che è stato poi esteso ad altri 8 penitenziari. In questi istituti sono state allestite della audioteche con migliaia di brani di musica strumentale suddivisa non per generi musicali ma per stati d’animo.

La fruizione avviene mediante iPad ed utilizzando un software con cui si seleziona appunto uno stato d’animo, la scelta è tra nove stati prevalenti, successivamente poi si sceglie uno dei brani associati allo stato d’animo selezionato.

Dopo ogni ascolto il software accompagna alla valutazione degli aspetti formali del brano ascoltato e del suo potere emotivo sull’ascoltatore. Questo al fine di aumentare la consapevolezza dei propri stati emotivi. Quanto in essere nelle carceri può ovviamente essere sperimentato da tutti, e non prevede il supporto di un counselor-menestrello, ma prima di parlarne più nel dettaglio vale la pena ricordare il percorso umano e artistico dell’ideatore di questo metodo.

Una chitarra per amico

Il 17-18-19 febbraio scorsi, alla vigilia del primo caso di paziente positivo al Covid-19, nelle sale cinematografiche è stato proiettato Il concerto ritrovato, un docufilm sulla tournée 1978/79 in cui Fabrizio De André fu accompagnato dalla PFM e da cui all’epoca vennero pubblicati due LP live che a 40 anni di distanza suonano ancora come attuali.

Franco Mussida fu un po’ il direttore artistico di quell’esperienza che ebbe luogo quando lui aveva appena iniziato, nella primavera del ’78, un percorso interiore che lo ha portato poi ad orientare i suoi interessi verso la capacità della musica di suscitare risposte emotive negli ascoltatori.

E’ interessante ascoltare l’arrangiamento che Mussida fece di La canzone di Marinella, mantenendone inalterata la linea melodica, o la psichedelia delle parti di chitarra elettrica in Amico Fragile. Erano gli ultimi anni della golden age del rock e la PFM fu l’unico gruppo italiano ad esportare rock nei paesi anglofoni (con successo).

Suonavano progressive rock ed all’estero pubblicavano con la Manticore Records, la casa discografica fondata da Emerson, Lake and Palmer, ed i loro testi in inglese erano curati da Peter Sinfield, il paroliere dei King Krimson.

Facevano parte cioè dell’élite internazionale del più sofisticato filone del rock, il progressive, che si distingueva dagli altri per una maggiore qualità delle composizioni e degli arrangiamenti. Altra caratteristica di quella musica era l’uso dell’improvvisazione associata al sentire e Franco Mussida è sempre riuscito a far coesistere il suo virtuosismo con l’improvvisazione immaginativa.

La storica formazione dei primi due album della PFM e del loro primo album in inglese, cioè i Quelli più Mauro Pagani, aveva iniziato a suonare insieme proprio per le registrazioni di “La Buona Novella” di De André (1970) ed i Quelli erano strumentisti molto apprezzati al punto che è impossibile elencare le incisioni a cavallo tra gli anni ’60 e ‘70 in cui hanno suonato.

Basti citare la prolifica produzione “da falò” del Lucio Battisti ’69-’71, da “Acqua azzurra, acqua chiara” a “La canzone del sole”, per rendersi conto che Franco Mussida è stato la chitarra per amico di tante persone.

Della Woodstock generation il nostro ha mantenuto la convinzione che la musica può cambiare eticamente il mondo ma a differenza di molti suoi colleghi, coetanei e non, non alimenta ambiguità sull’uso delle sostanze stupefacenti. Durante le sue sperimentazioni musicali in carcere ha invece sviluppato una particolare empatia nei confronti della delicata categoria dei detenuti tossicodipendenti.

La didattica musicale

Nel 1984 Franco Mussida ha fondato il Centro Professione Musica, CPM Music Institute che ha contribuito a rinnovare la cultura formativa italiana nell’ambito della musica popolare contemporanea (la musica pop-rock in senso largo) e che ha formato tanti musicisti e professionisti della produzione musicale, tra cui anche Mohmood.

Dal 2017 il CPM è anche un Istituto di Alta Formazione (cioè un conservatorio) autorizzato dal MIUR al rilascio di Diplomi Accademici di I livello in Popular Music (l’equivalente delle lauree triennali) per il canto e per vari strumenti.

Nel 1996 Mussida ha realizzato per la Fabbri il più completo videocorso di chitarra mai pubblicato in Italia. All’epoca non c’erano mp3 ed mp4, alle ben 100 uscite in fascicoli erano abbinate 50 audiocassette e (cosa allora innovativa) 50 videocassette.

Un corso teorico e pratico con un repertorio che spaziava dalla musica colta, a partire da quella rinascimentale, ai generi musicali moderni in cui la chitarra ha un ruolo di primo piano. Già in quel videocorso, per la parte teorica, gli intervalli musicali erano presentati anche per la loro capacità di indurre determinate sensazioni nell’ascoltatore. Successivamente Mussida fonderà la Mussida Musica, una casa editrice che ha pubblicato metodi multimediali per diversi strumenti musicali.

L’artista e la necessità di esprimersi

Dal 2012 questo straordinario musicista esprime le sue intuizioni, riflessioni e speculazioni sulla musica anche mediante la scultura e la pittura. Vanta già un discreto numero di mostre esperienziali tra cui: Conferenza a Parete alla Biennale di Firenze e Musica: Respiro Celeste alla Triennale di Milano (mostra abbinata al progetto CO2 e documentata nel libro Le Chiavi Nascoste della Musica).

In Svizzera c’è una sua installazione permanente dal titolo Suono di sole, in cui la musica si evolve in funzione delle ore del giorno e dei giorni dell’anno.

La mostra esperienziale Cambiare di Stato, con 17 sculture, è illustrata e raccontata nel libro La Musica Ignorata (Skira, 2013) dove Mussida espone compiutamente la sua visione del suono e della musica e fa una disamina emozionale degli intervalli musicali. Tredici sculture su 17 simboleggiano appunto i cambiamenti di stato provocati dai 13 intervalli della scala cromatica.

“Se il suono lo si considera come una domanda la sua naturale risposta è l’emozione che si prova quando si sente nascere un sentimento legato a quel suono”

La musica dialoga con le emozioni

La prima cosa su cui convergere per entrare in sintonia con la proposta di ascolto consapevole di Franco Mussida è che la musica l’abbiamo inventata noi esseri umani per farvici rispecchiare le nostre emozioni ma poi abbiamo come dimenticato questa cosa facendo prevalere la dimensione espressiva e quella performativa dell’arte musicale, a scapito della dimensione emozionale.

Alla base di questa concezione vi è l’assunto che la musica nel suo insieme sia la più raffinata rappresentazione di ogni possibile stato emotivo che a sua volta può essere vissuto, compreso, approfondito, controllato e stabilizzato mediante l’ascolto di una musica che lo evoca.

E’ una prospettiva che richiama alla memoria il pensiero che Kandinsky ha espresso nel libro Lo spirituale nell’Arte ma che fa riferimento anche alla retorica musicale e alla teoria degli affetti della musica rinascimentale e del periodo barocco.

Mussida parla di codice musicale in luogo dell’insieme di tutte le musiche e del loro legame sotteso, una sorta di sistema operativo open source da cui i musicisti dei vari generi pescano quello che serve per creare uno specifico tipo di musica.

Nel libro Il Pianeta della Musica, scritto appositamente per gli ascoltatori non musicisti, questo codice musicale viene presentato come suddiviso in 5+1 componenti, essendo la sesta componente costituita dalla soggettività dell’ascoltatore che ha un suo personale Filtro Emotivo con cui decodifica la musica che, suo malgrado, agisce sulle sue emozioni.

“Ad ogni stato d’animo che si manifesta nel Pianeta degli Affetti corrisponde un clima emotivo del Pianeta della Musica”

Il Pianeta della Musica e il Pianeta degli Affetti e delle Emozioni

Per descrivere il dialogo tra la musica e il mondo delle emozioni Mussida ha formalizzato un modello con due “pianeti”.

Il primo è il Pianeta della Musica composto da 5 elementi: il timbro, che costituisce l’identità sonora ed è l’aspetto fisico della musica; il ritmo, che è un generatore di movimento fisico ed emotivo ed è ciò che spinge il suono; la melodia che rappresenta il racconto musicale e, rimandando alla nostra natura monofonica, impegna soprattutto il nostro intelletto; l’intervallo armonico tra due suoni simultanei (bifonia) che è un preludio dell’armonia ed è il detonatore dell’esperienza emotiva; infine l’armonia che ha il potere di far sorgere l’esperienza contemplativa.

Il secondo pianeta di questo sistema è il Pianeta degli Affetti e delle Emozioni ed è formato da 5 continenti: il continente della calma o flemma, che prende forma durante il periodo neonatale; il continente dell’entusiasmo, che compare durante il periodo dell’infanzia; il continente della malinconia, che emerge durante l’adolescenza; il continente della volitività, che si sviluppa durante la fase della maturità; infine il continente del dubbio, una zona anaffettiva che solo recentemente ha assunto le dimensioni di un continente, cioè da quando le macchine hanno pervaso l’esistenza umana.

Quello del dubbio è una sorta di continente di ghiaccio, che catalizza le componenti anaffettive di tutti gli altri continenti. Mussida parla di Pianeta delle Emozioni quando fa riferimento alla suddetta struttura di 5 continenti che è la stessa per tutti gli esseri umani, mentre parla di Pianeta degli Affetti quando si riferisce al modo in cui questi continenti si sono sviluppati durante le varie fasi di crescita dell’individuo, portando alla formazione del suo personale Filtro Emotivo.

Ogni continente genera un flusso, un’influenza, un temperamento. Il carattere di una persona è composto dalla sua particolare combinazione dei temperamenti di cui sono responsabili i 5 continenti. Quattro temperamenti su cinque sono riconducibili a quelli individuati da Ippocrate (V – IV sec. a.C.) mentre il quinto è il temperamento dubbioso-anaffettivo che Mussida considera figlio dei nostri tempi, tipico di “un laicismo intellettuale di natura anaffettiva che mette radici in una forte diffidenza nei confronti dell’uomo. Una diffidenza che…  congela dubbiosamente in una visione monodimensionale fisica oltre la quale non si vede nulla, dando mandato a scienza e tecnologia di confermare il principio”.  Ognuno dei 5 elementi del Pianeta della Musica sollecita, cioè fa vibrare, prevalentemente uno o più continenti emotivi, mediante un processo di trasformazione del suono in energia emotiva che viene chiamato Fono-Sintesi (richiamando il noto processo della fotosintesi).

Viene poi esposto un test musicale temperamentale con cui l’ascoltatore può ri-conoscere il temperamento prevalente del suo carattere per poi addentrarsi, mediante il metodo dell’ascolto consapevole, anche nelle zone inesplorate del proprio Pianeta degli Affetti.

Il metodo consiste nel porre attenzione durante l’ascolto alle componenti del Pianeta della Musica e a quello che si percepisce nel Pianeta degli Affetti, e nel provare a dare una risposta ad una serie di domande. Ci si allena cioè ad orientare l’intelletto verso il mondo delle emozioni distraendolo dal suo fare anaffettivo, per avanzare verso un migliore rapporto tra ragione e sentimento.

Ascolto consapevole e musicoterapia

Una delle precisazioni necessarie da fare è che questo metodo di ascolto consapevole non ha finalità terapeutiche propriamente dette. E’ innegabile che una persona che riesce a vivere pienamente le proprie emozioni ha dei benefici neanche tanto indiretti sulla propria salute, e la capacità di stabilizzare i propri stati emotivi per viverli appieno è il fine del metodo proposto da Mussida.

Ma questa elaborazione non presuppone legami tra musica e salute, così come non prende in considerazione altre conseguenze dell’ascolto musicale come quelle che si credo esso abbia sullo sviluppo delle capacità cognitive quando si fa ascoltare musica classica ai bambini molto piccoli. Questo metodo si basa esclusivamente sul rapporto tra musica ed emozioni.

Una visione universale

Nella formalizzazione del Pianeta della Musica Franco Mussida si è sforzato di pensare alla musica senza limiti geografici e temporali, per potersi avvicinare il più possibile al carattere universale dell’arte musicale. Nella sua pluridecennale esperienza sugli aspetti emozionali dell’ascolto musicale ha utilizzato anche musica extraeuropea come quella classica dell’India, frequentando quindi la microtonalità orientale e culture musicali modali (ha rivolto la sua attenzione anche al rituale estatico dei dervisci roteanti).

Nel pensiero classico dell’arte indiana esiste il concetto di clima emotivo che un’opera vorrebbe evocare, il Rasa, per indurre un determinato stato d’animo nei suoi fruitori. Questo concetto è presente anche nella musica dove la “composizione”, il Raga, è finalizzata appunto all’evocazione di un determinato clima emotivo, cioè uno specifico Rasa, a cui corrisponderebbe poi uno stato d’animo dell’ascoltatore.

Parlare di tutte le musiche del mondo come di una cosa sola, che Mussida chiama codice musicale, di per sé comunque non è una cosa nuovissima. Il vero inedito sta nel mettere l’ascoltatore al centro del fenomeno musicale, con la sua struttura emotiva universale su cui poggia la soggettività di ognuno, riconoscendogli una sorta di prelazione etica sulla filiera produttiva dell’industria musicale.