La Francia attacca la Commissione UE per aver collaborato coi giovani musulmani del Femyso


La Francia attacca la Commissione UE per aver incontrato l’organizzazione europea dei Giovani Musulmani La campagna messa in atto da Parigi per far tacere le comunità musulmane sta puntando anche al di fuori dei confini del paese.

Due ministri francesi si sono scagliati contro la Commissione europea dopo che il responsabile per l’Uguaglianza, Helena Dalli, ha incontrato l’associazione giovanile musulmana pan-europea denominata Forum delle Organizzazioni Giovanili e Studentesche Musulmane Europee (Forum of European Muslim Youth and Student Organisations – FEMYSO).

Il ministro francese delegato per la cittadinanza, Marlene Schiappa, su Twitter si è riferita alla rete studentesca musulmana come ad una “associazione islamista”.

FEMYSO, una rete di 33 organizzazioni giovanili e studentesche islamiche presenti in 20 paesi europei, già in passato aveva criticato lo stato francese per le politiche islamofobe messe in atto contro la popolazione musulmana del paese.

Il governo francese spesso bolla coloro che lo criticano come estremisti, islamisti o islamo-gauchisti quando mettono sotto accusa le politiche statali che cercano di regolare il modo in cui i musulmani francesi debbano praticare l’Islam.

Secondo il commissario UE per l’Uguaglianza, l’incontro con FEMYSO mirava a discutere “la situazione dei giovani musulmani in Europa e le provocazioni subite a causa di stereotipi, discriminazioni e odio vero e proprio”.

Il segretario di Stato francese per l’Europa Clement Beaune ha definito “assurdo” l’incontro dell’UE con FEMYSO, e ha promesso che il governo francese proporrà alla commissione che venga tagliato ogni legame con il movimento studentesco di base.

In risposta agli attacchi del governo francese, FEMYSO si è detta “profondamente delusa nell’osservare che i funzionari del governo francese hanno speso il loro capitale politico e le loro piattaforme per attaccare e delegittimare la nostra organizzazione pan-europea di giovani e studenti, guidata solamente da volontari, invece di cercare di approvare politiche efficaci per aiutare le comunità locali nella ripresa dopo questa devastante pandemia”.

All’inizio di questo mese, il Consiglio d’Europa, un organismo pan-europeo per i diritti umani separato dalla UE, si è ritirato da una campagna che cercava di attirare l’attenzione sulla discriminazione anti-hijab dopo che la Francia l’ha definita “profondamente scioccante”.

Il segretario di Stato francese per la gioventù Sarah El Hairy ha definito la campagna per l’hijab “l’opposto dei valori che la Francia sta difendendo… La Francia ha espresso chiaramente la sua forte disapprovazione della campagna, motivo per cui è stata ritirata”.

FEMYSO, che aveva collaborato con il Consiglio d’Europa in quella campagna, ha attaccato la posizione ipocrita della Francia e ha ribadito i suoi “doppi standard quando si tratta di diritti umani, promuovendo la libertà solo per alcune comunità e soprattutto per quelle non musulmane”.

Gli ultimi attacchi della Francia lanciati contro FEMYSO non sono da considerarsi “attacchi casuali”, ha affermato il presidente dell’organizzazione Hande Taner.

“Con le imminenti elezioni in Francia, questo attacco ingiustificato è da considerarsi nient’altro che un metodo per legittimare le ideologie di destra di questi individui, al fine di placare gli ideologi razzisti di estrema destra che hanno come obiettivo dividere le nostre società”, ha affermato Taner.

“Il fatto di colpire FEMYSO non è altro che un contributo attivo alla riduzione dello spazio civico e un attacco ai difensori dei diritti umani”, ha aggiunto nella dichiarazione.

All’inizio di quest’anno, il ministro degli interni di destra francese, Gerald Darmanin, ha annunciato su Twitter che si sta muovendo contro una casa editrice musulmana con l’accusa di aver venduto libri che promuovono la storia islamica parlando di figure islamiche importanti che hanno combattuto in nome della fede.

Nel dicembre 2020, sempre il ministro dell’Interno francese di destra Gerald Darmanin, ha sciolto il Collettivo Contro l’Islamofobia in Francia (CCIF) sulla base del fatto che il suo lavoro, combattendo contro l’islamofobia diffusa nel paese, costituiva una minaccia per lo stato.

All’inizio di quest’anno, il governo di Macron ha fatto pressioni sulla comunità islamica affinché adottasse una cosiddetta “Carta degli Imam”.

Nell’articolo 9, la Carta stabilisce che la “denuncia di presunto razzismo di Stato” sarà considerata un atto di “diffamazione”. Il documento è arrivato fino a dire che parlare di razzismo di stato “esacerba sia l’odio anti-islamico che l’odio anti-Francia”.

Il documento cerca anche di vietare alle moschee di impegnarsi in “discorsi politici su conflitti esteri”.

Le discussioni sulle ingiustizie politiche nel mondo, le crisi umanitarie in Palestina o in Mali, luoghi in cui la Francia si trova in una posizione poco lusinghiera, potrebbero essere considerate una forma di estremismo o, peggio, di separatismo. Inoltre, nelle moschee saranno vietati anche i discorsi ritenuti “ostili alla politica estera francese”.